Meneghino.

Meneghino (in milanese Meneghin) è una maschera presente nella commedia artistica tipicamente teatrale che viene associata alla città di Milano.

Il nome “Meneghino” è un diminutivo del più famoso e diffuso nome Domenico.

La scelta di questo nome non è casuale, bensì è da ricercare nel fatto che all’epoca i signori più facoltosi soprattutto di Milano, potevano permettersi molti domestici mentre i nobili che non avevano la possibilità di mantenere un domestico fisso, almeno il giorno della domenica, assumevano un domestico pagato per l’intera giornata. 

Ad esempio per andare a messa il Domenichino era colui che apriva la porta della carrozza al suo arrivo e aiutava i signori a scendere. 

Perciò questo personaggio teatrale viene associato alla città di Milano proprio perché presenta tipici tratti caratteristici della figura del Domenichino, al servizio dei signori. 

  
Spilla di latta, con i ritratti di Meneghino e Cecca, del Carnevalone 1885

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Segnali di guerra.

Sui muri di molti palazzi a Milano, principalmente nelle zone risparmiate dalle ristrutturazioni avvenute nel dopoguerra, si possono ancora oggi scorgere segni risalenti al periodo dei conflitti, ad esempio il simbolo riportante una “R” indicava gli ingressi ai rifugi antiaerei e le frecce accompagnate dalle lettere “US” indicavano invece le uscite di sicurezza dei rifugi. 
Le scritte sono molto abbondanti nella zona compresa tra via Archimede, via Piolti De’ Bianchi e corso Indipendenza, ma purtroppo stanno scomparendo rapidamente, portando con loro, ricordi e avvenimenti che hanno segnato il passato ma sono destinati a non interessare le menti dei futuri giovani.
   
 

I proverbi meneghini.

I proverbi sono molto comuni nel dialetto meneghino, soprattutto tra i milanesi doc. 
Eccone alcuni:

  • L’erba di alter l’è semper la pussee bona = L’erba del vicino è sempre più verde.
  • El Signor prima ja fa e poeu ja combina = Il Signore prima li fa, poi li mette insieme.
  • Voeuja de lavorà saltom addòss che mì me spòsti = Voglia di lavorare saltami addosso che io mi sposto.
  • La bocca l’è minga stracca se la sa nò de vacca = La bocca non è stanca se non sa di vacca. (Il detto indica, il modo in cui anticamente il formaggio costituiva la portata finale del pasto, perciò il senso di fame non può essere placato finché non si è gustato qualche tipo di latticino come dessert).
  • Fa via la nev e mazaà la gent a l’è un laura’ per nient = Spalare la neve ed ammazzare la gente è un lavoro inutile. (Tanto la neve si scioglie da sola e la gente muore naturalmente).
  • Te seet andaa a scoeul de giovedì = Sei andato a scuola di giovedì. (Alcuni decenni fa il giovedì non si andava a scuola, e per questo dire a una persona che è andata a scuola solo di giovedì è come dire che è uno stolto).
  • Zucca e melon, a la soa stagion = Zucca e melone, a ognuno la sua stagione. (È utilizzato quando si vuole indicare di fare qualcosa in tempi opportuni).
  • Gatta inguantada la ciappa minga i ratt = Gatta coi guanti non prende i topi. (Indica che spesso coi metodi gentili e cauti si ottiene poco).
  • L’acqua l’ha faa i oeuv, el gh’ha inscì de pioeuv = L’acqua fa le uova, ne ha ancora tanto per piovere.(Utilizzato in condizioni come acquazzoni, ove le “uova” non sono altro che le gocce grosse di pioggia al momento della loro “esplosione” al contatto con il terreno).
  • Te gh’ee l’oeucc pussee grand del boeucc = Hai l’occhio più grande dello stomaco. (Detto di chi serve di più cibo di quanto ne può mangiare. In alcuni casi è utilizzato per definire chi fa “il passo più lungo della gamba”).
  • A Milan i murön fan l’uga A Milano i gelsi fanno l’uva, ricalcato sul detto I murun fan minga l’uga (i gelsi non fan l’uva) per dire che a Milano ogni cosa è possibile.

  

  

Il teatro alla scala.

Il Teatro alla Scala di Milano è uno dei teatri più famosi al mondo infatti da oltre duecento anni ospita artisti internazionalmente riconosciuti, ed ha portato in scena opere di straordinaria fama e bellezza. Ãˆ situato nell’omonima piazza, affiancato dal Casino Ricordi, oggi sede del Museo teatrale alla Scala, che raccoglie molti reperti storici e testimonianze illustri, riguardanti il famoso teatro meneghino.

Quest’ultimo deve il suo nome alla Chiesa di Santa Maria alla Scala che a sua volta fu così intitolata in onore della committente, la Regina della Scala. 

La chiesa fu demolita alla fine del XVIII secolo per far posto al teatro, ufficialmente inaugurato il 3 agosto 1778 con l’opera ” L’Europa riconosciuta- dramma per musica” composto per l’occasione da Antonio Salieri.

A partire dall’anno di fondazione è sede dell’omonimo coro, dell’orchestra e del corpo di Ballo, che accompagnano l’esecuzione delle suggestive opere teatrali ma dal 1982 è casa anche della suggestiva Filarmonica di Milano.

Le prime strutture deputate all’opera a Milano furono i teatri di corte che erano ubicati nel cortile di Palazzo Reale: un primo salone intitolato a Margherita d’Austria-Stiria, moglie di Filippo III di Spagna, eretto nel 1598 e distrutto da un incendio il 5 gennaio 1708 e il Regio Ducal Teatro, costruito nove anni dopo con il contributo della nobiltà milanese su progetto di Gian Domenico Barbieri. 

Se si ha l’occasione di poter ammirare un’opera al teatro alla scala di Milano, non potete assolutamente non restare a bocca aperta; è un’esperienza magica e suggestiva, capace di catapultarvi in un mondo pieno di musica e bellezza, che vi farà immedesimare nelle varie opere in uno scenario ricco di suntuosità è rilevante importanza storica. 

 Il balletto:

  
    
L’interno del teatro:

 

Il risotto al panettone.

-Ingredienti per 2 persone:

  • 160 g di riso Arborio
  • 60 g di burro
  • 100 g di panettone (precedentemente sbriciolato)
  • 1 L circa di brodo vegetale 
  • 60 g di parmigiano grattugiato
  • 1 g di paprika piccante
  • erba cipollina fresca (tagliata a rondelle)
  • qualche bacca di pepe rosa

-Preparazione:

Versare il riso in una larga padella antiaderente e farlo tostare a fiamma media per 3-4 minuti.

Aggiungere 20 g di burro e quando sarà sciolto unire 80 g di panettone precedentemente sbriciolato. 

Far tostare il tutto per qualche minuto.

Versare circa 1/4 del brodo, mescolando delicatamente e portare a cottura il riso aggiungendo il brodo poco per volta, fino a completo assorbimento.

Aggiungere la paprika piccante (le dosi sono indicative e soggettive,in base alla preferenza di una pietanza più o meno piccante), mantecare il riso con il burro rimasto, il parmigiano e regolare di sale.

Nel frattempo tostare il panettone restante, in una padella antiaderente su fuoco medio, mescolando spesso, finché le briciole non saranno diventate dorate e croccanti, facendole successivamente raffreddare in un piattino.

Disporre il risotto aggiungendo al piatto l’erba cipollina, le briciole di panettone tostate, qualche bacca di pepe rosa e se amate molto il piccante una spruzzata di paprika, che aggiungerà al piatto molto sapore.

  

Terzo Paradiso – La Mela Reintegrata.

L’opera “Terzo Paradiso – La Mela Reintegrata”, realizzata dall’artista Michelangelo Pistoletto con la collaborazione di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, è stata donata alla città di Milano in occasione di Expo 2015, inizialmente era stata ubicata in piazza del duomo dove si presentava rivestita da un tappeto di erba naturale e circondata da oltre 150 balle di paglia disposte a creare il simbolo del Terzo Paradiso, ora invece può essere ammirata davanti alla stazione centrale di Milano.Quest’opera rappresenta una mela di straordinarie dimensioni, morsa e reintegrata da una cucitura metallica, devo dire che suscita un notevole impatto visivo ed emotivo sia per il colore con cui è stata realizzata, cioè un bianco acceso, che contrasta il grigio circostante, sia perché invita a riflettere sulla necessità di nutrire il pianeta in modo sostenibile rispettando la natura e i suoi frutti, creando una profonda armonia tra quest’ultima e le diverse opere umane.

   

 

Crazy Cat Café.

Il “Crazy Cat Café” è il primo locale a Milano interamente dedicato ai nostri amici gatti, infatti potremmo consumare sia delle deliziose bevande come caffè americano, spremute o “cat café”
( un caffè dal gusto unico che viene servito in una adorabile tazza a forma di gatto) che diversi tipi di dolci come torte, muffin e brownies in compagnia dei veri padroni di casa, sei gatti di nome Mina, Bowie (come David), Elvis (come Presley), Freddie (come Mercury), Blondie e Patti (come la Smith) che condivideranno la loro quotidianità con noi, infatti potremmo coccolarli, farli giocare e osservare le loro abitudini, con due sole importantissime regole da seguire: 
–  Non dare da mangiare nulla ai gatti.

–  Non disturbare i gatti in nessun caso.
Recarsi in questo locale è un’esperienza davvero piacevole e molto rilassante, una straordinaria pet therapy a tutti gli effetti! 

Da provare assolutamente se si vuole staccare dallo stress e dagli impegni lavorativi di Milano.

Il locale e qualche cat-dettaglio:

   
 

  
    
    
    
    

    

 

 Deliziosi cat-dessert:

   
   
I nostri amici gatti:

   
    
    
 

200 volte grazie! â¤ï¸

Siamo giunti ad un altro importantissimo traguardo sia per me, personalmente, che naturalmente per il blog! 

Vi ringrazio uno ad uno perché ogni giorno leggendo i miei articoli ed esprimendo le vostre opinioni, idee ed esperienze mi aiutate a crescere come persona, spingendo a migliorare me e gli articoli che scrivo, sempre di più!

Non avrei mai creduto di raggiungere questo risultato in così poco tempo e di essere affiancata da così tanti compagni di viaggio. 

Grazie di tutto cuore.

Jessica.

  

Il risotto alla milanese vegan.

Ricetta vegan del risotto alla milanese.

– Ingredienti per 4 persone:

  •  320 grammi di riso superfino Arborio
  •  50 grammi di burro (o sostituto vegan)
  • mezza cipolla
  • mezzo litro di brodo Vegetale
  • 150 grammi di parmigiano reggiano grattugiato (o sostituto vegan)
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • 1 bustina di zafferano

– Modifiche: 

Se foste vegani è possibile sostituire il burro con il burro di soia e non aggiungere il parmigiano nella ricetta o optare per la versione Vegan.

– Preparazione:

Tritare molto finemente la cipolla e farla appassire in un tegame insieme a 25 g burro a fuoco dolce per 2 minuti.

Versare il riso tostandolo per poco tempo, finché non diventa traslucido, continuando a mescolare.

Sfumare quindi con il vino bianco per 3 minuti circa a fuoco basso finchè il vino sarà totalmente evaporato. 

Aggiungere parte del brodo precedentemente preparato e mescolare. 

Far cuocere il riso aggiungendo del brodo di tanto in tanto permettendo ad ogni aggiunta il completo assorbimento di quest’ultimo.

Una volta cotto il riso, aprire la bustina di zafferano e versare la polvere nel risotto. 

Mescolare il tutto e aggiungere come tocco finale il parmigiano grattugiato e il restante burro (o le loro varianti vegan), mantecando poi sul fuoco per un paio di minuti. Servire caldo.

Questa ricetta permette di gustare a chiunque questo deliziosissimo piatto della tradizione milanese che con qualche modifica, riesce ad adattarsi alle esigenze di tutti gli amanti del buon cibo. 

  

Il risotto alla milanese doc.

La ricetta originale del risotto alla milanese. 

– Ingredienti per 4 persone:

  • 400 g di riso carnaroli
  •  1/2 cipolla bianca
  •  un bicchiere di vino bianco fermo
  •  2 buste di zafferano 
  •  olio extra vergine di oliva 
  •  240g di burro Parmigiano Reggiano o Grana Padano (grattugiato) 
  •  un buon brodo di carne

– Preparazione:
Preparare un soffritto con olio, poco burro e cipolla (tritata a pezzettini, molto piccoli e sottili).

Quando tutto è ben tostato buttare il riso, amalgamare bene e sfumare con il vino bianco. 
Aggiungere quindi il brodo (in cui sono già state sciolte le bustine di  zafferano) e continuare la cottura per circa 15 minuti. 

Mantecare al riso (non sul fuoco), burro appena tolto dal frigorifero e parmigiano reggiano abbondante.

– Composizione del piatto:

Servire nel piatto, con l’eventuale aggiunta di un buon midollo per arrichire il sapore del risotto.

– I segreti della preparazione:

  • Un buon brodo di carne è fondamentale per dare un sapore deciso al nostro piatto.
  •  Una mantecatura con gran quantità di formaggio Parmigiano o Grana e burro ben freddo, fa sì di attribuire al risotto la cremosità perfetta. 

Questa è la ricetta tradizionale del tanto amato risotto alla milanese, che personalmente adoro cucinare e gustare in tutti i periodi dell’anno.