Belloveso e la nascita della città di Milano.

Circa 600 anni prima della nascita di Gesù Cristo, viveva al di là delle Alpi, un re-pastore chiamato Ambigato.
Una sera, sul finire dell’inverno, alla luce oscillante di una torcia, Ambigato se ne stava seduto pensieroso sotto la sua tenda di pelli, in compagnia dei nipoti Belloveso e Segoveso, giovani dall’aspetto bello e forte e dai lunghi capelli color del rame.
Bevevano in silenzio, mentre la pioggia continuava impetuosa e monotona.
Ad un tratto la voce del vecchio Re ruppe il silenzio:
“Non si può vivere qui”
-disse con voce accorata.
“I pascoli scarseggiano e noi siamo in troppi. Dobbiamo cercare nuove terre per noi e nuovi pascoli per le nostre bestie. Fossi più giovane partirei io! La terra c’è. Sta a noi rifiutarla e morire, oppure cercarla e vivere.”
Ambigato tacque per un istante, poi riprese:
“Dai montanari ho sentito parlare di una terra
fertilissima dove il sole è più caldo e più vivo del nostro. Questa
terra si trova ad oriente, al di là delle grandi montagne bianche.”
A mano a mano che il vecchio parlava, gli sguardi di Belloveso e di Segoveso s’illuminavano. Il vecchio non aveva finito di parlare che i giovani già avevano deciso di partire.
Segoveso si avviò verso la Germania, Belloveso pensò di avviarsi verso le contrade d’Italia.
La voce si sparse e tre mesi dopo, al momento della partenza, molti uomini di altre tribù con le loro famiglie, si recarono all’accampamento di Ambigato per seguire i due nipoti.
Così un bel giorno, smontate le tende e abbandonate le capanne, tutto fu caricato sui carri.
Quella di Belloveso non era più una tribù, ma una vera moltitudine (circa 130 mila) di persone: uomini, donne e bambini,
pronta ad iniziare il grande viaggio verso una nuova e ricca terra.
Il viaggio non fu facile, immense difficoltà si presentarono ai viaggiatori, ritardandone la marcia: tempeste di neve, burroni profondi, picchi che sembravano inaccessibili.
Non poche volte Belloveso fu sul punto di tornare indietro.
Allora gli ritornavano in mente le parole del vecchio re-pastore
«La terra c’è. Sta a noi rifiutarla e morire, oppure cercarla e vivere».
E riprendeva coraggio, mentre nuove forze lo spingevano, con tutti i suoi, verso oriente.
Finalmente, all’alba d’una rosea mattina, ecco apparire l’immensa pianura: la Pianura Padana.
Scesi a valle, i Galli ebbero un primo scontro con i Taurini, poi combatterono e respinsero gli Etruschi, che già occupavano il centro di quel vasto territorio, quindi arrivarono nella zona che corrisponde all’odierna Provincia di Milano e precisamente in una località chiamata Agro degli Insubri.
Qui il paesaggio non era molto attraente: paludi ed acquitrini dominavano ovunque e già Belloveso stava per proseguire, quando il capo degli Equi (una delle tribù venute con lui) si fece avanti, dicendo:
“Grande Belloveso, fermiamoci qui. Il nome di questo territorio è lo stesso del paese dal quale io sono partito. Ci porterà fortuna.”
La cosa sembrò a Belloveso di buon auspicio per cui decise di fermarsi.
Così, quasi al centro della terra occupata (che si chiamava Insubria) i Galli innalzarono una rustica borgata, cui venne dato il nome di Midland (nome già usato per altre località della Gallia e che significava « in mezzo alla terra »), cioè in mezzo alla regione occupata, da cui nacque la più conosciuta città che successivamente prese il nome di Milano.
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