Le origini storiche del limone.

Originario dell’Asia, la sua culla è l’India.

Rivestito di una scorza di colore caldo, il limone, ricco di virtù incomparabili, si presenta come un mago d’oriente.

Scoperto sui contrafforti dell’Himalaya, emigrò poi nella Media e nella Mesopotamia, in quel vasto paese posto fra due fiumi, il Tigri e l’Eufrate.

Gli ebrei, durante la carestia di Babilonia, impararono a coltivarlo e lo importarono in Palestina.

Con l’avvento dell’Impero Romano in Oriente, la coltivazione fu introdotta nella stessa Roma.

Tuttavia la coltura del limone si diffuse in Italia solo nel IV secolo e, nel Medioevo, raggiunse la Spagna e la Francia.

Verso la fine del X secolo, l’uso medicinale del limone cominciò a diffondersi anche nei paesi musulmani, fino nel Magreb.

Ibn Sina Avicenna, principe dei medici, ne prescrisse l’uso contro l’ittero, le palpitazioni febbrili, i malesseri delle donne incinte, le dispepsie e il vomito.

Oggi il frutto ha perso i suoi pregi leggendari, ma si può dire che ha guadagnato i suoi titoli scientifici, clinici e biochimici.

Hanno messo in evidenza l’azione batteriologica e batteriostatica dei suoi componenti acidi, gli effetti della vitamina C sull’integrità dei tessuti e la trasformazione dei sali acidi in carboidrati alcalini per ossidazione.

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