Street Art in giro per Milano.

Alcune delle opere di street art presenti in diverse zone di Milano:


 

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La statua di San Bartolomeo.

Tra le statue più strane di Milano, è sicuramente presente quella a opera di Marco d’Agrate, raffigurante San Bartolomeo scorticato, con la pelle gettata sulle spalle come se fosse un mantello.

La statua inizialmente si trovava all’esterno del Duomo, ma fu posta in chiesa poiché spaventava i bambini e i passanti più sensibili, ora invece si trova, entrando dalla porta laterale del duomo subito sulla destra.

Tra le decorazioni esterne sono presenti diverse figure particolari come ad esempio teste di esseri mostruosi, talvolta demoni.

Queste decorazioni venivano lasciate alla fantasia dei singoli scalpellini e sono tutte uniche e diverse tra loro.

Secondo una leggenda il demonio comparve in sogno a Gian Galeazzo Visconti, ordinandogli di edificare un tempio al diavolo, da qui la decisione di inserire le figure demoniache, in realtà era comune nella tradizione medievale raffigurare mostri e demoni per spaventare le forze del male.

Quando la cultura incontra l’arte – parte 3.

Terza e ultima parte delle opere esposte presso l’Università Bocconi di Milano.


Rodolfo Aricò nasce a Milano il 3 giugno 1930. 

Tra il 1946 e il 1950, frequenta il Liceo Artistico di Brera, dove ha come professore di Storia dell’arte Guido Ballo, e poi sino al 1955 la Facoltà di Architettura al Politecnico di Milano. 

In questi anni alterna studi ed esperienze di pittura all’interesse per l’Architettura.

Il suo percorso è sempre stato leggermente diverso rispetto alle mode e agli stili dominanti, e anche grazie a ciò, i lavori esposti rimangono interessanti non solo come testimonianza storica.

Quella di Aricò infatti è un’opera che mescola amori e infedeltà, rispetto e tradimento ben dosati e consapevoli che creano un connubio vincente e ben riuscito.

Sonia Costantini nasce in provincia di Mantova, città dove vive e lavora. 

Inizia ad esporre le sue opere nei primi anni ‘80. 

Sin dall’inizio la sua ricerca artistica è indirizzata alla pratica della pittura, sperimentando varie tecniche. 

Nel 1986, dopo la partecipazione al “37° Salon de la Jeune Peinture” di Parigi, il suo lavoro va precisandosi sempre più come indagine tesa a sviscerare i valori luministici della materia pittorica. 

Sono anni in cui il lavoro si concentra sempre più verso una pittura di un unico colore, dove lo sguardo si intensifica a sondare la percezione della luce dentro la pasta cromatica. 

L’ultimo decennio la vede impegnata a chiarire definitivamente l’ambito della propria ricerca, privilegiando il colore come valore assoluto.

Quando la cultura incontra l’arte – parte 2.

La seconda parte delle opere esposte presso l’Università Bocconi di Milano.

Negli ultimi due anni di vita l’esigenza di tornare a plasmare le argille ha indotto Giuseppe Spagnulo a ritrovare la passione per la scultura, ripercorrendo i sentieri originari della sua iniziazione artistica, quando molto giovane, nella fornace della bottega del padre, a sua volta maestro vasaio a Grottaglie (in Puglia), elaborava le prime crete, avviandosi lungo un percorso che lo avrebbe poi condotto a studi più disciplinati all’Istituto della Ceramica di Faenza, centro vitale per la sperimentazione sui materiali ad “alta temperatura” di cui è un esempio lampante e suggestivo proprio l’opera presa in esame, dal titolo “ Rosa dei venti” (Materiale: terracotta ingobbiata, ossido di ferro e ossido di rame).

Quest’opera è un esempio significativo di come la fotofrafia possa trasmettere sensazioni e percezioni proprio come una qualsiasi altra opera artistica.
La fotografia può essere definita infatti come parte integrante dell’arte contemporanea.

L’artista italo-argentino Antonio Trotta, può essere considerato uno dei maggiori esponenti dell’arte internazionale degli ultimi cinquant’anni. 

Trotta infatti  Ã¨ un artista poliedrico che, fin dalla seconda metà degli anni sessanta, ha ricercato, immaginato, costruito un linguaggio proprio, con proprie caratteristiche: coerente, anticipatore, spesso solitario ma sempre libero da condizionamenti esterni. 

Un linguaggio che appartiene a un universo mentale che non si lascia imprigionare da categorie chiuse o vincolanti ma resta saldo ai suoi principi e convizioni. 

Il suo linguaggio ha espanso i confini di innumerevoli campi di ricerca: performance, video, parole, fotografia, installazioni ambientali e scultura.
Quest’opera a mio avviso estremamente significativa è solo uno degli esempi con cui è possibile esprimere il pensiero di questo grande artista.

Quando la cultura incontra l’arte – parte 1.

L’università Bocconi di Milano mette a disposizione negli appositi saloni dedicati o comunque negli spazi con maggior afflusso di persone, una vastissima collezione di opere e installazione davvero suggestive e particolari, eccone alcune:

Immaginate un segno e fatelo vostro. Ripetetelo in continuazione, come un mantra.

Il segno di Turi Simeti è come si può notare delle sue opere, l’ellisse, elemento base da cui muove tutta la sua grande opera e corrente artistica. 

I suoi primi lavori sono riconducibili agli anni Settanta e da allora nasce una sorta di comunicazione personale con il mondo dell’arte, tralasciando del tutto i codici artistici e le mode fino ad allora esistite, dando vita invece ad un linguaggio composto dalla monocromia e dal rilievo, lasciando sempre la forma geometrica dell’ellisse alla base di ogni sua opera. 

Un’opera imponente ed estremamente suggestiva, perfetta armonia di colori e forme in una disposizione davvero riuscita.


L’opera di Andrei Molodkin è costantemente caratterizzata  da una dimensione poetica politico-ideologica che si serve con uguale intensità di materiali tra loro diversi, quali ad esempio: petrolio, inchiostro o sangue, per articolare l’idea narrativa e il racconto dell’artista: l’economia come un’entità significativa della costruzione simbolica, economica e culturale occidentale.

  

L’evoluzione stilistica dell’artista si è spinta recentemente su di un versante sempre più concettuale, che mira comunque alla continua ricerca di un dialogo con lo spettatore attraverso l’impatto emozionale, suscitato dalle proprie opere. 

Bla Bla Bla

L’artista in questione è Fabrizio Dusi, nato a Sondrio nel 1974, ha studiato ceramica presso la scuola Cova di Milano nel 2003.

Dal 2005 ha un laboratorio artistico personale a Milano, dove attualmente lavora.

Dalla ceramica passa alla pittura, contaminando spesso le due tecniche, oltre a sperimentare l’uso di materiali quali il legno, il plexiglas ed il neon.

Quest’opera attualmente esposta presso l’Università Bocconi di Milano, prende parte al progetto ‘bla bla bla-parole vane’: che indica la mancanza di dialogo tra le persone.

Trovo che quest’opera nella sua semplicità sia estremamente significativa e naturalmente molto suggestiva.

Il castello sforzesco.

Il Castello Sforzesco è uno dei simboli principali della città di Milano e della sua storia. 

Fu costruito nel XV secolo da Francesco Sforza, divenuto da poco Duca di Milano, sui resti di una precedente fortificazione risalente circa al XIV secolo nota come Castrum Porte Jovis (Castello di porta Giovia), e nei secoli ha subito notevoli trasformazioni e migliorie, così come i giardini e gli spazi circostanti al castello.

Fra il Cinquecento e il Seicento era considerata come una delle principali cittadelle militari d’Europa, costituendo un vero e proprio fulcro dell’apparato difensivo della città.

Il castello venne restaurato in stile storicista (stile mantenuto fino ai giorni nostri) da Luca Beltrami tra il 1890 e il 1905, ora è sede di importanti istituzioni culturali, una delle mete turistiche più famose e apprezzate nella città meneghina e inoltre rappresenta uno dei castelli più grandi e rinomati d’Europa.


Una foto storica del castello, visto dall’alto: