L’Isola di Stromboli.

Stromboli è un’isola italiana appartenente all’arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia.

Posta nel bacino Tirreno del mar Mediterraneo occidentale, l’isola è la più settentrionale delle Eolie e si estende su una superficie di 12,2 km².

Sull’isola è presente il vulcano omonimo.

A poche centinaia di metri a nord-est dell’isola di Stromboli si trova il collo vulcanico di Strombolicchio, residuo di un antico camino vulcanico.

L’isolotto ospita un faro della Marina, disabitato e automatizzato.

Alcune fotografie scattate sull’isola di Stromboli:

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Patti.

Patti è un comune italiano di 13.266 abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia.

Situata su una doppia collina a ridosso del mar Tirreno, Patti si trova al centro dell’omonimo golfo che va da capo Milazzo a capo Calavà.

È il quarto comune più popoloso della città metropolitana di Messina, dopo il capoluogo e i centri di Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo.

La città, oltre a essere sede storica di numerose istituzioni, uffici amministrativi e servizi d’interesse pubblico, è anche sede di distretto giudiziario e sede vescovile della diocesi di Patti, una delle più antiche di Sicilia, che comprende i 41 comuni dell’area messinese da Oliveri a Tusa.

Alcune fotografie scattate a Patti:

 

L’Isola di Panarea.

Panarea è un’isola italiana appartenente all’arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia.

Amministrativamente appartiene a Lipari, comune italiano della città metropolitana di Messina, di cui costituisce una frazione di 241 abitanti, suddivisa nei centri di San Pietro (il principale approdo), Ditella e Drauto.

È l’isola più piccola e la meno elevata dell’arcipelago eoliano, nonché la più antica, e con gli isolotti di Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera e gli scogli dei Panarelli e delle Formiche, costituisce un microarcipelago fra Lipari e l’isola di Stromboli posto su un unico basamento sottomarino.

Alcune fotografie scattate sull’isola di Panarea:

 

 

Curiosità sulla Sicilia – Parte 2.

  1. Nel 1130 nel Regno di Sicilia veniva istituito il primo Parlamento del mondo ed era ripartito in tre bracci: aristocratico, ecclesiastico e demaniale.
  2. In Sicilia il Carnevale è una ricorrenza molto sentita; per esempio nelle strade di Aci Reale, dieci giorni prima del Martedì Grasso, tradizionali poeti definiti “minatizzi”,decantano in dialetto i loro versi.
  3. Nei primi del 1400, per mano di due medici catanesi, Gustavo ed Antonio Branca, nasceva in Sicilia la chirurgia plastica, come procedura risolutiva per deformazioni e mutilazioni.
  4. Il Regno di Sicilia fu uno Stato indipendente per 686 anni.
  5. La Sicilia ospita la maggioranza dei climi presenti tra Europa e Africa settentrionale. Dal clima alpino, con veri e propri ghiacciai perenni sull’Etna, fino a pianure assolate coperte di dune, come nel deserto del Sahara.
  6.  Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, con la sua area di 1300 ettari, è il sito archeologico più esteso al mondo.
  7. La Sicilia è una terra cantata da moltissimi poeti e filosofi. A tal proposito, il famoso filosofo Goethe affermava: ”L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna dello spirito. Qui è la chiave di ogni cosa”.

Milazzo.

Milazzo è un comune italiano di 31.259 abitanti situato nella città metropolitana di Messina, in Sicilia.

Dopo Messina e la vicina Barcellona Pozzo di Gotto è il terzo comune per popolazione della città metropolitana, nonché uno dei più densamente popolati, dietro ai Giardini-Naxos e a Torregrotta.

La città è posta tra due golfi, quello di Milazzo a est e quello di Patti a ovest.

Alcune fotografie scattate a Milazzo:

 

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7 Curiosità sulla Sicilia – Parte 1.

  1. La festa di Sant’Agata a Catania è uno degli eventi religiosi più importanti al mondo. Dal 3 al 5 febbraio di ogni anno, la città si ferma e ospita una serie di processioni, tradizioni folkloristiche e religiose per tutta la città, che coinvolgono sia gente del luogo che turisti.
  2. La Sicilia conta ben 8 patrimoni UNESCO.
  3. Messina è stata colpita da tre terremoti particolarmente distruttivi: nel 1783, nel 1908 e nel 1975. Quello del 1908, in particolare, è considerato uno degli eventi più distruttivi del XX secolo perché rase al suolo l’intera città e uccise circa 100.000 abitanti.
  4. La bandiera dell’isola è la più antica e duratura del mondo.
  5. La bandiera siciliana rappresenta la Trinacria, figura mitologica legata ad antichissimi culti siculi e minoici.
  6. I colori della bandiera: il rosso e il giallo, sono i colori di Palermo e Corleone.
  7. La bandiera fu innalzata per la prima volta nel 1282 durante la rivoluzione del Vespro.

La leggenda dei giganti: Mata e Grifone. – Messina 

Una delle tappe affrontate durante il mio “tour siciliano” è stata Messina.Proprio in questa splendida località ho potuto osservare i famosi Giganti di Messina, rappresentanti solitamente come una donna bianca di nome Mata e un guerriero nero di nome Grifone, due fantocci molto alti di cartapesta che vengono portati a spalla o trainati, danzando al ritmo di tamburi, per le vie di Messina, in occasione di festività cattoliche molto belle e suggestive.

I giganti sono identificati nei leggendari fondatori della città di Messina e da questo deriva la loro importanza nella tradizione folcloristica.

La più attendibile storia sulla nascita dei Giganti è però legata ad un fatto storico realmente accaduto nel 1190.

In tale anno, Riccardo I Re d’Inghilterra, più comunemente conosciuto con il nome di Riccardo Cuor di Leone, giunse a Messina da dove avrebbe dovuto muovere la Terza crociata che era stata indetta da papa Gregorio VIII per liberare dai musulmani il Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Durante la permanenza in città il monarca si accorse però che i messinesi erano privi della libertà perché ancora oppressi e sottomessi dai greci-bizantini.

Essi infatti si erano impossessati di tutte le cariche politiche, civili ed amministrative gestendo la giustizia a loro piacimento con provvedimenti che non tutelavano per nulla il popolo messinese ed inappellabili da chiunque, emanati dalla sicura fortezza di San Salvatore, strategicamente posta all’imbocco del porto. Il Re d’Inghilterra, non volendo usare la forza per soggiogarli, pensò di dimostrare la sua potenza facendo costruire sul colle di Roccaguelfonia, situato proprio di fronte alla fortezza, un imponente castello, che prima ancora della sua inaugurazione, venne battezzato dal popolo col nome di Matagriffon coniando Mata, da Macta (ammazza) e, Griffon da Grifone (ladro).

I greci bizantini dimostrarono di aver inteso il messaggio, abbandonando per sempre la città, così che il popolo messinese potesse riacquistare la tanto sospirata e agognata libertà.

Per festeggiare l’evento e tramandare la storia alle generazioni future, i messinesi portarono nelle più famose piazze il castello di Matagriffon in cartapesta per poi sdoppiarlo sia nel nome che con le sembianze dei fondatori della città.

Li chiamarono “‘A Gigantissa” e “U Giganti”, ma anche Mata e Grifone. In tal modo la colossale coppia divenne l’emblema della loro libertà e l’omaggio agli antichi fondatori. Ai Colossi, rappresentati su due cavalli finemente addobbati, venne nel tempo accostato un finto cammello che veniva bruciato nelle piazze al termine delle feste di metà agosto, per simboleggiare la sconfitta degli empi dominatori saraceni scacciati nel 1060 dalla città dal Conte Ruggero I il Normanno. I Giganti, quali simbolo di libertà, vennero ben presto adottati in molte città siciliane e da alcune della fascia costiera tirrenica ed aspromontana della Calabria che, come Messina, avevano profondamente subito le devastazioni saracene e turche.

Le Rovine di Tindari.

I resti archeologici di Tindari, sono raccolti e conservati poco lontano dallo splendido santuario della Madonna Nera.

I primi scavi si datano al 1838-1839 e furono ripresi tra il 1960 e il 1964 dalla Soprintendenza archeologica di Siracusa e ancora nel 1993, 1996 e 1998 dalla Soprintendenza di Messina, sezione dei beni archeologici.

Sono stati rinvenuti mosaici, sculture e ceramiche, conservati in parte presso il museo locale e in parte presso il Museo archeologico regionale di Palermo.

Uno dei decumani rinvenuti nello scavo, quello superiore doveva essere la strada principale della città: infatti costeggia da un lato il teatro, situato più a monte e scavato nelle pendici dell’altura, e all’altra estremità sfocia nell’agorà, oltre la quale, nella zona più elevata, occupata oggi dal Santuario della Madonna Nera, doveva trovarsi l’acropoli.