INTERNI House in Motion 2018 – Università degli studi di Milano.

Alcune fotografie delle installazioni presenti presso l’università degli studi di Milano, in occasione della mostra/evento “INTERNI House in Motion”:

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INTERNI House in Motion 2018.

In occasione del FuoriSalone 2018, la rivista “Interni” presenta a Milano dal 16 al 28 aprile la mostra/evento “House In Motion”, che riunisce una serie di installazioni sperimentali e interattive per lo spettatore, riguardanti architettura e design.

Giunta quest’anno al ventesimo anniversario (1998-2018), questa mostra ha luogo in tre diverse sedi urbane:

  • L’Università degli Studi di Milano (già Ca’ Granda, XV secolo).
  • L’Orto Botanico di Brera (XVIII secolo).
  • Audi City Lab in Corso Venezia 11 (ex Seminario Arcivescovile, XVI sec.).

Con i seguenti orari di apertura:

  • Università degli Studi di Milano:

Dal 16 al 22 aprile -> dalle ore 10 alle ore 24.

Dal 23 al 27 aprile -> dalle ore 10 alle 22.

Il 28 aprile -> dalle ore 10 alle ore 18.

  • Orto Botanico di Brera:

Dal 16 al 22 aprile -> dalle ore 10 alle ore 23.

Dal 23 al 27 aprile -> dalle 10 alle 22.

Il 28 aprile -> dalle ore 10 alle ore 18.

  • Audi City Lab in Corso Venezia:

Dall’ 11 al 16 aprile -> dalle ore 10 alle ore 24.

Il 17 aprile -> dalle ore 10 alle ore 16.

Dal 18 al 22 aprile -> dalle ore 10 alle ore 24.

Questa mostra/evento viene raccontata sul sito ufficiale come una ricerca che pone attenzione su due temi tanto diversi, quanto correlati tra loro, l’abitare e la mobilità.

Infatti l’idea di casa è intesa in molteplici modi, oltre alla classica abitazione, viene vista nomade e transitoria grazie alla mobilità sempre più incrementata, dovuta alla conseguente necessità di abitazioni temporanee, che accompagnino le nuove opportunità di viaggiare, lavorare, scambiare merci e idee in e con ogni parte del mondo.

Fuorisalone 2018.

Il Fuorisalone 2018 si stà tenendo a Milano dal 17 di aprile e andrà avanti fino al 22 aprile e in sostanza rappresenta l’insieme degli eventi distribuiti in diverse zone di Milano che avvengono in corrispondenza del Salone Internazionale del Mobile.

Sul sito ufficiale del Fuorisalone infatti è possibile accedere ad un calendario comprendente tutti gli eventi disponibili per ogni giorno della durata di questa iniziativa.

Il Fuorisalone non va inteso come una fiera, poichè non ha un’organizzazione centrale, bensì è nato spontaneamente nei primi anni ’80 dalla volontà di aziende attive nel settore dell’arredamento e del design industriale, portandolo nella più famosa città della moda e del design d’Italia, Milano, per ottenere un rapporto ancora più stretto con il pubblico.

Trovo questa iniziativa molto interessante poichè permette sia ai turisti che ai residenti a Milano, di ammirare e “toccare con mano” non solo oggetti di design, ma anche di poter partecipare a diversi progetti, in modo da vedere le nuove idee proposte a 360 gradi.

 

Le ore serene di Milano.

Palazzo Carmagnola a Milano (in via Rovello al numero 2) è un palazzo quattrocentesco, proprietà di Francesco Bussone, conte di Carmagnola (1385-1432), nobile al servizio di Filippo Maria Visconti, signore di Milano.

Alla morte del Carmagnola, la proprietà passò alle figlie ma presto, nel 1485 il Palazzo venne confiscato e affidato alla Camera Ducale meneghina.

Nel 1494 ne rivendicò la proprietà Lodovico il Moro, il quale lo fece restaurare totalmente.

Secondo alcune fonti presero parte ai lavori di restauro anche Leonardo e Bramante.

Leonardo potrebbe essere inoltre anche l’artefice di un segreto custodito nel palazzo; nel secondo cortile provenendo da via Rovello infatti, è rappresentata sul terreno una particolare meridiana con allegata una scritta che recita “Horam non numero nisi serenam” cioè “non conto che le ore serene”.

Questa iscrizione può avere molteplici significati, applicabili in base al contesto: lo gnomone com’è solito, non può segnare le ore se non con il sole, ossia quando il tempo è  sereno, quindi ci si augura che anche al padrone della meridiana le ore siano serene.

Tulipani Italiani.

Tulipani Italiani è un’idea nata da Edwin e Nitsuhe, una coppia olandese che ha deciso di creare il primo giardino di tulipani in Italia, precisamente a Cornaredo (in provincia di Milano).

Questo giardino è uno spazio aperto a tutti, sia in settimana che nei week-end, 7 giorni su 7 dalle 9 fino alle 19:30 (l’ultimo ingresso giornaliero consentito è quello delle 19:00).

L’entrata avviene previo pagamento anticipato di un buono dal costo di 3.00 euro, che consentirà di raccogliere 2 tulipani, che potranno essere scelti personalmente sul campo durante la visita.

I buoni possono essere acquistati in modi differenti a seconda del giorno di ingresso:

  • Da lunedì a mercoledì si acquista il buono per l’ingresso direttamente sul campo.
  • Da giovedì a domenica è necessario acquistare i buoni in anticipo on-line sul sito oppure al campo presso il corner Info & Prenotazioni dal lunedì al mercoledì.

I bambini accompagnati sotto i 4 anni non pagano, mentre per gruppi e scolaresche è necessaria la prenotazione tramite mail all’indirizzo pr@tulipani-italiani.it

Ogni tulipano in aggiunta ai due compresi nell’ingresso, ha il costo di 1.50 euro: i fiori possono essere recisi direttamente con le mani, mentre sia i secchi che i cestini per riporre i tulipani raccolti saranno forniti direttamente sul luogo.

Presso il gazebo Conteggio e Confezionamento il personale provvederà a contare i tulipani, staccare gli eventuali bulbi rimasti attaccati allo stelo e preparare il mazzo da portare a casa.

Il campo di Tulipani Italiani è aperto da martedì 27 Marzo alle ore 14.00 e sarà visitabile fino alla fine di Aprile.

Edwin e Nitshue hanno fatto sapere che “i primi giorni di apertura ci saranno pochi tulipani in fiore. La piena fioritura sarà probabilmente visibile dal 30 marzo al 10-15 aprile”, quindi proprio in questi giorni.

Consiglio a chi ama i fiori e la natura di visitare questo bellissimo campo fiorito, per poter apprezzare i moltissimi colori e le molteplici differenze che caratterizzano ogni singolo tulipano.

Belloveso e la nascita della città di Milano.

Circa 600 anni prima della nascita di Gesù Cristo, viveva al di là delle Alpi, un re-pastore chiamato Ambigato.
Una sera, sul finire dell’inverno, alla luce oscillante di una torcia, Ambigato se ne stava seduto pensieroso sotto la sua tenda di pelli, in compagnia dei nipoti Belloveso e Segoveso, giovani dall’aspetto bello e forte e dai lunghi capelli color del rame.
Bevevano in silenzio, mentre la pioggia continuava impetuosa e monotona.
Ad un tratto la voce del vecchio Re ruppe il silenzio:
“Non si può vivere qui”
-disse con voce accorata.
“I pascoli scarseggiano e noi siamo in troppi. Dobbiamo cercare nuove terre per noi e nuovi pascoli per le nostre bestie. Fossi più giovane partirei io! La terra c’è. Sta a noi rifiutarla e morire, oppure cercarla e vivere.”
Ambigato tacque per un istante, poi riprese:
“Dai montanari ho sentito parlare di una terra
fertilissima dove il sole è più caldo e più vivo del nostro. Questa
terra si trova ad oriente, al di là delle grandi montagne bianche.”
A mano a mano che il vecchio parlava, gli sguardi di Belloveso e di Segoveso s’illuminavano. Il vecchio non aveva finito di parlare che i giovani già avevano deciso di partire.
Segoveso si avviò verso la Germania, Belloveso pensò di avviarsi verso le contrade d’Italia.
La voce si sparse e tre mesi dopo, al momento della partenza, molti uomini di altre tribù con le loro famiglie, si recarono all’accampamento di Ambigato per seguire i due nipoti.
Così un bel giorno, smontate le tende e abbandonate le capanne, tutto fu caricato sui carri.
Quella di Belloveso non era più una tribù, ma una vera moltitudine (circa 130 mila) di persone: uomini, donne e bambini,
pronta ad iniziare il grande viaggio verso una nuova e ricca terra.
Il viaggio non fu facile, immense difficoltà si presentarono ai viaggiatori, ritardandone la marcia: tempeste di neve, burroni profondi, picchi che sembravano inaccessibili.
Non poche volte Belloveso fu sul punto di tornare indietro.
Allora gli ritornavano in mente le parole del vecchio re-pastore
«La terra c’è. Sta a noi rifiutarla e morire, oppure cercarla e vivere».
E riprendeva coraggio, mentre nuove forze lo spingevano, con tutti i suoi, verso oriente.
Finalmente, all’alba d’una rosea mattina, ecco apparire l’immensa pianura: la Pianura Padana.
Scesi a valle, i Galli ebbero un primo scontro con i Taurini, poi combatterono e respinsero gli Etruschi, che già occupavano il centro di quel vasto territorio, quindi arrivarono nella zona che corrisponde all’odierna Provincia di Milano e precisamente in una località chiamata Agro degli Insubri.
Qui il paesaggio non era molto attraente: paludi ed acquitrini dominavano ovunque e già Belloveso stava per proseguire, quando il capo degli Equi (una delle tribù venute con lui) si fece avanti, dicendo:
“Grande Belloveso, fermiamoci qui. Il nome di questo territorio è lo stesso del paese dal quale io sono partito. Ci porterà fortuna.”
La cosa sembrò a Belloveso di buon auspicio per cui decise di fermarsi.
Così, quasi al centro della terra occupata (che si chiamava Insubria) i Galli innalzarono una rustica borgata, cui venne dato il nome di Midland (nome già usato per altre località della Gallia e che significava « in mezzo alla terra »), cioè in mezzo alla regione occupata, da cui nacque la più conosciuta città che successivamente prese il nome di Milano.

La Fondazione Prada.

La Fondazione Prada, presieduta da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, è un’istituzione dedicata alla cultura e all’arte contemporanea.

Attualmente ha due sedi: a Milano e a Venezia.

La sede di Milano è situata in Largo Isarco, nella zona sud di Milano.

La Fondazione Prada, progettata dallo studio di architettura OMA, guidato da Rem Koolhaas, espone e condivide l’arte con il pubblico, sviluppandosi su una superficie totale di 19.000 m2.
Caratterizzata da un’articolata configurazione architettonica che combina edifici preesistenti a tre nuove costruzioni (Podium, Cinema e Torre), è il risultato della trasformazione di una distilleria risalente ai primi decenni del Novecento.

Nel progetto di OMA coesistono quindi due dimensioni: l’opera di conservazione e l’ideazione di una nuova architettura che, pur rimanendo distinte, si confrontano in un processo di continua interazione e mescolamento, creando a mio avviso un mix unico e davvero suggestivo.

 

 

Tredesin de marz.

L’Antica festa del “Tredesin de Marz” nasce nella notte dei tempi ed ha origini prettamente celtiche.

Secondo un’antica leggenda, il 13 marzo dell’anno 52 d.C. San Barnaba predicò il vangelo di Cristo in una radura poco fuori Milano, una località dove era ancora viva la tradizione celtica e nella quale alcuni cittadini si erano riuniti, a quanto pare per una celebrazione attorno ad una pietra forata con tredici raggi incisi, rappresentante il cuore vivo dell’anima celtica milanese.

San Barnaba innalzò la croce, sulla pietra rotonda forata, che ancora oggi è venerata presso tale chiesa.

Ce lo ricorda una pietra posta nella chiesa di S.Maria al Paradiso, al numero 14 di corso di Porta Vigentina.

El tredesin de Marz è il ricordo del primo diffondersi del cristianesimo a Milano e rappresenta ancor oggi la tradizionale festa della primavera e dei fiori milanese, che si celebrava con un’esposizione di piante e di fiori proprio attorno alla chiesa di Santa Maria al Paradiso, nella zona tra Porta Vigentina e Porta Ludovica.

E il 13 si festeggia ancora oggi, per alcuni l’avvenuta cristianizzazione dei cittadini milanesi, per altri si festeggia proprio come facevano i nostri antenati celti, la rinascita del sole e della rinnovata primavera.

La pietra forata con tredici raggi incisi:

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Il Ponte delle Sirene.

Il Ponte delle Sirene, situato attualmente all’interno di Parco Sempione a Milano, viene chiamato così per la presenza di quattro piccole sirene di ghisa, situate agli angoli del ponte.

A realizzare questo ponte, intorno alla metà del XIX secolo, furono le fonderie di Dongo, sul lago di Como, la ditta Rubini, Scalini e Falk &C., su disegno dell’architetto Francesco Tettamanti.

Questo ponte era precedentemente situato in via Pietro Mascagni, in contrada San Damiano.

Essendo il primo ponte metallico in Italia, ricopre una posizione davvero importante, tanto che per l’inaugurazione venne convocato anche l’Arciduca d’Austria Ranieri ( il 23 giugno 1842).

Ma “ponte delle Sirene” non è l’unico nome, infatti per le loro forme sinuose e le curve in bella mostra, il ponte venne ribattezzato “sorei del pont di ciapp”, cioè “sorelle del ponte delle chiappe”.

Si dice che il ponte, restaurato nel 2001 come era nell’originale, porti bene agli innamorati e che baciarsi sul ponte delle sirene al parco Sempione eviti per sempre i tradimenti.

L’Arco della Pace.

L’Arco della Pace è un monumento molto importante della città meneghina, posto all’ingresso nord del Parco Sempione,  tra i due caselli del dazio, si ispira alla struttura dell’arco di Settimio Severo a Roma, con tre caratteristiche fornici, delimitate da quattro massicce colonne corinzie è fittamente e straordinariamente decorato da bassorilievi allegorici.

Un monumento per festeggiare un matrimonio: inizia così la storia dell’Arco della Pace.

Nel gennaio 1806, erano infatti convolati a nozze Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia e figlio adottivo di Napoleone e Augusta di Baviera.

Per accoglierli a Milano, venne innalzato un arco su disegno dell’architetto Luigi Cagnola: si trovava su quello che oggi è Corso Venezia ed era stato costruito con tela, plastica e legname.

L’opera ebbe un inaspettato successo fra i visitatori stranieri e non, tanto che le autorità decisero così di erigere un arco in marmo in un luogo della città più adatto a ospitare un’opera tanto imponente e importante.

Il nuovo arco fu progettato dallo stesso architetto per festeggiare la vittoria francese nella battaglia di Jena dell’ottobre 1806, contro l’esercito prussiano.

I numerosi bassorilievi sull’arco avrebbero narrato di battaglie, miti e allegorie.

I lavori stavano per essere completati quando il regno d’Italia cadde nelle mani degli austriaci che, a partire dal 1926, ne ripresero l’edificazione, cambiandone la dedica: nel 1838 l’Arco di Trionfo venne inaugurato con una fastosa cerimonia alla presenza di Ferdinando I, Imperatore d’Austria e re del Lombardo-Veneto e fu dedicato alla pace fra le nazioni europee raggiunta con il Congresso di Vienna del 1815, chiamandolo da allora con il nome che tutti conosciamo, cioè Arco della Pace.

 

Alcune foto dell’Arco della Pace, ripreso da diverse prospettive:

 

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FOTO DI ARCHIVIO ARCO DELLA PACE