Oleandro.

In antichità si credeva che l’oleandro non fosse originario della Colchide, un’antica regione caucasica ritenuta patria della magia, da cui proveniva Medea, figura ambigua della mitologia greca.

Nel V secolo a.C. lo storico ateniese Senofonte riferiva la vicenda di alcuni soldati inebriati e avvelenati da oleandri dai fiori rossi, mentre secondo il botanico Teofrasto di Ereso, la radice della pianta macerata nel vino rendeva il temperamento dell’uomo più dolce e allegro.

Oggi è noto che la pianta, ampiamente utilizzata per fini ornamentali e popolarmente conosciuto come “ammazzalasino”, contiene principi altamente tossici.

Alcuni dei suoi componenti sono tuttavia impiegati a scopo terapeutico per stimolare l’azione del cuore, portando ad un aumento della forza contrattile, ad una diminuzione della frequenza dei battiti e ad un miglioramento nella conduzione di stimoli dagli atri ai ventricoli

Annunci

Trifoglio.

Il trifoglio bianco è una leguminosa spontanea diffusa in tutto il mondo come specie da foraggio.

È una pianta vivace, dotata di fusti striscianti con grande capacità vegetativa, che portano fiori bianchi con sfumature rosee e foglie trifogliate e chiazzate di bianco.

Proprio alle foglie è legato il significato simbolico della pianta, che rinvia alla Trinità e alle opere di misericordia.

Anche in antichità il trifoglio era associato alla salvezza, poiché i medici lo prescrivevano in infusione come antidoto contro il veleno dei serpenti.

Oggi la pianta è impiegata per favorire il benessere delle prime vie respiratorie e per contrastare i disturbi della menopausa.

Serve inoltre come antireumatico, per le infiammazioni degli occhi e come vermifugo.

In India è usata in polvere per migliorare le funzioni cognitive e la memoria, mentre nel Caucaso la tintura dei fiori è consigliata per curare l’epilessia e i disturbi ginecologici.

Pero.

La piacevole dolcezza della pera e la sua molteplicità di forme sono qualità che il pero comune ha sviluppato per nutrirci, deliziarci, ispirarci e perfino inebriarci.

Il “Pyrus communis” è infatti una specie che non esiste spontanea, ma solo coltivata dall’uomo.

La diffusione del frutto ebbe il suo culmine tra il 1750 ed il 1850, conosciuto come “il secolo d’oro della pera” durante il quale si arrivó a creare più di mille varietà differenti della pianta.

Oltre ad un largo impiego alimentare, la pera era utilizzata per la preparazione di medicamenti come il “liquamen castimoniale”, una bevanda di castità ottenuta pressando il frutto con il sale fino ad ottenere una poltiglia che veniva conservata, per almeno tre mesi, in piccole botti e quindi addizionata, con un estratto, in vino di cumino nero.

In epoca più recente le foglie della pianta sono state impiegate nella cura di patologie urinarie, mentre i frutti servivano come diuretici e per ridurre il livello di acido urico nel sangue.

Nocciolo.

In antichità il nocciolo era impiegato per la produzione di attrezzi magici, in grado, secondo la credenza popolare, di elargire il dono della chiaroveggenza, a condizione che fossero realizzati con rami raccolti nell’ora precedente alla mezzanotte del giorno di San Giovanni.

Con legno di nocciolo era fatto anche il “Caduceo”, il leggendario bastone alato del dio Hermes, simbolo di pace e commercio e oggi legato alla professione del farmacista.

Ben note sono le proprietà alimentari della pianta, in particolare del suo frutto, la nocciola, fonte di composti ad elevato valore nutrizionale quali carboidrati, proteine e grassi e contenente un’elevata quantità di polifenoli.

Alla forma dell’involucro esterno dei frutti è legato il nome generico “corylus”, dal greco “korys”, “Elmo”.

Plinio riferisce invece che l’aggettivo “avellana”, oggi utilizzato come nome specifico dell’albero, deriva da “Abella”, antica città alle pendici del Monte Avella, dove si trovava un esteso bosco di noccioli.

Rosa.

Dotata di forti spine ricurve e di fragranti fiori a petali rosa o bianchi, la “Rosa damascena” è un arbusto nato dall’ibridazione tra la “Rosa gallica” e la “Rosa phoenicia” e diffuso nel mondo dai crociati di ritorno dalla Terrasanta.

La sua fragranza l’ha resa una delle rose più importanti per l’industria profumiera, al punto che oggi la sua coltivazione caratterizza vaste aree, come alla valle Kazanlak in Bulgaria, dove secondo la leggenda fu introdotta da Alessandro Magno.

La raccolta dei fiori si effettua manualmente prima che essi sboccino del tutto.

Gli effetti farmacologici della “Rosa damascena” coinvolgono principalmente il sistema nervoso e sono ipnotici, analgesici e anticonvulsivanti.

La pianta agisce anche sul sistema cardiovascolare e possiede proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie e antiossidanti.

Secondo alcuni studi è utile anche in caso di infiammazione della cistifellea e di calcoli biliari.

Biancospino.

Numerosi sono i miti, le fiabe, le leggende e le tradizioni associate al biancospino, pianta caratterizzata da una vistosa fioritura candida e da sgargianti bacche rosse; sono piante connesse al sonno e alla protezione dei dormienti: in “la bella addormentata nel bosco” la principessa Rosaspina dorme per cento anni dopo essere stata punta da un fuso fabbricato con il legno di biancospino e sappiamo che i Trogloditi, antico popolo dell’Africa orientale, erano soliti accompagnare i defunti che entravano nel sonno eterno legando loro i piedi sopra la testa con intrecci formati da rami della pianta.

In effetti, grazie a moderne indagini chimiche, nelle foglie e nei fiori di “Crataegus monogyna” sono stati scoperti complessi molecolari in grado di stimolare l’azione cardiaca, quindi di favorire il sonno, il rilassamento e il benessere mentale.

Le sostanze presenti nella specie sono utili anche per regolare la pressione arteriosa.

Olivo.

Per le popolazioni greche e latine è impossibile immaginare una specie più importante e rappresentativa dell’olivo: fin dall’antichità il Mediterraneo è stato il centro nevralgico della coltura della pianta, che attualmente nella zona conta più di 750 milioni di esemplari, concentrati tra Italia, Grecia e Spagna e capaci di fornire i due terzi della produzione mondiale di olio d’oliva.

L’origine della specie è ancora incerta: la teoria più accreditata la colloca in un’imprecisata regione del Mediterraneo orientale, dalla quale poi si diffuse, arricchendosi di nuove forme, nell’area dell’Egeo, nel Nord Africa e poi nel sud della Spagna e dell’Italia.

A frutti, foglie, gemme e olio di “Olea europaea” sono sempre state riconosciute virtù medicinali e cosmetiche: le foglie, in particolare, si utilizzano oggi per agevolare il metabolismo di carboidrati e lipidi, per normalizzare la pressione arteriosa e per migliorare la circolazione del sangue.

La Borragine.

Non esistono notizie certe sull’origine botanica della borragine officinale, né precisi riscontri scientifici sui suoi passati utilizzi.

Secondo alcuni interpreti, la pianta costituiva l’ingrediente segreto del “Nepenthes” omerico, prodigiosa bevanda in grado di donare l’oblio, mentre gli autori classici ritenevano che la sua assunzione rendesse l’uomo euforico.

Nel corso del cinquecento il botanico senese Pietro Andrea Mattioli, annotava che in antichità la specie veniva impiegata per curare malinconia e tristezza ed è noto inoltre che i Celti se ne servissero per infondere coraggio ai guerrieri prima della battaglia.

Oggi i semi di borragine sono riconosciuti come una delle migliori fonti vegetali di acidi grassi essenziali.

Le altre parti della pianta, fiori, foglie, frutti, fusto e radici, contengono sostanze tossiche per il fegato ed il loro impiego alimentare e medico è dunque sconsigliato.

L’impiego alimentare delle foglie richiede estrema moderazione.

La Marruca.

Descritta formalmente nel 1768 dal botanico scozzese Philip Miller, la marruca è un arbusto perenne, cespuglioso, con rami dotati di spine pungenti, rigide, acutissime e ineguali, la più lunga diritta, la più breve ricurva.

I frutti hanno forma di disco e sapore di mela essiccata.

I reperti fossili indicano Europa meridionale e Asia occidentale come zone d’origine della specie, che poi si diffuse naturalizzandosi in altre regioni, tra cui il Nord Africa, dove era utilizzata come pianta medicinale e per la realizzazione di recinzioni.

Plinio riteneva invece che la marruca provenisse da Paliurus, una località situata nei pressi del golfo di Bomba, lungo la costa libica.

La medicina tradizionale impiega i frutti di “Paliurus spina-christi” a scopo diuretico, nel trattamento di calcoli e per ridurre i livelli plasmatici di colesterolo.

Secondo studi recenti, i principi attivi della marruca possiedono anche consistenti proprietà antimicrobiche.

Alloro.

Nei luoghi soleggiati in cui cresce l’olivo, vegeta spontaneamente l’unica specie della flora italiana appartenente alla straordinaria famiglia delle “Lauraceae”, a cui appartengono piante caratterizzate dalla presenza di oli volatili e dal sapore speziato, come la cannella, la canfora e l’avocado.

I greci e i romani utilizzavano l’alloro intrecciato a forma di corona per celebrare poeti, guerrieri e atleti.

Antichi erano anche gli impieghi terapeutici della pianta: già Ippocrate e Plinio prescrivevamo l’olio delle sue bacche per dolori nevralgici di varia natura.

Oggi, per l’elevato contenuto di oli essenziali stimolanti, carminativi e antispasmodici, le foglie del “Laurus nobilis” vengono considerate un rimedio utile per i disturbi dell’apparato digerente.

L’olio che si ottiene dalla spremitura delle bacche, conosciuto come “olio laurino”, è indicato invece nella terapia locale dei dolori reumatici.