Plumcake agli agrumi.

Ingredienti x 4 persone:

  • 2 uova.
  • 150 g di zucchero.
  • 50 g di burro.
  • 4 mandarini.
  • 1 limone.
  • 200 g di farina.
  • 1/2 bustina di lievito.

Preparazione:

Sbattere vigorosamente due uova con 150 grammi di zucchero.

Non smettere fino a quando non diventeranno soffici.

Aggiungere 50 grammi di burro fuso tiepido, il succo di quattro mandarini, la loro scorza grattugiata e quella di un limone.

A questo punto unire al composto 200 grammi di farina e mezza bustina di lievito, precedentemente setacciati.

Mescolare bene il tutto e versare in uno stampo da plumcake.

Cuocere in forno a 180 °C per 45 minuti.

La leggenda della nascita del pesto ligure.

L’ingrediente principale per il pesto è il basilico.

Chiamato “baxaicò” nel dialetto genovese, il suo nome botanico è “Ocimum basilicum”, che deriva dal greco e significa “erba regale”.

Le varietà di basilico che crescono in Liguria sono il Basilico Genovese Gigante, il Basilico Genovese Comune e il Basilico Genovese Nano.

La leggenda narra che sulle alture di Prà, vicino a Genova, un frate del convento di San Basilio abbia raccolto le caratteristiche erbe e spezie che spontaneamente crescevano in quella zona e le abbia mescolate con altri ingredienti, come pinoli, noci e formaggio, donati dai fedeli e così abbia inventato la primissima versione del pesto.

Le storie tradizionali affermano, inoltre, che il basilico ligure dovrebbe essere coltivato all’interno di una lattina posta su un davanzale con vista sul mare, per assorbire tutto il calore del sole e del sale marino.

Le coltivazioni di basilico, prevedono che cresca nei campi da aprile a settembre, o durante tutto l’anno nelle serre industriali riscaldate, così come su balconcini comuni.

Salsicce in umido con cipolle e patate.

Ingredienti x 4 persone:

  • 3 carote.
  • 1 gambo di sedano.
  • 5 cipolle.
  • 6 patate.
  • 6 salsicce.
  • 300 g di passata di pomodoro.
  • 1 spicchio d’aglio.
  • Rosmarino q.b.
  • Peperoncino piccante q.b.
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Sale q.b.

Preparazione:

Tritare carote, sedano e due cipolle fino ad ottenere un composto fine.

In un ampio tegame, rosolare sei salsicce con il trito di verdure e un cucchiaio di olio.

Aggiungere 300 grammi di passata di pomodoro, uno spicchio di aglio, rosmarino e un peperoncino piccante.

Salare e far cuocere per cinque minuti, poi aggiungere sei patate e tre cipolle.

Continuare la cottura per altri 20 minuti, fino a quando patate e cipolle saranno completamente cotte.

Servire calde.

10 Curiosità sulla mozzarella.

  1. Il nome mozzarella nasce dal dialetto napoletano e si riferisce alla forma stessa del prodotto, diminutivo di mozza (“taglio”), o mozzare (“tagliare”) derivata, appunto, dal metodo di lavorazione.
  2. La mozzarella di bufala ha ottenuto il marchio DOP con regolamento CE 1017 nel 1996. Questo significa che la mozzarella di bufala campana è oggi un prodotto con denominazione di origine protetta, contrassegnato da un apposito bollino che lo identifica.
  3. Con il termine di “mozzarella” si intende generalmente quella prodotta con il latte di bufala. Il prodotto derivante da latte vaccino, invece, prende il nome di “fior latte”.
  4. Il termine è stato menzionato per la prima volta nel 1570, citato in un libro di cucina di Bartolomeo Scappi, che recita “latte crema, burro fresco, ricotta, mozzarella fresca e latte”.
  5. Secondo una ricerca pubblicata da Nature e ripresa qualche tempo fa da Focus, la mozzarella come formaggio o meglio, la sua più lontana parente venne prodotta per la prima volta più di 7500 anni fa. L’uomo del paleolitico avrebbe sviluppato una tecnologia talmente evoluta da permettergli di separare la parte grassa del latte, trasformandola in formaggio.
  6. Lo storico Monsignor Alicandri, nella “Chiesa Metropolitana di Capua”, afferma che nel XII secolo il Monastero di San Lorenzo, a Capua, offriva ai pellegrini un pezzo di pane con mozza o provatura.
  7. Sono circa 100.000, le tonnellate di mozzarella esportate solo nel 2019, ovvero il 10 per cento in più rispetto all’anno precedente.
  8. I principali mercati di export di uno tra i formaggi italiani più conosciuti ed apprezzati al mondo, sono Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Belgio, Germania.
  9. Da 1 quintale di latte di mucca si ricavano circa 14 kg di mozzarella, mentre dalla stessa quantità di latte di bufala si ricavano ben 24 kg di mozzarella.
  10. La mozzarella è un formaggio eccezionale ma delicato, che va trattato con cura altrimenti perde le sue caratteristiche di freschezza e di sapore. Molto dipende dalla sua conservazione: gli sbalzi termici, infatti, non solo influenzano negativamente la conservabilità della mozzarella, ma incidono anche sul sapore, sul profumo e perfino sul suo peso. Quando viene conservata a temperature troppo alte, la mozzarella tende a perdere acqua, che finisce nel liquido di governo. Si tratta però di una perdita di peso apparente, che riguarda solo l’acqua e quindi non intacca i preziosi nutrienti della mozzarella e non comporta nessun rischio per il consumatore.

La perfetta cottura della pasta.

Cucinare la pasta è apparentemente, molto semplice: si fa bollire dell’acqua, poi si aggiunge la pasta, si imposta il timer per i minuti indicati sulla confezione e quando il tempo di cottura sarà trascorso, la pasta sarà pronta per essere mangiata.

Ci sono, però, alcune accortezze da seguire perché la cottura sia ottimale.

Innanzitutto bisogna evitare che la pasta si cucini troppo, scuocendosi.

La seconda: quando aggiungere il sale? Meglio prima o dopo che l’acqua bolle?

Sulla questione si è scatenato un vero e proprio dibattito: la scienza sconsiglia di salare l’acqua prima dell’ebollizione, perché l’acqua salata impiegherà più tempo a bollire.

La “pratica” sostiene, invece, che aggiungere un pugno di sale grosso prima di accendere i fornelli sia una sana abitudine da seguire per evitare di dimenticarsene e di ottenere una pasta “scialba”.

La leggenda dei soffioni.

Si narra che Teseo mangiò per 30 giorni di fila solo denti di leone allo scopo di diventare abbastanza forte da affrontare e sconfiggere il Minotauro.

In passato, applicando la cosiddetta ‘teoria delle Segnature’, si riteneva che il soffione avesse il potere di curare l’itterizia.

Secondo questa teoria, ogni pianta o frutto rispecchia nella forma o nel colore quella parte o quell’organo del corpo umano che è destinata a curare.

Quindi, i fiori gialli del tarassaco, per segnatura del colore, erano idonei a curare l’ittero e i disturbi del fegato.

Oggi sappiamo che effettivamente il tarassaco è utile nella cura del fegato, anche se il motivo non risiede nel colore dei fiori.

Il soffione è legato all’idea del distacco e del viaggio.

I semi di questo fiore sembrano rappresentare perfettamente le fasi del ciclo della vita che ognuno di noi è destinato a compiere.

Inizialmente i semi sono legati al pappo, la loro appendice soffice e sembra non vogliano staccarsene.

Poi pian piano si lasciano trasportare dal vento, dapprima timorosi, man mano sempre più impavidi, pronti a intraprendere un nuovo viaggio, a sperimentare nuove avventure.

Superata la paura iniziale, si lasciano andare al flusso della vita, curiosi di nuove scoperte, pronti a generare nuova vita.

Budino alla cannella.

Ingredienti x 4 persone:

  • 1 foglio e 1/2 di colla di pesce.
  • 150 ml di latte.
  • 2 cucchiaini di cannella in polvere.
  • 2 cucchiaini di zucchero di canna.

Preparazione:

Far ammollare un foglio e mezzo di colla di pesce in acqua fredda per una decina di minuti.

Nel frattempo in un pentolino scaldare 150 millilitri di latte, due cucchiaini di cannella in polvere e due di zucchero di canna.

Appena viene a bollore, aggiungere la colla di pesce e mescolare bene il tutto.

Quando la colla si sarà sciolta, versare in una terrina o in uno stampo per dolci il composto ottenuto.

Lasciar rapprendere in frigorifero per almeno tre ore prima di servire.

Maschera viso idratante al miele e limone.

Il miele è un eccellente idratante perché ha il potere di trattenere l’acqua, quindi permette alla pelle del viso di mantenersi, durante la giornata, ai giusti livelli di idratazione, inoltre i sali minerali e le vitamine che contiene, aiutano a contrastare l’invecchiamento dell’epidermide.

Ingredienti:

  • 1 limone.
  • 50 g di olio d’oliva.
  • 50 g di miele.
  • 150 g di yogurt.

Preparazione:

Spremere il limone in una ciotola e aggiungere la stessa quantità di olio e di miele.

Mescolare il tutto e aggiungere lo yogurt.

Stendere la maschera sul viso e tenere in posa per 10 minuti.

Risciacquare abbondantemente con acqua tiepida.

Risotto ai peperoni.

Ingredienti x 4 persone:

  • 2 cipolle rosse.
  • 20 g di burro.
  • 2 pomodori.
  • 1 peperone giallo.
  • 1 peperone rosso.
  • 400 g di riso Carnaroli.
  • 100 ml di vino bianco secco.
  • Brodo di verdure q.b.
  • Parmigiano q.b.
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Origano q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.

Preparazione:

Far rosolare a fiamma bassa due cipolle rosse con olio e burro.

Togliere la pelle a due pomodori ramati e tagliarli a dadini.

Spellare un peperone giallo e uno rosso e tagliarli a striscioline.

Aggiungere le verdure alle cipolle e insaporire con sale, pepe e origano.

Cuocere per almeno 10 minuti a fuoco basso, poi versare il tutto in una casseruola e aggiungere 400 grammi di riso Carnaroli.

Mescolare il tutto, versare 100 millilitri di vino bianco secco e lasciar evaporare.

Aggiungere il brodo di verdure fino a cottura ultimata del riso, dopodiché mantecare con il burro e il parmigiano.

Servire caldo.

Leggenda giapponese – “Il Kiyotaki Tunnel” (Speciale di Halloween).

Stasera sarà la notte di Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Il Kiyotaki Tunnel è una galleria scavata nel 1927 nell’area di Kansai, non lontano da Osaka.

Oggi è lungo poco più di 320 m, ma in origine era esattamente 444 m: una buona parte venne demolita per far posto ad alcuni palazzi e negli ultimi decenni ha subito diversi interventi di ammodernamento per invitare la gente ad usarlo come alternativa alle grandi arterie sempre affollate da auto e mezzi pesanti.

Nemmeno la pubblicità sui giornali e in TV negli anni ’90 ha riscosso l’adesione sperata e oggi la sinistra fama che circonda il tunnel tiene lontani gli abitanti di tutta la regione e viene utilizzato sono in caso di necessità.

Ma cosa rende questa galleria così spaventosa?

Tralasciando la superstizione giapponese del numero 4, ci sono stati effettivamente eventi tragici che ne hanno segnato la reputazione.

Sin dal periodo Namboku (1336-1392) la collina sotto cui è stato scavato il tunnel era un luogo di esecuzione dei prigionieri di guerra e successivamente divenne un cimitero a cielo aperto per le vittime senza nome o non reclamate dalle famiglie che si combattevano per il territorio.

Durante la costruzione del Kiyotaki Tunnel ci furono diverse morti per un crollo improvviso del soffitto e si dice che fino ad oggi siano morte nel tunnel più di 200 persone a causa di incidenti.

Oggi nella regione di Kansai i superstiziosi credono che le anime dei molti morti sulla collina e nel tunnel non riescano a trovare pace e che proprio in esso abbiano trovato rifugio.

Essendo vittime di morte violenta tenderebbero a manifestarsi di notte ai guidatori per provocare incidenti nel tentativo di scongiurare il passaggio e riposare in pace.

Le testimonianze parlano non di uno, ma di molti spettri presenti nella galleria: uomini, donne, vecchi e giovani, alcuni visibili mentre si guida, altri solo di riflesso nello specchietto retrovisore.

Chi ha attraversato il tunnel in moto sembra riportare un fenomeno a parte, che non capita agli altri.

In molti sostengono che una o due figure evanescenti attraversino il tunnel da parete a parete pochi metri dopo l’ingresso e che il motociclista di turno perda la nozione del tempo all’interno della galleria.

Impiegando così diversi minuti a venirne fuori quando sarebbero necessari solo alcuni secondi.

C’è anche chi, curioso di verificare le dicerie, si è introdotto nel tunnel a piedi e ha affermato che se esso non viene attraversato da veicoli è possibile sentire voci flebili e persistenti al suo interno, come lamenti e pianti provenire dall’interno delle pareti.

Un aneddoto riguardo al tunnel riguarda il semaforo posto all’entrata (il tunnel è stretto e due auto non riuscirebbero a passare).

Si dice che se è verde, è consigliabile fermarsi e aspettare perché diventerà rosso e poi nuovamente verde; in pratica sarebbe lo scherzo di qualche spirito che lo farebbe apparire verde solamente per invitare le auto ad entrare nella speranza di un incidente mortale.

Infine c’è la leggenda secondo cui se si osserva nello specchio all’ingresso del tunnel e si vede il volto di un uomo riflesso, allora si andrà incontro ad una morte orribile nel giro di pochissimi giorni.