Santa Maria delle Grazie.

Nel 1492 fu posata la prima pietra della nuova tribuna (presbiterio, abside e cupola) su progetto di Bramante per volere di Ludovico il Moro, che richiese la trasformazione per fare della chiesa il mausoleo della sua famiglia.

Il gioco dei volumi e delle linee e la qualità delle decorazioni ne fanno un capolavoro dell’architettura rinascimentale europea.

Il Santuario di Sant’Antonio di Padova a Milano.

Il santuario di Sant’Antonio di Padova è un luogo di culto cattolico di Milano, sede dell’omonima parrocchia affidata all’Ordine dei Frati Minori.

È situato in via Carlo Farini, non lontano dal Cimitero Monumentale e dalla Stazione di Milano Porta Garibaldi, grazie alla quale è molto semplice raggiungere questo santuario in metropolitana.

La chiesa di Sant’Antonio di Padova sorge alla confluenza di Via Pietro Maroncelli in Via Carlo Farini.

Essa è preceduta da un piccolo slargo triangolare con un’aiuola alberata al centro della quale si trova una fontana decorata da una statua in bronzo raffigurante “Sant’Antonio di Padova che predica ai pesci”, opera dello scultore Giuseppe Maretto.

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La facciata del santuario è in stile neobarocco.

L’interno del santuario è in un particolare stile eclettico, ispirato al neoclassico con elementi neorinascimentali e neobarocchi.

 

 

Certosa di Garegnano.

La Certosa, fondata nel 1349 da Giovanni Visconti, signore e arcivescovo di Milano, sorgeva all’esterno del parco ducale del Castello, nei pressi del borgo di Garegnano.

Nel 1357, anno in cui il Petrarca la definì “Nova sede abilis”, era iniziata la costruzione della chiesa, del chiostro piccolo e di parte del chiostro grande; attorno a quest’ultimo, completato tra il XV e il XVI secolo, demolito nel 1885 e oggi sostituito da un raccordo autostradale, si distribuivano le celle dei monaci.

Il complesso attuale risale al tardo ‘500: dall’atrio di ingresso si accede a un cortile con tre esedre, dominato dalla facciata della chiesa (attribuita a Vincenzo Seregni e Galeazzo Alessi, terminata nel 1608) e dal grande arco che immette nel cortile d’onore.

La Chiesa a navata unica con volta a botte e due cappelle quadrate ai lati dell’ingresso, si distingue per i grandiosi cicli pittorici all’interno: nella navata le “Storie di San Bruno” di Daniele Crespi (1620-1629), nell’abside e nel presbiterio gli affreschi di Simone Peterzano (1578-1582).

Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa.

La Chiesa, iniziata nel 1926 in forme neoromantiche da Franco Della Porta, è portata a termine nel 1932 su un nuovo disegno di Giovanni Muzio.

Mantenendo il precedente impianto a croce latina, è divisa in tre navate con colonne in granito rastremate e capitelli stilizzati.

La navata centrale, coperta da una sottile volta a botte, termina in un’abside affiancata da due cappelle rettangolari.

I fronti esterni sono caratterizzati dall’uso del mattone a vista, che rimanda alla tradizione lombarda.

Sul fianco sinistro in sequenza, si evidenziano il battistero ottagonale, una cappella semicircolare e la sagrestia.

Elemento di riconoscibilità dell’intera Chiesa è il monumentale pronao d’ingresso, un alto porticato scandito da quattro pilastri rivestiti in granito chiaro e concluso da un timpano triangolare svuotato da un arco centrale.

Le sue forme richiamano in una straordinaria sintesi, il tempio greco e l’arco di trionfo romano.

Muzio rielabora il linguaggio classico secondo modi personali, rievocando le architetture metafisiche di De Chirico.

All’interno trovano spazio le installazioni di tubi fluorescenti colorati dell’artista statunitense Dan Flavin (1996-1997).