Il Museo dei Mobili a Milano.

Recentemente riallestito da Perry King e Santiago Miranda con un’esposizione dal titolo “Dagli Sforza al design”, il museo illustra sei secoli di storia del mobile con pregevoli pezzi realizzati tra la fine del XV e il XX secolo.

Inseriti in uno spazio che ricrea veri e propri ambienti, illustrando i contesti storici, artistici e collezionistici da cui i mobili provengono e le loro funzioni originarie, i pezzi sono riuniti in gruppi coerenti e accostati a oggetti d’arte, stampe, dipinti coevi, grazie a originali soluzioni espositive.

Grande attenzione è riservata anche al mobile moderno, disegnato da “classici” come Gio Ponti e Carlo Mollino o da grandi designer come Ettore Sottsass.

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L’Archivio Fotografico di Milano.

Con le sue 600.000 immagini, dal 1840 circa a oggi, l’archivio è una delle più importanti raccolte fotografiche storiche d’Italia.

Oltre a documentare le più differenti tecniche di stampa, le fotografie sono una preziosa testimonianza del patrimonio artistico e naturalistico, delle vicende storiche e della vita sociale di Milano e della Lombardia, oltre che del resto d’Italia e di molti paesi europei ed extraeuropei.

Si segnalano la fototeca di Luca Beltrami, prezioso documento dei suoi studi e il fondo di Lamberto Vitali, primo storico e collezionista di fotografia italiana.

Il materiale è consultabile ed è fruibile anche la schedatura informatica di alcuni fondi.

Il CASVA – Centro di Alti Studi sulle Arti Visive.

Il CASVA, insieme alla Biblioteca d’Arte e alla Biblioteca Archeologica e Numismatica, appartiene a un’unica direzione ed è attualmente collocato al Castello Sforzesco di Milano.

Nel futuro troverà collocazione all’interno della “Città delle Culture” all’Ansaldo, dove verranno riunite le principali raccolte librarie, archivistiche e documentali di interesse archeologico e storico-artistico esistenti a Milano, per un totale di oltre 220.000 documenti.

Tra le raccolte conservate nel CASVA si segnalano importanti archivi di architettura e design del ‘900, come il fondo Luciano Baldessari, composto da un corpus di oltre mille disegni, tempere, acquerelli, collage, modelli tridimensionali, che documentano l’attività dell’architetto Baldessari in qualità di progettista di edifici e monumenti, scenografo, pittore, ideatore di allestimenti museali, dal 1915 al 1980.

Certosa di Garegnano.

La Certosa, fondata nel 1349 da Giovanni Visconti, signore e arcivescovo di Milano, sorgeva all’esterno del parco ducale del Castello, nei pressi del borgo di Garegnano.

Nel 1357, anno in cui il Petrarca la definì “Nova sede abilis”, era iniziata la costruzione della chiesa, del chiostro piccolo e di parte del chiostro grande; attorno a quest’ultimo, completato tra il XV e il XVI secolo, demolito nel 1885 e oggi sostituito da un raccordo autostradale, si distribuivano le celle dei monaci.

Il complesso attuale risale al tardo ‘500: dall’atrio di ingresso si accede a un cortile con tre esedre, dominato dalla facciata della chiesa (attribuita a Vincenzo Seregni e Galeazzo Alessi, terminata nel 1608) e dal grande arco che immette nel cortile d’onore.

La Chiesa a navata unica con volta a botte e due cappelle quadrate ai lati dell’ingresso, si distingue per i grandiosi cicli pittorici all’interno: nella navata le “Storie di San Bruno” di Daniele Crespi (1620-1629), nell’abside e nel presbiterio gli affreschi di Simone Peterzano (1578-1582).

La Raccolta Vinciana di Milano.

Istituito in seguito a una donazione di Luca Beltrami alla città di Milano, l’Ente Raccolta Vinciana conserva 5000 volumi tra manoscritti, fondi antichi e moderni e oltre 2000 fotografie sulla figura e l’opera di Leonardo da Vinci; la raccolta costituisce il centro più importante di studi Vinciani.

Il Palazzo del Senato.

Grandiosa e solenne espressione dei principi della controriforma, il palazzo è costruito a partire dal 1608 su un preesistente monastero per volontà del cardinale Federico Borromeo.

Nasce come sede del “Collegio Elvetico”, istituzione fondata da San Carlo per la formazione del clero svizzero.

Il complesso, realizzato da Aurelio Trezzi e Fabio Mangone, si articola attorno a due monumentali e scenografici cortili porticati con due ordini di logge architravate.

Quello inferiore è dorico mentre il superiore è ionico, impostato su alti piedistalli intervallati da balaustre.

Al rigoroso classicismo delle corti si contrappone l’originalità della facciata concava, opera di Francesco Maria Richini (1632), anticipazione di un tema dominante del Barocco.

Dopo la soppressione del collegio, l’edificio divenne prima palazzo di governo, sotto gli Austriaci (1786), poi palazzo del Senato durante il Regno d’Italia (fino al 1814).

Dal 1872 è sede dell’archivio di Stato di Milano, uno dei più importanti per il patrimonio documentario conservato.

Di fronte alla facciata è collocata la scultura in bronzo “Mère Ubu”, donata alla città dall’artista spagnolo Joan Miró.

La Pusterla dei Fabbri.

La “Pusterla dei Fabbri” era una delle porte minori (chiamate anche “pusterle”) poste sul tracciato medievale delle mura di Milano.

Situata lungo la strada di San Simone, sorgerebbe oggi al termine dell’attuale via Cesare Correnti.

La “Pusterla dei Fabbri” venne eretta nel corso del ‘300, in concomitanza con la realizzazione delle mura medievali da parte di Azzone Visconti (signore di Milano dal 1329 al 1339).

L’edificio si sviluppava su una sola arcata, sovrastata da una torre quadrangolare.

L’arcata di ingresso aveva dimensioni differenti rispetto a quella d’uscita, di modo da apparire come un imbuto, lungo addirittura più di dieci metri.

Con la demolizione del tratto di mura medievali adiacente, la “Pusterla dei Fabbri” rimasta intatta venne affiancata da diverse nuove abitazioni ricavate da edifici sorti in prossimità del Naviglio.

Le nuove costruzioni arrivarono nel corso del ‘700 a sovrastare la pusterla che però venne demolita nel corso del 1900 per motivi di ordine viabilistico.

 

 

Modi di dire meneghini – Parte 2.

  • A trovà i parént a Milàn bisògna andà cói pée in man.

(A trovare i parenti a Milano bisogna andare con i piedi in mano.)

La gente di campagna, quando andava a trovare i parenti in città (a Milano appunto), era solita mostrare la propria generosità portando in dono il frutto del proprio lavoro, ovvero ruspanti galline trasportate per le zampe, da cui appunto il modo di dire.

 

  • I legg de Milàn dùren d’incoeu finna a dimàn.

(Le leggi di Milano durano dall’oggi al domani.)

Il proverbio nacque al tempo in cui Milano era sotto la dominazione spagnola e non passava giorno senza che il governatore emanasse una nuova ‘grida’, annunciata alla popolazione ma poi puntualmente cancellata.

 

  • Tirèmm innànz!

(Tiriamo avanti!)

La frase venne pronunciata da Antonio Sciesa prima di essere condannato a morte dagli Austriaci nel 1851 per non aver voluto confessare il nome dei compagni che cospiravano contro il governo del Regno Lombardo-Veneto.

Oggi viene usato nei confronti delle persone determinate che non si pentono delle proprie scelte e non conoscono ripensamenti.

 

  • Milàn e poeu puu.

(Milano e poi più nulla.)

I milanesi si sentono orgogliosi della loro città, luogo dove tutto è possibile, tanto da renderla unica e ineguagliabile al confronto con le altre città metropolitane.

Palazzo Marino.

Palazzo Marino, opera cinquecentesca dell’architetto perugino Galeazzo Alessi, è un palazzo nobiliare di Milano, sede dell’amministrazione comunale dal 19 settembre 1861.

Il palazzo rimase incompiuto a seguito dell’abbandono dei lavori da parte dell’Alessi nel 1570 e venne ultimato solo alla fine dell’800 dall’architetto Luca Beltrami.

Deve il suo nome al committente: Tommaso Marino a cui fu pignorato per via dei suoi debiti e finito nelle mani del banchiere Emilio Omodei, venne acquistato dallo Stato nel 1781, divenendo nel periodo dell’Unità d’Italia la sede centrale del comune di Milano.

 

L’interno del palazzo:

Piazza Cordusio.

Nota anche come il “Cordusio” che deriva da “Curia Ducis” toponimo longobardo che testimonia la presenza di un’antica sede ducale, è una piazza a forma ellittica dall’altissimo valore rappresentativo per la città di Milano.

Concepita come centro direzionale e finanziario della Milano capitale economica post-unitaria, fu costruita tra il 1889 e il 1901, raccordando ancora oggi alcuni importanti assi viari della città meneghina tra cui via Dante, completata nel 1890 in seguito all’attuazione del piano regolatore di Milano, redatto dall’ingegnere Cesare Beruto.

La piazza costituisce il fulcro di due sequenze di spazi pubblici tardo ottocenteschi, quella che dal parco Sempione raggiunge via Dante attraverso il Castello Sforzesco, e quella che da via dei Mercanti prosegue in Piazza del Duomo fino alla Galleria Vittorio Emanuele II.

E’ delimitata da un ricco campionario di architetture eclettiche, frutto dell’unione di diverse correnti artistiche tra cui il barocco.