L’Orto Botanico di Brera.

L’Orto Botanico di Brera è una romantica oasi di verde stretta tra gli edifici del centro di Milano, adiacente alla facciata sud del Palazzo di Brera.

Ha una lunga storia: fin dal XIV secolo era luogo di meditazione e di coltivazione per i padri Umiliati e poi, dal XVI secolo, per i Gesuiti.

Nel 1774-1775 fu istituito come Orto Botanico di Brera, nel contesto dell’azione di rinnovo e fondazione di enti pubblici di formazione e ricerca, voluto dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, che fece di Palazzo Brera un vivace centro culturale della Milano del secondo Settecento, riferimento per l’arte, le lettere e le scienze.

Fu a lungo sede di alta formazione in farmacia e medicina, mediante la coltivazione di specie medicinali.

Subì alterne vicissitudini fino al 1935, quando fu annesso all’Università degli studi di Milano, che lo gestisce ancora oggi.

Nel 2001 ha riaperto al pubblico dopo il restauro che ha riportato in luce l’originale disegno, caratterizzato da due suggestive vasche ellittiche, dall’arboreto e da fitte aiuole

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Il Museo degli Strumenti Musicali.

Nata dalla passione del maestro Natale Gallini, la preziosa raccolta, seconda d’Italia e una delle più cospicue d’Europa, comprende strumenti europei ed extraeuropei.

Si ammirano splendidi manufatti della liuteria cremonese, come un violino con etichetta “Andrea Guarneri”, famosi prodotti della liuteria milanese, tra cui la viola di Giovanni Grancino e opere uniche come la chitarra Mango Longo, l’oboe in avorio di Anciuti e il doppio virginale del fiammingo Ioannes Ruckers (1600 circa).

Modi di dire meneghini – Parte 1.

  • Va’ a Bàgg a sonà l’orghén.

(Va’ a Baggio a suonare l’organo.)

E’ un invito a fare qualcosa di impossibile visto che la chiesa di S. Apollinare situata appunto a Baggio era sprovvista dell’organo e pertanto nessuno lo poteva suonare.

 

  • Offellée fà el tò mestée.

(Pasticciere, fa’ il tuo mestiere.)

Detto a chi vuole impicciarsi o mostrarsi esperto in faccende di cui non ha esperienza o che non lo riguardano. In altri termini: “a ognuno il suo”.

 

  • Andà a óff.

(Andare a scrocco.)

Risale al XIV secolo quando le imbarcazioni, che navigavano i Navigli per portare in città i marmi destinati alla costruzione del Duomo, recavano la scritta A.U.Fa. cioè Ad “Usum Fabricae”, ovvero “materiale per la fabbrica (del Duomo)”. Grazie a quella scritta erano esenti dai dazi.

Già allora vi erano dei furbi che sfruttavano la dicitura senza averne il titolo, per appunto evitare di pagare i dazi.

 

  • Restà lì cóme quéll de la maschérpa.

(Restare lì come quello del mascarpone.)

Si riferisce all’espressione sbigottita di chi rimane sorpreso da un avvenimento inaspettato.

Il detto risale alla dominazione austriaca, quando si dice che un uomo fosse solito evitare di pagare il dazio per l’importazione in città di generi alimentari nascondendoli sotto un voluminoso cilindro che indossava.

Un giorno però incontrò una bella signora, si levò il cappello in segno di galante riverenza e fece cadere a terra il mascarpone nascosto, svelando alle guardie il suo trucco.

 

Porta Ticinese.

Porta Ticinese, denominata in epoca napoleonica Porta Marengo, chiamata anche dai milanesi Porta Cicca (piccola porta, deriva dallo spagnolo chica, ossia appunto “piccola”. ) è una delle sei porte principali di Milano (a pochi passi dai navigli e dalla zona della Darsena), ricavata lungo i bastioni spagnoli, oggi però demoliti, la porta venne posta proprio in questa posizione per costringere chi entrava in città al pagamento del dazio.

Era appunto situata a sud della città e si apriva lungo la strada per Pavia.

La porta fu progettata da Luigi Cagnola in stile neoclassico e costruita fra il 1802 e il 1814.

Nel 1815, al termine delle guerre napoleoniche, vi fu posta l’iscrizione latina, ancora leggibile oggi «paci populorum sospitae» («alla pace liberatrice dei popoli»).

 

Un’immagine d’epoca di Porta Ticinese:

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La Tomba dei Re Magi.

Nella basilica di Sant’Eustorgio a Milano precisamente nel transetto, si trova la “cappella dei Magi”, in cui è conservato un colossale sarcofago vuoto di pietra, risalente al tardo Impero Romano, questo sarcofago è la tomba dei Magi.

Secondo le tradizioni milanesi, la basilica sarebbe stata fatta costruire dal vescovo Eustorgio intorno all’anno 344: la volontà del vescovo era quella di esservi sepolto, dopo la sua morte, accanto ai corpi dei Magi stessi.

Per questo motivo, con l’approvazione dell’imperatore Costante I avrebbe fatto giungere i loro resti dalla basilica di Santa Sofia a Costantinopoli, dove erano stati portati alcuni decenni prima da Sant’Elena, che li aveva ritrovati durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa.

Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa fece distruggere la chiesa e si impossessò delle reliquie dei Magi, nel 1164 le fece trasferire nel duomo della città tedesca di Colonia, dove ancora oggi sono conservate in un prezioso reliquiario.

Solo nel ventesimo secolo Milano riuscì a ottenere una parte di quello che le era stato tolto, infatti il 3 gennaio del 1904, il cardinale Ferrari, Arcivescovo di Milano, fece  ricollocare alcuni frammenti ossei delle spoglie dei Re Magi (precisamente due fibule, una tibia e una vertebra), offerti dall’Arcivescovo di Colonia Fischer, in Sant’Eustorgio.

Furono posti in un’urna di bronzo accanto all’antico sacello vuoto con la scritta “Sepulcrum Trium Magorum” (tomba dei tre Magi).

 

sepolcromagi

Via Manzoni.

Prima di essere intitolata al romanziere milanese Manzoni, questa via era chiamata “Corsia del Giardino” e nell’Ottocento era considerata la strada più lussuosa d’Europa.

Un ricordo di quell’eleganza ha resistito fino ai giorni nostri, infatti Via Manzoni parte dal Teatro alla Scala di Milano con accanto Palazzo Marino e arriva fino ai Giardini di Porta Venezia.

Lungo la strada è possibile trovare il Grand Hotel et de Milandove morì Giuseppe Verdi e dove ancora oggi è possibile prenotare la Camera di Luchino Visconti.

Proseguendo, al numero 12 si può ammirare il vessillo del Poldi Pezzoli, una delle più belle case museo della città di Milano: all’interno cela opere del Botticelli, Raffaello, Piero della Francesca, Canaletto e il famoso ritratto femminile “La Dama” del Pollaiolo.

 

1.jpg     La Dama del Pollaiolo al Museo Poldi Pezzoli.

 

In via Manzoni al numero 45, si trova anche il Circolo dell’Unione, dove è praticamente impossibile accedere se non si è discendenti di qualche sovrano o famiglia importante di Milano.

6 curiosità su Milano.

  1. Per i milanesi, el Ghisa è il vigile urbano. Il soprannome deriva sicuramente dal tipico copricapo, ma ci sono due scuole di pensiero al riguardo: c’è chi afferma che derivi dal copricapo della prima divisa, un lungo cilindro grigio che ricordava i tubi di ghisa di certe stufe. E chi derivi dall’elmetto adottato a fine Ottocento, tanto rigido da suggerire che fosse appunto di ghisa.
  2. Ogni domenica pomeriggio, dagli anni 70 ad oggi, senza sosta, si ritrovano al parco Sempione percussionisti e musicisti pronti a improvvisare lunghe sessioni di prova, allietando i passanti con la propria musica.
  3. Ogni giovedì notte, critical mass Milano invade con le sue biciclette le strade della città. Il ritrovo è in piazza Mercanti alle ore 22:00, con qualsiasi condizione meteorologica, anche con la  pioggia, ovviamente.
  4. A Milano si parla di Case di ringhiera (non “a ringhiera”) per indicare tutte le case popolari che dai primi del Novecento in poi ospitavano molti inquilini, in piccoli appartamenti, che avevano la particolarità di avere il bagno su un ballatoio comune. Qui si creava una vita comunitaria molto forte. Il colore della facciata era quasi sempre giallo.Oggi le case di ringhiera sono ricercate e molto preziose per chi cerca buoni affari e un sapore d’altri tempi, nella moderna Milano. 
  5. In dialetto milanese, quasi tutti i luoghi, i quartieri storici di milano e i nomi propri di persona (femminili e maschili) hanno l’articolo determinativo davanti al nome proprio, ad esempio: il Giambellino, i Navigli, l’Isola, il Luca, la Marta etc.
  6. La popolazione residente a Milano aggiornata in data 01/01/2015 è di 1.337.155 (di cui oltre il 50% tra i 20 e i 59 anni). Se si considera tutta l’area metropolitana, invece, si contano 3.196.825 abitanti, distribuiti in 134 comuni.

5 curiosità su Milano.

  1. Il milanese doc indica le linee tranviarie al maschile (es. “Prendo il 24”) e quelle automobilistiche al femminile (es. “Salgo sulla 90”). L’abitudine risale, probabilmente, agli anni Sessanta e Settanta in cui gli autobus erano segnalati con le lettere dell’alfabeto e non con i numeri.
  2. A Milano si preferisce abbreviare la metropolitana in “metrò”, alla francese. In alternativa, la si indica con il colore e l’articolo al femminile: ad esempio la verde, la rossa, la gialla, la lilla. 
  3. La metropolitana lilla (M5) è stata inaugurata a febbraio 2013 ed è l’unica, per ora, automatica, cioè senza conducente.
  4. I taxi chiamati per strada si fermano solo se hanno la luce accesa, altrimenti sono già occupati o sono stati precedentemente prenotati.
  5. Chi non raccoglie le deiezioni del proprio cane, a Milano, può essere multato per diversi motivi:
  •  Per le deiezioni canine non raccolte la sanzione è di 50 euro.
  • Per chi è sprovvisto di attrezzatura idonea alla raccolta, la sanzione è di 50 euro.
  • Per i cani senza guinzaglio la sanzione è di 40 euro.

5 curiosità sulla metropolitana milanese – parte 2.

  • Le linee 1 e 2 (rispettivamente la linea rossa e la linea verde) della Metropolitana viaggiano sotto il Castello Sforzesco.
  • La posizione delle canaline di illuminazione segue i percorsi di uscita ed entrata dalle stazioni.
  • Il test più importante per il pavimento a bolli della metropolitana fu quello della resistenza ai tacchi delle donne.
  • La larghezza della galleria della linea rossa è di 7,5 metri con altezza libera pari a 3,9 metri, in modo da far transitare due vetture della larghezza di 2,85 metri.
  • Durante la fase di costruzione della metropolitana (linea 1), che era relativamente veloce, emerse quanto il sistema costruttivo adottato fosse impegnativo per il traffico di superficie e anche per i più elementari spostamenti pedonali, così fin da subito, per i lotti in centro città, si accelerò la velocità esecutiva istituendo tre turni di lavoro a coprire l’intero arco delle 24 ore.