Tulipano.

Tulipa è un genere di piante della famiglia delle Liliaceae.

Comprende specie bulbose alte 10–50 cm, tra cui alcune spontanee in Italia, note col nome comune di tulipano.

Il genere ha avuto origine nei monti del Pamir e nelle montagne dell’Hindu Kush e del Tien Shan.

L’ambito di crescita del genere si estende verso est dalla penisola iberica, attraverso il Nordafrica la Grecia, i Balcani, la Turchia e attraverso il levante (Siria, Israele, Territori Palestinesi, Libano, Giordania) e Iran, verso nord fino all’Ucraina, al sud della Siberia e Mongolia e ad est verso il nord-ovest della Cina.

Un certo numero di specie e molte ibridi crescono in giardini o come piante da vaso.

Il nome deriva dal turco «tullband», che significa copricapo, turbante, per la forma che il fiore sembra rappresentare.

Questo fiore ebbe una grande popolarità in Turchia nel XVI secolo durante il regno di Solimano il Magnifico, che lo volle sviluppare in numerose varietà ed impiantare in moltissimi territori.

Il significato del Tulipano è quello di amore vero.

Una leggenda popolare, infatti, racconta che questo fiore sia nato dal sangue di un giovane che si suicidò per una delusione d’amore.

Giglio.

Il giglio (Lilium) è un fiore appartenente alla famiglia Liliaceae.

Come l’iris, il genere Lilium è originario dell’Europa, dell’Asia e del Nord America; comprende piante con un’altezza da 80 cm a 2 m, dotate di bulbi a scaglie, disposti intorno ad un disco centrale, da cui originano inferiormente le radici, e superiormente lo stelo.

Le scaglie, a seconda della specie, sono più o meno larghe e differenti tra loro.

Le radici del bulbo sono perenni e non si rinnovano tutti gli anni come succede solitamente nelle piante bulbose; solo i gigli di origine cinese e giapponese, alla ripresa vegetativa, formano un palco di radici avventizie sullo stelo sopra il bulbo a fior di terra, che contribuiscono alla nutrizione delle parti aeree.

Le foglie generalmente lanceolate, più o meno strette con venature parallele, sono disposte attorno al fusto eretto, a volte in palchi, solitamente in ordine sparso.

I fiori hanno sei tepali (tre petali e tre sepali petaloidi), e sono terminali, spesso riuniti in numerose infiorescenze portate da lunghi steli, con forme e colori diversissimi, e spesso profumatissimi.

Nell’ambito religioso il giglio è un simbolo che ricorre spesso come emblema di candore, verginità e purezza derivati dal suo portamento e dal suo colore candido.

Secondo una leggenda un tempo i gigli erano gialli, ma quando la Vergine Maria si chinò per raccoglierne uno, al suo tocco il fiore cambiò colore diventando di un bianco candido.

Nella religione cristiana troviamo il giglio associato ad altri santi come ad esempio Santa Caterina da Siena, Sant’Antonio da Padova e all’Arcangelo Gabriele.

Il giglio si ritrova comunque spesso in molte raffigurazioni religiose e si potrebbe quasi pensare che sia un simbolo della santità stessa.

Garofano.

La specie “Dianthus Caryophyllus L.” è stata ottenuta attraverso innumerevoli incroci artificiali del giardiniere inglese Thomas Fairchild (1667-1729).

Il nome generico “Dianthus” deriva dal greco “fiore divino”, poiché, secondo la tradizione, rinvia ad un mito associato a Diana, dea della caccia.

Si narra infatti che, perduta d’amore per un aitante pastore, ma rabbiosa per il voto di castità a cui era sottoposto, Diana avesse strappato gli occhi dello sventurato giovane gettandoli in un prato che istantaneamente si popoló di delicati garofani.

Prima di essere ampiamente diffuso a scopo ornamentale dal vasto mercato dei fiori recisi, il garofano veniva utilizzato in profumeria e liquoristica.

Attualmente i suoi fiori sono impiegati dalla medicina tradizionale asiatica nel trattamento di infezioni, intestinali, come cardiotonici e per favorire la sudorazione a fini antipiretici.

Oleandro.

In antichità si credeva che l’oleandro non fosse originario della Colchide, un’antica regione caucasica ritenuta patria della magia, da cui proveniva Medea, figura ambigua della mitologia greca.

Nel V secolo a.C. lo storico ateniese Senofonte riferiva la vicenda di alcuni soldati inebriati e avvelenati da oleandri dai fiori rossi, mentre secondo il botanico Teofrasto di Ereso, la radice della pianta macerata nel vino rendeva il temperamento dell’uomo più dolce e allegro.

Oggi è noto che la pianta, ampiamente utilizzata per fini ornamentali e popolarmente conosciuto come “ammazzalasino”, contiene principi altamente tossici.

Alcuni dei suoi componenti sono tuttavia impiegati a scopo terapeutico per stimolare l’azione del cuore, portando ad un aumento della forza contrattile, ad una diminuzione della frequenza dei battiti e ad un miglioramento nella conduzione di stimoli dagli atri ai ventricoli