Dente di leone.

Il dente di leone, “taraxacum officinale”, appartiene alla famiglia delle composite.

E’ una pianta tipica delle regioni a clima temperato, conosciuta anche con il nome di tarassaco, soffione o radicchiella.

Cresce nei prati e nelle campagne, ha foglie dentate con delle profonde incisioni che arrivano fino alla base della pianta facendo unire le foglie.

I fiori sono di colore giallo intenso e sbocciano in primavera a partire dal mese di aprile.

I semi che compaiono dopo la sfioritura, sono riuniti in un pappo, ovvero in una piccola sfera pelosa che somiglia ad un pon-pon, hanno la caratteristica di volare via al minimo soffio di vento accompagnati da un “piccolo ombrellino” ed è proprio per questa loro caratteristica che il dente di leone è anche conosciuto con il nome di soffione.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, il dente di leone simboleggia la fiducia, la forza e la speranza.

Asfodelo.

L’Asphodelus è un genere di piante della famiglia Liliaceae (Asphodelaceae secondo la classificazione APG) che comprende diverse specie erbacee, note genericamente con il nome volgare di asfodelo.

L’Asfodelo contribuisce, per il suo stelo legnoso, come combustibile, ad accendere il fuoco nelle stufe a legna e nei caminetti, il suo nome (σφόδελος) (asphódelos) deriverebbe dal greco a = non, spodos = cenere, elos = valle, cioè “valle di ciò che non è stato ridotto in cenere”.

E’ una pianta perenne, che raggiunge il metro d’altezza, le sue radici sotterranee chiamate rizoma, sono costituite da mumerosi tubercoli commestibili difficili da estirpare perché molto profondi; nella prima guerra mondiale, venivano trasformati in farina per preparare un pane povero.

Considerata infestante dei pascoli, non è molto gradita dagli animali.

Vegeta nei bordi delle strade, in zone caratterizzate da terreni secchi e sassosi, poveri di humus e degradati, in genere troppo sfruttati dal il pascolo.

Ranuncolo.

Il ranuncolo o ranunculus asiaticus è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, che comprende ben 600 specie differenti, è diffuso in tutto il mondo ma è originario delle zone a clima freddo.

I fiori di ranuncolo assomigliano alle rose, ma a differenza di queste non sono profumati.

I colori possono essere molti: basta andare in un vivaio ben fornito per trovare il ranuncolo di colore bianco, giallo, rosso, rosa cipria ed è per questo che spesso vengono create delle bellissime composizioni di fiori recisi e bouquet dalle varie tonalità, utilizzando solo questo tipo di fiore.

Per quanto riguarda il significato, è possibile associare i fiori del ranuncolo alla simbologia classica dei colori: quelli gialli rappresentano la gelosia, quelli rossi la passione e quelli bianchi la purezza.

Nella tradizione cristiana, il ranuncolo viene chiamato anche botton d’oro: è visto come un fiore molto prezioso da portare in omaggio alla Madonna in occasione della Settimana Santa.

Il ranuncolo ama molto il sole e va esposto in una posizione adeguata.

Il luogo di esposizione migliore per un ranuncolo è esposto alla luce diretta del sole nelle ore meno calde e più protetto in quelle più calde.

Le proprietà curative della margherita.

Antinfiammatoria, lassativa, rilassante, calmante, anche per gli occhi: la margherita è semplicemente preziosa.

I fiori e le foglie in infusione, sono un ottimo rimedio contro l’ipertensione, sono inoltre astringenti e fanno anche da tè diaforetico.

Anche l’insonnia può migliorare grazie all’infuso di margherita.

Sempre foglie e fiori, possono aiutare la rimarginazione delle ferite, pestati sono invece applicati sulla pelle per eruzioni, arrossamenti, foruncoli e ascessi; fatti macerare creano invece un liquido efficace come antiparassitario.

Altre circostanze dove la margherita ha azione curativa, sono legate a infiammazioni e patologie dell’occhio, a stati infiammatori, tosse o problemi al sistema nervoso.

Questo fiore ha proprietà purgative ed è da alcuni usata, anche in caso di raffreddori non gravi.

Margherita.

La margherita diploide (nome scientifico Leucanthemum vulgare) è una pianta erbacea della famiglia delle Asteraceae, comunissima nei prati della penisola italiana.

Il nome del genere (Leucanthemum) deriva da due parole greche leukos (= bianco) e anthemon (= fiore) per il colore dei fiori.

Non ha un vero e proprio fusto, la margherita, ma una sorta di peduncolo che sbuca da un insieme di piccole foglie e regge il fiore, a pochi centimetri dal suolo.

Le uniche foglie che accompagnano il fiore sono alla base, allungate e ristrette verso il picciolo, con un profilo lievemente dentato, larghe 14-16 mm e lunghe 35-40 mm.

Molto comune in Europa, ma diffusa ovunque la margherita è senza dubbio uno dei fiori più famosi al mondo.

Le prime citazioni di questo fiore sono dello scrittore romano Plinio il Vecchio, ma compare anche nella mitologia nordica dove è eletta fiore sacro ad Ostara, dea della primavera.

Il nome inglese della margherita è un simpatico gioco di parole: “daisy” deriva da “day’s eye”, occhio del giorno, ispirato alla sua abitudine di riaprirsi ogni giorno al sorgere del sole.

Il suo nome scientifico ha tutt’altra origine: “Bellis” potrebbe derivare da Bellide, una delle barbare e crudeli figlie di Dànao, re di Argo, oppure dal termine latino bellum (= guerra), dato che guarisce le ferite.

Banalmente, ma molto probabilmente deriva invece dall’aggettivo latino bellus (= bello, grazioso), un omaggio alla sua delicata freschezza.

Il secondo nome, perennis, è solo per ricordare che il ciclo biologico del fiore è perenne.

 

Tulipano.

Tulipa è un genere di piante della famiglia delle Liliaceae.

Comprende specie bulbose alte 10–50 cm, tra cui alcune spontanee in Italia, note col nome comune di tulipano.

Il genere ha avuto origine nei monti del Pamir e nelle montagne dell’Hindu Kush e del Tien Shan.

L’ambito di crescita del genere si estende verso est dalla penisola iberica, attraverso il Nordafrica la Grecia, i Balcani, la Turchia e attraverso il levante (Siria, Israele, Territori Palestinesi, Libano, Giordania) e Iran, verso nord fino all’Ucraina, al sud della Siberia e Mongolia e ad est verso il nord-ovest della Cina.

Un certo numero di specie e molte ibridi crescono in giardini o come piante da vaso.

Il nome deriva dal turco «tullband», che significa copricapo, turbante, per la forma che il fiore sembra rappresentare.

Questo fiore ebbe una grande popolarità in Turchia nel XVI secolo durante il regno di Solimano il Magnifico, che lo volle sviluppare in numerose varietà ed impiantare in moltissimi territori.

Il significato del Tulipano è quello di amore vero.

Una leggenda popolare, infatti, racconta che questo fiore sia nato dal sangue di un giovane che si suicidò per una delusione d’amore.

Giglio.

Il giglio (Lilium) è un fiore appartenente alla famiglia Liliaceae.

Come l’iris, il genere Lilium è originario dell’Europa, dell’Asia e del Nord America; comprende piante con un’altezza da 80 cm a 2 m, dotate di bulbi a scaglie, disposti intorno ad un disco centrale, da cui originano inferiormente le radici, e superiormente lo stelo.

Le scaglie, a seconda della specie, sono più o meno larghe e differenti tra loro.

Le radici del bulbo sono perenni e non si rinnovano tutti gli anni come succede solitamente nelle piante bulbose; solo i gigli di origine cinese e giapponese, alla ripresa vegetativa, formano un palco di radici avventizie sullo stelo sopra il bulbo a fior di terra, che contribuiscono alla nutrizione delle parti aeree.

Le foglie generalmente lanceolate, più o meno strette con venature parallele, sono disposte attorno al fusto eretto, a volte in palchi, solitamente in ordine sparso.

I fiori hanno sei tepali (tre petali e tre sepali petaloidi), e sono terminali, spesso riuniti in numerose infiorescenze portate da lunghi steli, con forme e colori diversissimi, e spesso profumatissimi.

Nell’ambito religioso il giglio è un simbolo che ricorre spesso come emblema di candore, verginità e purezza derivati dal suo portamento e dal suo colore candido.

Secondo una leggenda un tempo i gigli erano gialli, ma quando la Vergine Maria si chinò per raccoglierne uno, al suo tocco il fiore cambiò colore diventando di un bianco candido.

Nella religione cristiana troviamo il giglio associato ad altri santi come ad esempio Santa Caterina da Siena, Sant’Antonio da Padova e all’Arcangelo Gabriele.

Il giglio si ritrova comunque spesso in molte raffigurazioni religiose e si potrebbe quasi pensare che sia un simbolo della santità stessa.

Garofano.

La specie “Dianthus Caryophyllus L.” è stata ottenuta attraverso innumerevoli incroci artificiali del giardiniere inglese Thomas Fairchild (1667-1729).

Il nome generico “Dianthus” deriva dal greco “fiore divino”, poiché, secondo la tradizione, rinvia ad un mito associato a Diana, dea della caccia.

Si narra infatti che, perduta d’amore per un aitante pastore, ma rabbiosa per il voto di castità a cui era sottoposto, Diana avesse strappato gli occhi dello sventurato giovane gettandoli in un prato che istantaneamente si popoló di delicati garofani.

Prima di essere ampiamente diffuso a scopo ornamentale dal vasto mercato dei fiori recisi, il garofano veniva utilizzato in profumeria e liquoristica.

Attualmente i suoi fiori sono impiegati dalla medicina tradizionale asiatica nel trattamento di infezioni, intestinali, come cardiotonici e per favorire la sudorazione a fini antipiretici.

Oleandro.

In antichità si credeva che l’oleandro non fosse originario della Colchide, un’antica regione caucasica ritenuta patria della magia, da cui proveniva Medea, figura ambigua della mitologia greca.

Nel V secolo a.C. lo storico ateniese Senofonte riferiva la vicenda di alcuni soldati inebriati e avvelenati da oleandri dai fiori rossi, mentre secondo il botanico Teofrasto di Ereso, la radice della pianta macerata nel vino rendeva il temperamento dell’uomo più dolce e allegro.

Oggi è noto che la pianta, ampiamente utilizzata per fini ornamentali e popolarmente conosciuto come “ammazzalasino”, contiene principi altamente tossici.

Alcuni dei suoi componenti sono tuttavia impiegati a scopo terapeutico per stimolare l’azione del cuore, portando ad un aumento della forza contrattile, ad una diminuzione della frequenza dei battiti e ad un miglioramento nella conduzione di stimoli dagli atri ai ventricoli