Modi di dire meneghini – Parte 1.

  • Va’ a BĂ gg a sonĂ  l’orghĂ©n.

(Va’ a Baggio a suonare l’organo.)

E’ un invito a fare qualcosa di impossibile visto che la chiesa di S. Apollinare situata appunto a Baggio era sprovvista dell’organo e pertanto nessuno lo poteva suonare.

 

  • OffellĂ©e fĂ  el tò mestĂ©e.

(Pasticciere, fa’ il tuo mestiere.)

Detto a chi vuole impicciarsi o mostrarsi esperto in faccende di cui non ha esperienza o che non lo riguardano. In altri termini: “a ognuno il suo”.

 

  • AndĂ  a Ăłff.

(Andare a scrocco.)

Risale al XIV secolo quando le imbarcazioni, che navigavano i Navigli per portare in cittĂ  i marmi destinati alla costruzione del Duomo, recavano la scritta A.U.Fa. cioè Ad “Usum Fabricae”, ovvero “materiale per la fabbrica (del Duomo)”. Grazie a quella scritta erano esenti dai dazi.

GiĂ  allora vi erano dei furbi che sfruttavano la dicitura senza averne il titolo, per appunto evitare di pagare i dazi.

 

  • RestĂ  lì cĂłme quĂ©ll de la maschĂ©rpa.

(Restare lì come quello del mascarpone.)

Si riferisce all’espressione sbigottita di chi rimane sorpreso da un avvenimento inaspettato.

Il detto risale alla dominazione austriaca, quando si dice che un uomo fosse solito evitare di pagare il dazio per l’importazione in città di generi alimentari nascondendoli sotto un voluminoso cilindro che indossava.

Un giorno però incontrò una bella signora, si levò il cappello in segno di galante riverenza e fece cadere a terra il mascarpone nascosto, svelando alle guardie il suo trucco.

 

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milanese vs italiano.

Un notevole avvicinamento del dialetto milanese all’italiano si è avuto, soprattutto nell’ultimo secolo, anche per via del fatto che chi parla milanese in genere parla anche italiano.

Tra le caratteristiche degne di nota si osserva che:

  • Ci sono piĂą vocali in milanese che in italiano.

In particolare, il milanese possiede anche le vocali anteriori arrotondate come /ø/ e /y/; inoltre, in certe posizioni la quantitĂ  vocalica in milanese può essere facilmente riconosciuta (per esempio: andĂ  “andare”, infinito / andaa “andato”, participio passato).

  • Quasi tutte le parole italiane di piĂą di una sillaba terminano in vocale, le terminazioni in consonante sono estremamente comuni in milanese.

Una conseguenza è che molte parole che in italiano sono piane diventano tronche in milanese.

  • Mentre i pronomi soggetto italiani derivano direttamente dal latino, i pronomi soggetto milanesi derivano dai pronomi dativi latini.

Questo fa assomigliare i pronomi soggetto milanesi ai pronomi oggetto o dativi italiani, ad esempio: mi (italiano: io), ti (italiano: tu), lu (italiano: lui), lee (italiano: lei), nümm (italiano: noi), viálter (italiano: voi), lór (italiano: loro o essi).

  • In milanese sono molto frequenti i verbi seguiti da una preposizione o un avverbio che ne cambia il significato.

Ad esempio trĂ  (tirare) può diventare: trĂ  via (gettare),  trĂ  foeura (rinvigorire)…

Questa costruzione corrisponde a quella dei verbi preposizionali inglesi (ad esempio: get up, get down, get off…).

  • I pronomi soggetto sono raddoppiati nella seconda e terza persona singolare. “Tu sei” diventa ti te seet in milanese; il primo ti è il pronome soggetto vero e proprio (e così come in italiano è opzionale), mentre il secondo te, normalmente un pronome dativo, è utilizzato per rinforzare il soggetto ed è necessariamente obbligatorio.
  • La negazione è situata generalmente dopo il verbo.

Questo significa che dove in italiano si direbbe “non sei”, il milanese permette le due forme ti te seet no e ti te seet minga.

Minga è un avverbio di negazione alternativo di cui svariate forme sono presenti in altri dialetti italiani e persino nell’italiano stesso, dove mica in maniera informale viene spesso aggiunto a non per rafforzare la negazione.

  • Le congiunzioni disgiuntive “o” e “oppure” vengono solitamente utilizzate con il comparativo “puttost che” ( italiano: piuttosto che).

Mentre in italiano le prime esprimono due scelte equivalenti: “vado in Duomo oppure in San Babila?”, l’espressione “piuttosto che” esprime una preferenza per un’opzione: “Solitamente prendo la metropolitana piuttosto che l’autobus”.

In milanese i due significati sono invece comunemente utilizzati entrambi: l’esatto significato della frase va quindi in base a cosa si desidera dire.