Margherita.

La margherita diploide (nome scientifico Leucanthemum vulgare) è una pianta erbacea della famiglia delle Asteraceae, comunissima nei prati della penisola italiana.

Il nome del genere (Leucanthemum) deriva da due parole greche leukos (= bianco) e anthemon (= fiore) per il colore dei fiori.

Non ha un vero e proprio fusto, la margherita, ma una sorta di peduncolo che sbuca da un insieme di piccole foglie e regge il fiore, a pochi centimetri dal suolo.

Le uniche foglie che accompagnano il fiore sono alla base, allungate e ristrette verso il picciolo, con un profilo lievemente dentato, larghe 14-16 mm e lunghe 35-40 mm.

Molto comune in Europa, ma diffusa ovunque la margherita è senza dubbio uno dei fiori più famosi al mondo.

Le prime citazioni di questo fiore sono dello scrittore romano Plinio il Vecchio, ma compare anche nella mitologia nordica dove è eletta fiore sacro ad Ostara, dea della primavera.

Il nome inglese della margherita è un simpatico gioco di parole: “daisy” deriva da “day’s eye”, occhio del giorno, ispirato alla sua abitudine di riaprirsi ogni giorno al sorgere del sole.

Il suo nome scientifico ha tutt’altra origine: “Bellis” potrebbe derivare da Bellide, una delle barbare e crudeli figlie di Dànao, re di Argo, oppure dal termine latino bellum (= guerra), dato che guarisce le ferite.

Banalmente, ma molto probabilmente deriva invece dall’aggettivo latino bellus (= bello, grazioso), un omaggio alla sua delicata freschezza.

Il secondo nome, perennis, è solo per ricordare che il ciclo biologico del fiore è perenne.

 

10 Curiosità sui pinoli.

  1. Gli antichi greci e gli antichi romani consideravano i pinoli afrodisiaci e raccomandavano di consumarli con miele e mandorle prima di coricarsi, per avere migliori prestazioni.
  2. I pinoli cinesi hanno un retrogusto amaro, a differenza di quelli pachistani, più dolci e oleosi.
  3. I pinoli sono reperibili, già sgusciati e al naturale, nella grande distribuzione e nei negozi di alimentazione biologica. Il loro prezzo è elevato e può arrivare a raggiungere anche i 100 euro al kg per le varietà più pregiate, 60 per quelle più comuni.
  4.  Un tempo la raccolta dei pinoli era rischiosa: i coglitori si arrampicavano sugli alberi. Facevano parte di squadre di operai divisi in scuotitori, coglitori, raccattini, caricatori e barrocciai.
  5. Il pinolo è un seme “vecchio”: deve maturare ben tre anni nelle pigne prima di essere raccolto.
  6. I pinoli sono ricchi di zinco: in una porzione di 34 grammi vi sono ben 1,4 mg di zinco.
  7. Il pino da pinoli per eccellenza è quello domestico europeo, Pinus pinea, detto anche “umbrella pine” a causa della sua ampia chioma convessa.
  8. Mantengono giovani grazie alla loro ricchezza in antiossidanti; le loro vitamine e la luteina proteggono le cellule dall’azione dei radicali liberi.
  9. Sono ipercalorici (600 Kcal per 100 gr) ma nello stesso tempo contengono particolari sostanze, come l’acido pinoleico, che incoraggiano gli ormoni che limitano il senso della fame, seppur temporaneamente.
  10. I pinoli vanno conservati in luogo fresco ed asciutto perché sono molto sensibili all’umidità e tendono ad ammuffire.

Espresso e cappuccino: etimologia e storia.

Se l’etimologia della parola caffè è forse più nota, non tutti sanno qual è la ragione per cui l’espresso si chiama così.

All’estero vige la convinzione che il nome derivi dal fatto che per preparare il caffè sia necessario mettere in infusione la polvere sotto pressione.

Non si tratta di un vero e proprio errore, ma il punto è che questo procedimento non era stato pensato per ottenere una bevanda particolarmente densa, ma per accelerare i tempi della preparazione, da cui “espresso” inteso come veloce.

Anche l’origine del nome “cappuccino” affonda le sue radici nella storia.

Torniamo indietro all’apertura, a Vienna, del primo Caffè proprio nell’anno in cui il monaco cappuccino Marco d’Aviano arrivò alla corte dell’imperatore Leopoldo I con il tipico cappo marrone chiaro dei monaci cappuccini.

Proprio dello stesso colore del caffè mescolato al latte; notando questa somiglianza i tedeschi coniarono il nome per la bevanda di origine italiana.

10 Curiosità sul cetriolo.

  1. Esistono diverse teorie sulle sue origini. Per alcuni, la pianta è originaria dell’Himalaya, per altri proviene dall’Africa.
  2. In Europa la coltivazione è relativamente recente: la pianta fu portata in Inghilterra dalle colonie all’inizio del 1800 e poi diffusa in tutto il continente.
  3. Il cetriolo è un ortaggio appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, originario dell’India.
  4. Il suo nome scientifico è “Cucumis sativus” e viene coltivato sin dall’antichità a scopo alimentare.
  5. Esistono dozzine di diverse varietà di cetrioli coltivati ​​in tutto il mondo, ma oggi sono disponibili per lo più tre principali “cultivar”: il cetriolino, i cetrioli senza semi e la varietà da utilizzare per preparare i sottaceto (cetriolo kirby).
  6. Composto per il 96% da acqua è pressoché privo di calorie e quindi adatto nelle diete dimagranti.
  7. È un ortaggio tipicamente estivo da consumarsi crudo in insalata.
  8. I cetrioli inoltre si prestano a molti trattamenti di bellezza proprio per il loro potere rinfrescante e lenitivo, soprattutto per le scottature solari.
  9. È inoltre l’ingrediente principe della salsa greca a base di yogurt e aglio chiamata Tzatziki.
  10. Il cetriolo aiuta a ridurre il gonfiore, le borse e le occhiaie. Inoltre, consente di mantenere la pelle intorno agli occhi ben idratata: bastano due fettine di cetriolo per alleviare la stanchezza ed il rossore degli occhi. Per questo è buon consiglio includere il cetriolo come valido ingrediente naturale della beauty routine quotidiana.

L’origine della marmellata.

La leggenda dell’origine della parola “marmellata”, sarebbe strettamente legata agli agrumi.

Si dice infatti che Maria de’ Medici, malata di scorbuto, ossia di carenza di vitamina C, avesse ordinato di mandare a corte i migliori agrumi di Sicilia.

Per questi frutti che partivano da Palermo e dovevano affrontare il lungo viaggio fino in Francia, i cuochi italiani trovarono un sistema per conservarli, bollendoli con l’aggiunta di miele.

Queste casse partivano poi alla volta della corte di Maria de’ medici, contrassegnate con la scritta “pour Marie malade” ossia “per Marie ammalata”, da qui per assonanza la parola marmellata e la differenza fondamentale tra marmellata e confettura.

La prima infatti può essere solo di agrumi, mentre la seconda è a base di qualsiasi altro tipo di frutto.

L’etimologia del nome “Milano”.

Diverse sono le ipotesi sull’origine del nome “Milano”, alcune celtiche, altre latine:
1. Celtica: “Medhelan” →  “luogo di perfezione” della Dea Belisame.
2. Celtica: “Medhelan” → “medhe = centro” – “lanon = santuario”.
3. Latina: “Mediolanum” → “medium = semi” – “lanum = lanuta”.
4. Latina: “Mediolanum” → “medium = in mezzo” – “planum = piano”.
5. Latina: “Mediolanum” →  “Mediolano” latinizzazione di parola celtica “centro (politico o religioso) del territorio”.
Inoltre è presente una particolare versione sull’origine del nome che può essere ricondotto a “Milano”:
MESIOLANO: di cui ̬ presente un graffito in lingua celtico Рleponzia o insubrica e caratteri nord Рetruschi, rinvenuto in Via San Vito 7 lungo il tracciato delle mura romane a Milano.
scritta_mesiolano
Le lettere K, T e P sono scritte in maiuscolo, perché il Lepontico non distingueva tra occlusiva sorda e sonora, per cui la lettera K può rappresentare “k” o “g”, la P può rappresentare “p” o “b” e la T può rappresentare “t” o “d”.