La leggenda dei soffioni.

Si narra che Teseo mangiò per 30 giorni di fila solo denti di leone allo scopo di diventare abbastanza forte da affrontare e sconfiggere il Minotauro.

In passato, applicando la cosiddetta ‘teoria delle Segnature’, si riteneva che il soffione avesse il potere di curare l’itterizia.

Secondo questa teoria, ogni pianta o frutto rispecchia nella forma o nel colore quella parte o quell’organo del corpo umano che è destinata a curare.

Quindi, i fiori gialli del tarassaco, per segnatura del colore, erano idonei a curare l’ittero e i disturbi del fegato.

Oggi sappiamo che effettivamente il tarassaco è utile nella cura del fegato, anche se il motivo non risiede nel colore dei fiori.

Il soffione è legato all’idea del distacco e del viaggio.

I semi di questo fiore sembrano rappresentare perfettamente le fasi del ciclo della vita che ognuno di noi è destinato a compiere.

Inizialmente i semi sono legati al pappo, la loro appendice soffice e sembra non vogliano staccarsene.

Poi pian piano si lasciano trasportare dal vento, dapprima timorosi, man mano sempre più impavidi, pronti a intraprendere un nuovo viaggio, a sperimentare nuove avventure.

Superata la paura iniziale, si lasciano andare al flusso della vita, curiosi di nuove scoperte, pronti a generare nuova vita.

Soffioni.

Il soffione è un fiore perenne, tipico dei climi temperati, che cresce spontaneamente praticamente ovunque: sul ciglio delle strade, ai margini dei campi coltivati, nei prati, di zone pianeggianti, collinari e montuose, fino a un’altitudine di circa 2000 metri.

Si riproduce in maniera talmente rapida da invadere i terreni coltivati, tanto che, soprattutto in passato, il soffione o tarassaco era considerato, una pianta infestante da estirpare.

Data la sua spontaneità e ubiquità, sembrerebbe un fiore di scarso pregio, invece il soffione ha moltissime proprietà medicinali e un profondo significato simbolico.

Gli sono stati attribuiti poteri magici e ha ispirato più di una leggenda.

Il nome soffione deriva dalla particolare caratteristica che lo contraddistingue: dopo la sfioritura, infatti, i semi si raccolgono in una sfera piumosa simile a un pon pon, pronti a disperdersi al primo soffio di vento.

Il soffione è chiamato anche tarassaco, o dente di leone, per la forma seghettata e dentellata delle sue foglie.

Nel linguaggio dei fiori, il soffione simboleggia la forza, la speranza e la fiducia.

La leggenda dei papaveri.

Si narra che un giorno, nel mese di giugno Proserpina, la bellissima figlia di Giove e della dea della Terra, mentre coglieva fiori in un prato di Sicilia fu rapita da Plutone, dio degli inferi, che volle farla sua sposa.

Quando la madre Demetra venne a sapere che la figlia avrebbe trascorso il resto dell’esistenza nel mondo sotterraneo, si disperò e corse a chiedere aiuto a Giove che però non fece nulla, cercando addirittura di incoraggiare l’unione della figlia che sarebbe diventata regina.

Demetra in preda al dolore decise di non occuparsi più della Terra.

A quel punto Giove, preoccupato della morte delle creature, convinse Plutone a lasciar tornare Proserpina per almeno sei mesi ogni anno.

Così fu e leggenda vuole che quando la regina ritorna sulla terra sbocciano i papaveri, che con il loro colore rosso, ricordano alla dea la passione dello sposo che l’aspetta negli inferi.

Papavero.

Il papavero è una pianta che appartiene alla famiglia delle papaveraceae, che cresce sia in Europa che in Asia.

Il papavero è una pianta annuale o perenne che cresce sia nei campi coltivati che in maniera spontanea ai margini delle strade.

In una sola stagione riesce a produrre anche 400 fiori e può raggiungere anche gli 80 centimetri di altezza.

I fiori sbocciano da maggio a settembre e hanno un colore rosso porpora con l’interno cerchiato di nero.

Le foglie sono di colore verde ricoperte, come il fusto, di una sottile peluria.

Il suo organo di propagazione è rappresentato dai semi di papavero.

Esistono tante specie di papaveri, tra i più conosciuti ci sono il papavar somniferum, ovvero il papavero da oppio con fiori oltre che rossi anche bianchi, rosa e viola, poi c’è il papaver rhoeas, quello comune, che è la specie più diffusa e si trova nei campi, soprattutto di grano e ancora il papaver nudicaule o papavero d’Islanda che è tossico seppur con colori straordinari che variano dal giallo all’arancio.

La leggenda dei tulipani.

Una leggenda persiana racconta l’origine dei tulipani.

C’era una volta un giovane di nome Shirin innamorato della bella Ferhad, un amore ricambiato ma destinato ad essere spezzato.

Secondo la leggenda Shirin era partito in cerca di fortuna, lasciando la sua amata.

Per molto tempo, la donna aveva atteso il suo ritorno, un giorno mentre vagava alla ricerca del ragazzo, cadde su delle pietre aguzze e pianse con la consapevolezza che sarebbe morta senza rivedere Shirin.

Le sue lacrime si mescolarono al sangue e cadendo goccia dopo goccia sul terreno, si trasformarono in bellissimi fiori rossi: i tulipani.

Da allora tutte le primavere questi fiori tornano a fiorire in ricordo di questo amore infelice.

Tulipano.

Tulipa è un genere di piante della famiglia delle Liliaceae.

Comprende specie bulbose alte 10–50 cm, tra cui alcune spontanee in Italia, note col nome comune di tulipano.

Il genere ha avuto origine nei monti del Pamir e nelle montagne dell’Hindu Kush e del Tien Shan.

L’ambito di crescita del genere si estende verso est dalla penisola iberica, attraverso il Nordafrica la Grecia, i Balcani, la Turchia e attraverso il levante (Siria, Israele, Territori Palestinesi, Libano, Giordania) e Iran, verso nord fino all’Ucraina, al sud della Siberia e Mongolia e ad est verso il nord-ovest della Cina.

Un certo numero di specie e molte ibridi crescono in giardini o come piante da vaso.

Il nome deriva dal turco «tullband», che significa copricapo, turbante, per la forma che il fiore sembra rappresentare.

Questo fiore ebbe una grande popolarità in Turchia nel XVI secolo durante il regno di Solimano il Magnifico, che lo volle sviluppare in numerose varietà ed impiantare in moltissimi territori.

Il significato del Tulipano è quello di amore vero.

Una leggenda popolare, infatti, racconta che questo fiore sia nato dal sangue di un giovane che si suicidò per una delusione d’amore.

Giglio.

Il giglio (Lilium) è un fiore appartenente alla famiglia Liliaceae.

Come l’iris, il genere Lilium è originario dell’Europa, dell’Asia e del Nord America; comprende piante con un’altezza da 80 cm a 2 m, dotate di bulbi a scaglie, disposti intorno ad un disco centrale, da cui originano inferiormente le radici, e superiormente lo stelo.

Le scaglie, a seconda della specie, sono più o meno larghe e differenti tra loro.

Le radici del bulbo sono perenni e non si rinnovano tutti gli anni come succede solitamente nelle piante bulbose; solo i gigli di origine cinese e giapponese, alla ripresa vegetativa, formano un palco di radici avventizie sullo stelo sopra il bulbo a fior di terra, che contribuiscono alla nutrizione delle parti aeree.

Le foglie generalmente lanceolate, più o meno strette con venature parallele, sono disposte attorno al fusto eretto, a volte in palchi, solitamente in ordine sparso.

I fiori hanno sei tepali (tre petali e tre sepali petaloidi), e sono terminali, spesso riuniti in numerose infiorescenze portate da lunghi steli, con forme e colori diversissimi, e spesso profumatissimi.

Nell’ambito religioso il giglio è un simbolo che ricorre spesso come emblema di candore, verginità e purezza derivati dal suo portamento e dal suo colore candido.

Secondo una leggenda un tempo i gigli erano gialli, ma quando la Vergine Maria si chinò per raccoglierne uno, al suo tocco il fiore cambiò colore diventando di un bianco candido.

Nella religione cristiana troviamo il giglio associato ad altri santi come ad esempio Santa Caterina da Siena, Sant’Antonio da Padova e all’Arcangelo Gabriele.

Il giglio si ritrova comunque spesso in molte raffigurazioni religiose e si potrebbe quasi pensare che sia un simbolo della santità stessa.

Gelsomino

Il gelsomino, (trachelospermum jasminoides), appartiene alla famiglia delle apocynaceae, è originario del medio ed estremo Oriente e dell’America meridionale.

Si tratta di un arbusto rampicante che può raggiungere un’altezza massima di 4-6 metri, gli esili rami si sviluppano su un tronco sottile, hanno la tendenza ad arrampicarsi sulle superfici vicine ma qualora non trovino appiglio si lasciano cadere al suolo.

Il gelsomino comprende circa 200 specie arbustive e rampicanti, le più note e coltivate come piante ornamentali sono il Gelsomino comune, il Gelsomino di Spagna, il Gelsomino trifogliato e il Gelsomino marzolino.

I fiori sono comunemente piccoli e di colore bianco, però esistono anche specie i cui fiori hanno sfumature di rosa sulla parte inferiore dei petali.

Il gelsomino fu una pianta molto apprezzata dagli antichi lo dimostra, infatti, anche la scoperta di suoi piccolissimi frammenti rinvenuti sulla mummia di un faraone, nella necropoli di Deir-el-Bahri in Egitto.

Nei paesi arabi è diffusa ancora oggi la credenza che il paradiso sia profumato di gelsomino.

 

Garofano.

La specie “Dianthus Caryophyllus L.” è stata ottenuta attraverso innumerevoli incroci artificiali del giardiniere inglese Thomas Fairchild (1667-1729).

Il nome generico “Dianthus” deriva dal greco “fiore divino”, poiché, secondo la tradizione, rinvia ad un mito associato a Diana, dea della caccia.

Si narra infatti che, perduta d’amore per un aitante pastore, ma rabbiosa per il voto di castità a cui era sottoposto, Diana avesse strappato gli occhi dello sventurato giovane gettandoli in un prato che istantaneamente si popoló di delicati garofani.

Prima di essere ampiamente diffuso a scopo ornamentale dal vasto mercato dei fiori recisi, il garofano veniva utilizzato in profumeria e liquoristica.

Attualmente i suoi fiori sono impiegati dalla medicina tradizionale asiatica nel trattamento di infezioni, intestinali, come cardiotonici e per favorire la sudorazione a fini antipiretici.

Oleandro.

In antichità si credeva che l’oleandro non fosse originario della Colchide, un’antica regione caucasica ritenuta patria della magia, da cui proveniva Medea, figura ambigua della mitologia greca.

Nel V secolo a.C. lo storico ateniese Senofonte riferiva la vicenda di alcuni soldati inebriati e avvelenati da oleandri dai fiori rossi, mentre secondo il botanico Teofrasto di Ereso, la radice della pianta macerata nel vino rendeva il temperamento dell’uomo più dolce e allegro.

Oggi è noto che la pianta, ampiamente utilizzata per fini ornamentali e popolarmente conosciuto come “ammazzalasino”, contiene principi altamente tossici.

Alcuni dei suoi componenti sono tuttavia impiegati a scopo terapeutico per stimolare l’azione del cuore, portando ad un aumento della forza contrattile, ad una diminuzione della frequenza dei battiti e ad un miglioramento nella conduzione di stimoli dagli atri ai ventricoli