Gelsomino

Il gelsomino, (trachelospermum jasminoides), appartiene alla famiglia delle apocynaceae, è originario del medio ed estremo Oriente e dell’America meridionale.

Si tratta di un arbusto rampicante che può raggiungere un’altezza massima di 4-6 metri, gli esili rami si sviluppano su un tronco sottile, hanno la tendenza ad arrampicarsi sulle superfici vicine ma qualora non trovino appiglio si lasciano cadere al suolo.

Il gelsomino comprende circa 200 specie arbustive e rampicanti, le più note e coltivate come piante ornamentali sono il Gelsomino comune, il Gelsomino di Spagna, il Gelsomino trifogliato e il Gelsomino marzolino.

I fiori sono comunemente piccoli e di colore bianco, però esistono anche specie i cui fiori hanno sfumature di rosa sulla parte inferiore dei petali.

Il gelsomino fu una pianta molto apprezzata dagli antichi lo dimostra, infatti, anche la scoperta di suoi piccolissimi frammenti rinvenuti sulla mummia di un faraone, nella necropoli di Deir-el-Bahri in Egitto.

Nei paesi arabi è diffusa ancora oggi la credenza che il paradiso sia profumato di gelsomino.

 

Annunci

Garofano.

La specie “Dianthus Caryophyllus L.” è stata ottenuta attraverso innumerevoli incroci artificiali del giardiniere inglese Thomas Fairchild (1667-1729).

Il nome generico “Dianthus” deriva dal greco “fiore divino”, poiché, secondo la tradizione, rinvia ad un mito associato a Diana, dea della caccia.

Si narra infatti che, perduta d’amore per un aitante pastore, ma rabbiosa per il voto di castità a cui era sottoposto, Diana avesse strappato gli occhi dello sventurato giovane gettandoli in un prato che istantaneamente si popoló di delicati garofani.

Prima di essere ampiamente diffuso a scopo ornamentale dal vasto mercato dei fiori recisi, il garofano veniva utilizzato in profumeria e liquoristica.

Attualmente i suoi fiori sono impiegati dalla medicina tradizionale asiatica nel trattamento di infezioni, intestinali, come cardiotonici e per favorire la sudorazione a fini antipiretici.

Oleandro.

In antichità si credeva che l’oleandro non fosse originario della Colchide, un’antica regione caucasica ritenuta patria della magia, da cui proveniva Medea, figura ambigua della mitologia greca.

Nel V secolo a.C. lo storico ateniese Senofonte riferiva la vicenda di alcuni soldati inebriati e avvelenati da oleandri dai fiori rossi, mentre secondo il botanico Teofrasto di Ereso, la radice della pianta macerata nel vino rendeva il temperamento dell’uomo più dolce e allegro.

Oggi è noto che la pianta, ampiamente utilizzata per fini ornamentali e popolarmente conosciuto come “ammazzalasino”, contiene principi altamente tossici.

Alcuni dei suoi componenti sono tuttavia impiegati a scopo terapeutico per stimolare l’azione del cuore, portando ad un aumento della forza contrattile, ad una diminuzione della frequenza dei battiti e ad un miglioramento nella conduzione di stimoli dagli atri ai ventricoli

Pero.

La piacevole dolcezza della pera e la sua molteplicità di forme sono qualità che il pero comune ha sviluppato per nutrirci, deliziarci, ispirarci e perfino inebriarci.

Il “Pyrus communis” è infatti una specie che non esiste spontanea, ma solo coltivata dall’uomo.

La diffusione del frutto ebbe il suo culmine tra il 1750 ed il 1850, conosciuto come “il secolo d’oro della pera” durante il quale si arrivó a creare più di mille varietà differenti della pianta.

Oltre ad un largo impiego alimentare, la pera era utilizzata per la preparazione di medicamenti come il “liquamen castimoniale”, una bevanda di castità ottenuta pressando il frutto con il sale fino ad ottenere una poltiglia che veniva conservata, per almeno tre mesi, in piccole botti e quindi addizionata, con un estratto, in vino di cumino nero.

In epoca più recente le foglie della pianta sono state impiegate nella cura di patologie urinarie, mentre i frutti servivano come diuretici e per ridurre il livello di acido urico nel sangue.

Rosa.

Dotata di forti spine ricurve e di fragranti fiori a petali rosa o bianchi, la “Rosa damascena” è un arbusto nato dall’ibridazione tra la “Rosa gallica” e la “Rosa phoenicia” e diffuso nel mondo dai crociati di ritorno dalla Terrasanta.

La sua fragranza l’ha resa una delle rose più importanti per l’industria profumiera, al punto che oggi la sua coltivazione caratterizza vaste aree, come alla valle Kazanlak in Bulgaria, dove secondo la leggenda fu introdotta da Alessandro Magno.

La raccolta dei fiori si effettua manualmente prima che essi sboccino del tutto.

Gli effetti farmacologici della “Rosa damascena” coinvolgono principalmente il sistema nervoso e sono ipnotici, analgesici e anticonvulsivanti.

La pianta agisce anche sul sistema cardiovascolare e possiede proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie e antiossidanti.

Secondo alcuni studi è utile anche in caso di infiammazione della cistifellea e di calcoli biliari.

La Borragine.

Non esistono notizie certe sull’origine botanica della borragine officinale, né precisi riscontri scientifici sui suoi passati utilizzi.

Secondo alcuni interpreti, la pianta costituiva l’ingrediente segreto del “Nepenthes” omerico, prodigiosa bevanda in grado di donare l’oblio, mentre gli autori classici ritenevano che la sua assunzione rendesse l’uomo euforico.

Nel corso del cinquecento il botanico senese Pietro Andrea Mattioli, annotava che in antichità la specie veniva impiegata per curare malinconia e tristezza ed è noto inoltre che i Celti se ne servissero per infondere coraggio ai guerrieri prima della battaglia.

Oggi i semi di borragine sono riconosciuti come una delle migliori fonti vegetali di acidi grassi essenziali.

Le altre parti della pianta, fiori, foglie, frutti, fusto e radici, contengono sostanze tossiche per il fegato ed il loro impiego alimentare e medico è dunque sconsigliato.

L’impiego alimentare delle foglie richiede estrema moderazione.

L’Orto Botanico di Brera.

L’Orto Botanico di Brera è una romantica oasi di verde stretta tra gli edifici del centro di Milano, adiacente alla facciata sud del Palazzo di Brera.

Ha una lunga storia: fin dal XIV secolo era luogo di meditazione e di coltivazione per i padri Umiliati e poi, dal XVI secolo, per i Gesuiti.

Nel 1774-1775 fu istituito come Orto Botanico di Brera, nel contesto dell’azione di rinnovo e fondazione di enti pubblici di formazione e ricerca, voluto dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, che fece di Palazzo Brera un vivace centro culturale della Milano del secondo Settecento, riferimento per l’arte, le lettere e le scienze.

Fu a lungo sede di alta formazione in farmacia e medicina, mediante la coltivazione di specie medicinali.

Subì alterne vicissitudini fino al 1935, quando fu annesso all’Università degli studi di Milano, che lo gestisce ancora oggi.

Nel 2001 ha riaperto al pubblico dopo il restauro che ha riportato in luce l’originale disegno, caratterizzato da due suggestive vasche ellittiche, dall’arboreto e da fitte aiuole

La Marruca.

Descritta formalmente nel 1768 dal botanico scozzese Philip Miller, la marruca è un arbusto perenne, cespuglioso, con rami dotati di spine pungenti, rigide, acutissime e ineguali, la più lunga diritta, la più breve ricurva.

I frutti hanno forma di disco e sapore di mela essiccata.

I reperti fossili indicano Europa meridionale e Asia occidentale come zone d’origine della specie, che poi si diffuse naturalizzandosi in altre regioni, tra cui il Nord Africa, dove era utilizzata come pianta medicinale e per la realizzazione di recinzioni.

Plinio riteneva invece che la marruca provenisse da Paliurus, una località situata nei pressi del golfo di Bomba, lungo la costa libica.

La medicina tradizionale impiega i frutti di “Paliurus spina-christi” a scopo diuretico, nel trattamento di calcoli e per ridurre i livelli plasmatici di colesterolo.

Secondo studi recenti, i principi attivi della marruca possiedono anche consistenti proprietà antimicrobiche.

Alloro.

Nei luoghi soleggiati in cui cresce l’olivo, vegeta spontaneamente l’unica specie della flora italiana appartenente alla straordinaria famiglia delle “Lauraceae”, a cui appartengono piante caratterizzate dalla presenza di oli volatili e dal sapore speziato, come la cannella, la canfora e l’avocado.

I greci e i romani utilizzavano l’alloro intrecciato a forma di corona per celebrare poeti, guerrieri e atleti.

Antichi erano anche gli impieghi terapeutici della pianta: già Ippocrate e Plinio prescrivevamo l’olio delle sue bacche per dolori nevralgici di varia natura.

Oggi, per l’elevato contenuto di oli essenziali stimolanti, carminativi e antispasmodici, le foglie del “Laurus nobilis” vengono considerate un rimedio utile per i disturbi dell’apparato digerente.

L’olio che si ottiene dalla spremitura delle bacche, conosciuto come “olio laurino”, è indicato invece nella terapia locale dei dolori reumatici.

Le mille facce della rosa.

Nel linguaggio dei fiori, la Rosa, è simbolo per eccellenza della grazia e della bellezza.

La Rosa Rossa: rappresenta il desiderio, la passione, la gioia e la bellezza.

Non a caso il rosso rappresenta il colore dell’amore.

La Rosa Bianca: è il fiore della luce; simboleggia l’innocenza e la purezza.

La Rosa Bianca e Rossa: rappresentano l’unione di fuoco ed acqua, una specie di unione degli opposti.

La Rosa Blu: rappresenta il mistero e la saggezza.

La Rosa Rosa: si può regalare in segno di amicizia e affetto.

La Rosa Arancione: simboleggia il fascino.

La Rosa Corallo: simboleggia il desiderio.

La Rosa Gialla acceso: indica la gelosia.

La Rosa Gialla pallida esprime la titubanza in amore, cioè che richiede conferme.

La Rosa Gialla ornata di Rosso: indica l’amore tenero ed eterno.

La Rosellina selvatica: simboleggia l’innocenza.