La leggenda del mandorlo.

La mitologia greca narra di una principessa della Tracia, di nome Fillide, che incontrò Demofonte, figlio di Teseo, sbarcato nel suo regno per una sosta durante la navigazione verso la città di Troia.

I due giovani si innamorarono perdutamente, ma Demofonte fu costretto a proseguire il suo viaggio con gli Achei, per combattere nella guerra di Troia.

La giovane principessa, dopo 10 anni di guerra, non vedendolo tornare con le navi vittoriose, si lasciò morire per la disperazione.

La dea Atena, commossa da questa struggente storia d’amore, trasformo la ragazza in un mandorlo.

Demofonte in realtà non era morto e quando seppe che la ragazza era stata trasformata in un albero, abbracciò la pianta, che, per ringraziare delle carezze ricevute, fece prorompere dai suoi nudi rami, candidi fiori.

La leggenda russa della Babushka.

Anche in Russia c’è una Befana, o una “Donna del Natale”, come la chiamano i bambini.

C’era una volta una signora che si chiamava Babushka, che era una grande massaia e aveva la casa più bella e pulita del circondario: passava il suo tempo a strofinare, pulire e spolverare qualsiasi cosa e quando non puliva e spolverava, cucinava pietanze deliziose in grande quantità.

La verità però era che Babushka era così presa da tutte le sue faccende domestiche perché cercava di non pensare a un grande dolore: aveva perso infatti da poco il suo unico figlio piccolo e la cosa la rendeva molto triste.

Si dice che aveva messo in un cesto tutti i regali del suo bambino e non aveva voluto vederli più, tant’è che erano l’unica cosa piena di polvere in quella casa.

Una notte, mentre lei come al solito puliva e puliva, vennero a bussare alla sua porta alcuni pastori infreddoliti.

Babushka era una brava persona e quando questi le chiesero un tetto sopra la testa e qualcosa da mangiare lei aprì la porta e li aiutò in tutto quello che poteva, chiedendo contemporaneamente “ma che ci fate fuori con questo freddo terribile? Siete matti?”

I pastori le risposero che stavano seguendo una stella, una stella che indicava il luogo in cui era nato un bambino molto speciale, re del cielo e della terra e che se voleva sarebbe potuta andare con loro.

Babushka rispose di sì ma in realtà era un po’ dubbiosa: un altro bambino? E se vederlo avesse risvegliato in lei quel dolore che cercava di sopire?

Passò quindi un giorno a pulire tutta la casa di nuovo.

Passarono altri pastori che la invitarono a unirsi a loro e lei continuò a rispondere che li avrebbe seguiti ma poi trascorreva un altro giorno a pulire la casa e non partiva mai.

Finalmente al terzo giorno decise di portare un regalo a questo bambino, andò al cesto dei giocattoli, li pulì tutti e partì alla volta della stalla, però lo fece troppo tardi!

Quando arrivò infatti Maria e Giuseppe se n’erano andati e Babushka, che era carica di giocattoli, rimase lì un attimo indecisa sul da farsi, finché non ebbe un’idea: avrebbe continuato a cercare questo bambino divino e a ogni bambino che avesse incontrato sulla sua strada avrebbe lasciato un giocattolo così, da rendere felici tutti i piccoli.

La leggenda di Babbo Natale.

Il Natale è una festa ricca di luci, di gioia e di allegria.

Il periodo antecedente al giorno di Natale è ideale per raccontarsi leggende o storie su questa festività così sentita e importante.

 

La leggenda di Babbo Natale

 

Una storia di Natale che in molti amano raccontare è quella che narra le origini di Babbo Natale.

In realtà esistono tantissime versioni diverse della storia delle sue origini.

Quella che però c’è maggiormente nell’immaginario collettivo di tutti è la storia che viene raccontata ai bambini, che narra di un vecchino di nome Natale, sempre intento a coltivare il suo orto al Polo Nord.

Natale era un vecchietto con una lunga barba bianca, molto simpatico e generoso, aiutava sempre tutti ed un giorno decise che quello che già faceva non era abbastanza.

Voleva aiutare tutti i bambini del mondo offrendo loro un po’ di gioia.

Ma come fare? Ad aiutarlo ci pensò un piccolo angelo mandato da Gesù che, per premiare la generosità di Natale, lo proclamò papà di tutti i bambini e gli fece il dono di lavorare il legno.

Cosi, Babbo Natale iniziò ad intagliare bambole, trenini, pupazzi e tanti altri giochi da donare ai bambini.

Da quel momento, ogni anno la sera della Vigilia, Babbo Natale sale in sella alla sua slitta trainata da 8 renne a cui Gesù bambino fece il dono di poter volare, e consegna ai bambini buoni tutti i regali.

La leggenda della Rosa di Natale.

Il Natale è una festa ricca di luci, di gioia e di allegria.

Il periodo antecedente al giorno di Natale è ideale per raccontarsi leggende o storie su questa festività così sentita e importante.

La leggenda della Rosa di Natale

 

La figlia piccola di un pastore era intenta ad accudire il gregge del padre in un pascolo vicino Betlemme, quando vide degli altri pastori che camminavano speditamente verso la città.

Si avvicinò e chiese loro dove andavano.

I pastori risposero che quella notte era nato il bambino Gesù e che stavano andando a rendergli omaggio portandogli dei doni.

La bambina avrebbe tanto voluto andare con i pastori per vedere il Bambino Gesù, ma non aveva niente da portare come dono.

I pastori andarono via e lei rimase da sola e triste, così triste che cadde in ginocchio piangendo.

Le sue lacrime cadevano nella neve e la bimba non sapeva che un angelo aveva assistito alla sua disperazione.

Quando abbassò gli occhi si accorse che le sue lacrime erano diventate delle bellissime rose di un colore rosa pallido.

Felice, si alzò, le raccolse e partì subito verso la città.

Regalò il mazzo di rose a Maria come dono per il figlio appena nato.

Da allora, ogni anno nel mese di dicembre fiorisce questo tipo di rosa per ricordare al mondo intero del semplice regalo fatto con amore dalla giovane figlia del pastore.

La leggenda delle palline di Natale.

Il Natale è una festa ricca di luci, di gioia e di allegria.

Il periodo antecedente al giorno di Natale è ideale per raccontarsi leggende o storie su questa festività così sentita e importante.

 

La leggenda delle palline di Natale

 

Una delle leggende di Natale legata a quella dell’albero è senza dubbio quella che narra l’uso delle palline per addobbarlo.

Secondo un’antica leggenda, l’uso delle palline sull’albero di Natale è legato alla storia di un giocoliere che, invitato a rendere omaggio al Bambino Gesù, non avendo nulla in dono da presentargli decise di regalare la propria arte, creando un momento di gioco con le palline.

Il giocoliere fece ridere il piccolo bambino e da quel giorno, per ricordarci di quelle risate e dei momenti di gioia, si appendono le palline sull’albero di Natale.

La leggenda dell’albero di Natale.

Il Natale è una festa ricca di luci, di gioia e di allegria.

Il periodo antecedente al giorno di Natale è ideale per raccontarsi leggende o storie su questa festività così sentita e importante.

 

La leggenda dell’albero di Natale

 

C’era una volta un boscaiolo, che era sposato con una giovane donna che amava molto.

Siccome la amava molto, ci teneva che lei avesse cose buone da mangiare e una casa sempre calda e quindi passava molto tempo nei boschi a tagliare la legna, un po’ per rivenderla e un po’ per scaldare la sua casa, che aveva un bel camino di pietra.

La sera di Natale stava tornando a casa tardi come al solito e vide, alzando lo sguardo, un bellissimo abete alto e maestoso.

Stava prendendo le misure per vedere se poteva tagliarlo quando si accorse che tra i suoi rami, nella notte, che era molto buia, riusciva a scorgere le stelle e che la luce di queste sembrava brillare proprio dai rami.

Affascinato da questo spettacolo decise in quel momento due cose: la prima era che avrebbe lasciato il vecchio abete lì dove stava e la seconda che doveva far vedere alla moglie questo bellissimo spettacolo: tagliò allora un abete più piccolo, lo portò davanti alla casa e lì accese delle piccole candele che mise sui rami.

La moglie del boscaiolo, dalla finestra, vide l’albero così illuminato e se ne innamorò.

Da quel momento in poi la bella moglie del boscaiolo volle sempre avere un abete illuminato per Natale e i vicini, trovandolo bellissimo a guardarsi, imitarono presto il boscaiolo.

Quest’uso poi si estese e l’albero di Natale divenne uno dei simboli del Natale.

La leggenda della nascita del pesto ligure.

L’ingrediente principale per il pesto è il basilico.

Chiamato “baxaicò” nel dialetto genovese, il suo nome botanico è “Ocimum basilicum”, che deriva dal greco e significa “erba regale”.

Le varietà di basilico che crescono in Liguria sono il Basilico Genovese Gigante, il Basilico Genovese Comune e il Basilico Genovese Nano.

La leggenda narra che sulle alture di Prà, vicino a Genova, un frate del convento di San Basilio abbia raccolto le caratteristiche erbe e spezie che spontaneamente crescevano in quella zona e le abbia mescolate con altri ingredienti, come pinoli, noci e formaggio, donati dai fedeli e così abbia inventato la primissima versione del pesto.

Le storie tradizionali affermano, inoltre, che il basilico ligure dovrebbe essere coltivato all’interno di una lattina posta su un davanzale con vista sul mare, per assorbire tutto il calore del sole e del sale marino.

Le coltivazioni di basilico, prevedono che cresca nei campi da aprile a settembre, o durante tutto l’anno nelle serre industriali riscaldate, così come su balconcini comuni.

La leggenda dei soffioni.

Si narra che Teseo mangiò per 30 giorni di fila solo denti di leone allo scopo di diventare abbastanza forte da affrontare e sconfiggere il Minotauro.

In passato, applicando la cosiddetta ‘teoria delle Segnature’, si riteneva che il soffione avesse il potere di curare l’itterizia.

Secondo questa teoria, ogni pianta o frutto rispecchia nella forma o nel colore quella parte o quell’organo del corpo umano che è destinata a curare.

Quindi, i fiori gialli del tarassaco, per segnatura del colore, erano idonei a curare l’ittero e i disturbi del fegato.

Oggi sappiamo che effettivamente il tarassaco è utile nella cura del fegato, anche se il motivo non risiede nel colore dei fiori.

Il soffione è legato all’idea del distacco e del viaggio.

I semi di questo fiore sembrano rappresentare perfettamente le fasi del ciclo della vita che ognuno di noi è destinato a compiere.

Inizialmente i semi sono legati al pappo, la loro appendice soffice e sembra non vogliano staccarsene.

Poi pian piano si lasciano trasportare dal vento, dapprima timorosi, man mano sempre più impavidi, pronti a intraprendere un nuovo viaggio, a sperimentare nuove avventure.

Superata la paura iniziale, si lasciano andare al flusso della vita, curiosi di nuove scoperte, pronti a generare nuova vita.

Leggenda giapponese – “The Red Room” (Speciale di Halloween).

Domani sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

La Red Room è un pop-up che ti mette a conoscenza di un solo singolo fatto: la tua morte imminente.

Tra le leggende giapponesi riportate questa è quella che coinvolge di più il pubblico di internet del giorno d’oggi.

Tutto è collegato a un video giapponese reperibile online, dove vengono mostrati due ragazzi intenti nella ricerca del famoso pop-up maledetto.

I due ragazzi troveranno la Stanza Rossa: nel monitor del computer comparirà il pop-up rosso che ritrarrà una semplice frase accompagnata da una voce infantile che vi chiederà: “Ti piace___?” (Anata wa—suki desu ka?).

Ovviamente, il primo istinto è quello di chiudere immediatamente la finestra, ma più i ragazzi ci provano e più le parole nel riquadro rosso aumentano, fino a comporre la frase: “Ti piace la stanza rossa?” (Anata wa akai heya ga suki desu ka?).

Lo schermo inizia a tingersi di rosso, mentre davanti agli occhi dei due ragazzi comincerà a scorrere una lista di nomi (tutti vittime della Red Room), insieme ai loro due alla fine della colonna.

La scena successiva del video è ambientata nella scuola dei due ragazzi, dove gli insegnanti stanno facendo un annuncio riguardante il suicidio dei due compagni, trovati morti e immersi nel loro stesso sangue.

Quando il video finisce, si dice che lo stesso pop-up compaia anche sul computer di chi lo ha visionato, condannando il curioso spettatore alla stessa terribile sorte dei due ragazzi protagonisti.

La maledizione nasce da un fatto realmente accaduto che ha per protagonista proprio l’infame video ancora liberalmente circolante in rete.

Il primo giugno 2004, una ragazzina di soli undici anni uccise una sua compagna di dodici in una classe vuota della loro scuola elementare Okubo, della città di Sasebo.

Dopo averla uccisa, la bimba fece tranquillamente ritorno in classe e il corpo macellato della compagna venne trovato da un insegnante che chiamò immediatamente la polizia.

La ragazza assassina venne subito arrestata e spedita al riformatorio.

Come si scoprì poi dall’analisi del suo computer, la bambina era una fan accanita del video della Red Room, e si dice che l’istinto assassino sia stato istigato proprio da quest’ultimo, rendendolo non solo poco adatto alle menti fragili e suggestionabili, ma anche famoso come uno dei link più maledetti del web.

Leggenda giapponese – “La Residenza Himuro” (Speciale di Halloween).

Presto sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

L’edificio conosciuto come la Residenza Himuro è uno dei posti più infestati del Giappone.

La famiglia che una volta abitava qui, era solita eseguire un tremendo rituale conosciuto come “Il rituale dello strangolamento“.

Una ragazza veniva scelta dal padrone di casa per essere tagliata fuori dal mondo, in modo da conservarne la purezza d’animo e diventare la vittima sacrificale del rituale.

Nel giorno in cui questo veniva compiuto, le membra della ragazza venivano attaccate a grossi animali (cavalli o buoi), che separandosi avrebbero strappato il suo corpo in pezzi.

L’ultimo rituale fu un fallimento perché la ragazza scelta si era innamorata, perdendo la sua purezza.

Temendo le conseguenze del mancato rituale, il capo famiglia uccise tutti gli abitanti della casa, incluso se stesso.

Alcuni dicono che gli spettri delle persone assassinate infestino ancora la residenza, nel disperato tentativo di trovare un’altra vittima da sacrificare.