Leggenda giapponese – Gozu (Speciale di Halloween).

Presto sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: Gozu.

Si narra che la storia di Testa di Mucca o Gozu sia la più spaventosa che sia mai stata scritta dal genere umano, proprio per le sue situazioni alquanto realistiche.

La leggenda di Gozu è stata scoperta in Giappone nel Diciassettesimo Secolo.

Le sue origini, tuttavia, rimangono un mistero.

Quando rinvennero le copie della storia maledetta, subito le bruciarono per evitare che Testa di Mucca mietesse altre vittime, ma secondo la leggenda alcune copie, tuttavia, si salvarono, furono fatte a pezzi e distribuite per tutto il Giappone.

Proprio perché poi la leggenda venne ritrovata e ricostruita a frammenti, non si conosce la versione integrale, ma solo una parte di essa.

La leggenda narra di un piccolo villaggio situato in mezzo al nulla.

Il villaggio venne scoperto nell’era Meiji, quando l’imperatore ordinò un censimento e i messi viaggiarono lungo tutto il paese in cerca di villaggi da registrare.

Successivamente, gli archeologi stazionarono al villaggio abbandonato e cominciarono gli scavi per cercare alcuni reperti antichi che potessero avere un interesse storico.

Quello che trovarono li fece rabbrividire dalla paura, infatti sottoterra, vi era sepolto uno scheletro umano che presentava il teschio di una mucca al posto della testa.

Le ricerche continuarono e gli studiosi scoprirono che anni prima, nel villaggio, c’era stata una tremenda carestia che costringeva gli abitanti a mangiare qualsiasi tipo di animale.

Un giorno arrivò una strana figura: un uomo con la testa di mucca.

Gli abitanti lo uccisero facendolo brutalmente a pezzi e mangiarono ogni suo centimetro di carne.

Da quel giorno, la maledizione di Testa di Mucca ha iniziato a diffondersi.

Esiste però un’altra versione di questa leggenda:

A causa della scarsa quantità di cibo che regnava al villaggio, gli abitanti non esitarono ad un certo punto a compiere persino atti di cannibalismo, pur di nutrirsi.

La vittima prescelta veniva costretta a indossare una testa di mucca in modo che questo rendesse l’atto più animalesco e meno simile a un omicidio.

Il prescelto veniva poi fatto correre e braccato come una bestia selvaggia, fino a che non veniva ucciso e divorato dagli abitanti del villaggio.

Da questo deriverebbe la maledizione di Gozu o Testa di Mucca.

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Leggenda giapponese – Bambola Okiku (Speciale di Halloween).

Presto sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: Bambola Okiku.

Nel lontano 1918, Eikichi Suzuki, un ragazzo di 17 anni, fece un viaggio a Sapporo, il capoluogo della regione più a nord del Giappone: l’Hokkaido e si ritrovò presto a girovagare tra le famose bancarelle e negozietti di Tanuki-Koji, mercato di strada che richiamava la folla da ogni angolo del paese.

Ekichi, molto affezionato alla sorellina minore di appena due anni, decise di portarle un regalo e le comprò una bella bambola vestita con il tradizionale kimono, con i capelli e gli occhi di un intenso nero corvino.

La piccola Okiku fu talmente felice del regalo ricevuto dal fratello che iniziò a giocare con la bambola ogni giorno, senza separarsene mai.

Purtroppo, Okiku era cagionevole di salute e morì poco dopo, alla tenera età di tre anni, per un problema polmonare.

La bambina, prima di morire, chiese ai genitori di essere sepolta assieme alla sua amata bambola per poter gioire della sua compagnia anche nell’aldilà e per trovare un piccolo conforto nella morte che l’attendeva.

Purtroppo ciò non avvenne e una volta cremata la piccola Okiku, la bambola fu messa sul suo altare vicino ai fiori e alle foto della bambina, accanto alle sue ceneri.

Poco tempo dopo la morte di Okiku, il fratello e i genitori si accorsero di un fatto bizzarro che li sconvolse: i capelli della bambola si erano allungati di qualche centimetro e la crescita non accennava a diminuire.

Questo avvenimento venne subito interpretato come un segno di possessione della bambola da parte della bambina.

Secondo i genitori di Okiku, infatti, lo spirito della bambina era rimasto legato al corpo della bambola che lei tanto amava e ora continuava ad abitarlo, causando così la straordinaria crescita dei capelli.

Nel 1938, la famiglia di Okiku si trasferì e decise di portare la bambola a cui avevano proprio dato il nome della figlia: Okiku, al tempio Mannenji, nella città di Iwamizawa, sempre nella regione dell’Hokkaido.

Ed è lì che la bambola si trova tutt’ora, custodita in una semplice scatola di legno.

Anche a distanza di decenni, la crescita anormala dei capelli non si è ancora arrestata.

Ovviamente, sono state eseguite diverse analisi scientifiche sui capelli della bambola, che sono risultati proprio analoghi a quelli di una bambina.

Tutt’oggi non esiste ancora una spiegazione scientifica soddisfacente e plausibile che sappia spiegare il fenomeno della bambola Okiku.