La leggenda del pettirosso.

Il Natale è una festa ricca di luci, di gioia e di allegria.

Il periodo antecedente al giorno di Natale è ideale per raccontarsi leggende o storie su questa festività così sentita e importante.

 

La leggenda del pettirosso.

 

Un piccolo uccellino marrone divideva la stalla a Betlemme con la Sacra famiglia.

La notte, mentre la famiglia dormiva, l’uccellino notò che il fuoco che li scaldava stava per spegnersi.

Così, per tenere caldo il piccolo Gesù, volò verso le braci e tenne il fuoco vivo muovendo le ali per tutta la notte.

Il mattino seguente l’uccellino fu premiato con un bel petto rosso brillante come simbolo del suo amore per Gesù Bambino.

Questo uccellino è quello che noi tutti conosciamo oggi con il nome di pettirosso.

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La leggenda di Rudolph: La renna dal naso rosso.

Il Natale è una festa ricca di luci, di gioia e di allegria.

Il periodo antecedente al giorno di Natale è ideale per raccontarsi leggende o storie su questa festività così sentita e importante.

 

La leggenda di Rudolph: La renna dal naso rosso.

 

Babbo Natale viene rappresentato da sempre insieme ad una renna piuttosto particolare.

La sua slitta viene trainata da nove renne di cui una dotata di un naso rosso scintillante.

Questa piccola renna, derisa dal proprio branco per colpa di questa stranezza fisica, si rivelò di grande aiuto per Babbo Natale in una fredda e nebbiosa notte di Vigilia.

Grazie al suo naso luminoso infatti illuminò la strada e Babbo Natale riuscì a consegnare i regali a tutti i bambini.

Da allora rappresenta ogni anno un validissimo aiuto nella consegna dei regali di Natale, guidando la slitta come prima renna.

 

 

Il Natale in Polonia.

Il Natale si avvicina perciò per conoscerlo meglio e accoglierlo nel migliore dei modi, oggi e nei prossimi giorni vedremo alcune tradizioni del periodo natalizio in diverse parti del mondo, cominciando dalla Polonia.

In Polonia, la vigilia di Natale è chiamata Festa della Stella e la tradizione vuole che, sino a quando non compare in cielo la prima stella, non si debba iniziare la cena.

Le famiglie polacche celebrano il Natale con un pasto di 12 portate.

Si lascia sempre un po’ di spazio in tavola, in caso arrivi un ospite inatteso.

In molte case ancora oggi si mettono dei covoni di grano nei quattro angoli di una stanza, in memoria della stalla dove nacque Gesù Bambino.

Poema giapponese – L’inferno di Tomino (Speciale di Halloween).

Questa notte sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: L’inferno di Tomino

L’inferno di Tomino secondo la versione ufficiale è un poema giapponese scritto da un uomo di nome Yumota Inuhiko e pubblicato nella raccolta di poesie “Il cuore è come una pietra rotolante”.

È stato inoltre incluso nella 27esima collezione di poemi di Saizo Yaso, chiamata “Polvere d’Oro”, nel 1919.

La leggenda giapponese vuole che una bambina chiamata Tomino no Jigoku sul finire del 1800 abbia scritto questa poesia in preda alla rabbia per la sua condizione: si dice infatti che nacque con una grave disabilità delle gambe che la obbligò fino dalla tenera età sulla sedia a rotelle.

La poesia di Tomino raccoglie in se anche la tristezza e la sensazione di impotenza di una bambina che oltre a non potersi gestire autonomamente, viveva in una famiglia molto cattiva e crudele nei suoi confronti, spesso trattandola come uno scarto o un capro espiatorio per i loro problemi.

I genitori, profondamente scandalizzati e terrificati dal contenuto dei versi scritti dalla loro figlia, punirono Tomino rinchiudendola nella cantina e rifiutandosi di darle da bere e da mangiare fino a che l’inevitabile morte non sopraggiunse.

Il poema che aveva condannato Tomino alla morte divenne così maledetto per sempre.

Le prime vittime dell’Inferno di Tomino furono gli stessi genitori della bambina che morirono poco dopo, per cause non naturali.

Ma in cosa consiste esattamente questa maledizione dell’Inferno di Tomino?

Chiunque legga ad alta voce l’intera poesia, da cima a fondo, sarà dannato per sempre, cose orribili gli capiteranno e nella maggior parte dei casi, una morte terribile lo colpirà.

L’immagine sotto riportata include l’intero testo, sia in giapponese e sia tradotto in inglese.

 

Tominos-Hell.jpg

La traduzione in italiano è la seguente:

«La sorella maggiore vomitò sangue, la sorella minore vomitò fiamme,
e l’adorabile Tomino, vomitò frammenti di vetro.
Tomino cadde da solo nel profondo inferno,
l’inferno è avvolto dall’oscurità, e nemmeno i fiori sbocciano.
E’ la sorella di Tomino quella con in mano una frusta,
mi chiedo chi sia la shubusa (?) della frusta.
Colpisci, colpisci, ma senza colpire,
l’inferno familiare ha una sola via.
Lo guideresti nell’oscurità dell’inferno,
alla pecora d’oro, dal sontuoso uccello canoro.
Mi chiedo quanto abbia messo nella sua tasca di pelle,
in preparazione dell’inferno familiare.
La primavera sta arrivando anche nella foresta e nel ruscello,
anche nel ruscello dell’oscuro inferno.
L’uccello canoro nella gabbia, la pecora nel vagone,
lacrime sugli occhi di Tomino.
Piangi, uccellino, attraverso le foreste piovose.
Urla che sente la mancanza della sorella minore.
L’eco del pianto riverbera attraverso l’inferno,
i fiori di peonia sbocciano.
Girando in cerchio per le sette montagne ed i sette ruscelli dell’inferno,
il viaggio dell’adorabile Tomino prosegue.
Se sono all’inferno portali a me,
gli aghi delle tombe.
Non mi pungerò con l’ago rosso,
ad i traguardi del piccolo Tomino. »

Leggendo a mente le sue parole, non dovrebbe capitare nulla e c’è chi dice che, anche leggendole ad alta voce.

Risulterebbe pericoloso solo se il poema venisse pronunciato in giapponese e non nella sua traduzione in altre lingue.

Si dice infatti che la maledizione abbia i massimi effetti solo se letta nella sua lingua madre, così appunto come è stata scritta.

 

Leggenda giapponese – Lo Specchio Viola (Speciale di Halloween).

Domani notte sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: Lo Specchio Viola.

Gli specchi, data la loro natura misteriosa e mistica, sono da sempre protagonisti di miti e leggende legate al significato che trasmettono.

Anni fa, viveva una ragazza giapponese che passava ore e ore davanti allo specchio a rimirare la sua immagine riflessa.

Lo specchio le era stato regalato dalla madre ed era l’oggetto più caro e amato che la ragazza possedesse.

La giovane iniziò tuttavia ad essere ossessionata dalla sua bellezza che si rifletteva nello specchio, ed entrò nella spirale dell’anoressia per vedersi ogni giorno più magra e bella.

Ma non importava quanto la ragazza diventasse pallida, debole, scarna e cagionevole di salute, infatti tutto quello che voleva era vedersi bella in quello specchio a lei così caro.

Un giorno, decise di colorare lo specchio e scelse di dipingerlo di viola.

Quando si guardò al suo interno, rimase però disgustata da quello che vide.

Si vide infatti esattamente per quello che era: bianca come un cadavere, sciupata e con le ossa che sporgevano dalla pelle.

Presa dalla rabbia e dalla frustrazione, infranse lo specchio pentendosi subito dopo di quel gesto.

Nel giorno del suo ventesimo compleanno, la ragazza si trovava nel bel mezzo dei preparativi della sua festa, quando venne investita da un’auto e morì.

Prima di esalare l’ultimo respiro, le sue ultime parole furono: “Specchio viola… specchio viola… specchio viola…”.

Dopo il funerale, quando fu ora di sgomberare la sua camera, lo specchio viola era svanito nel nulla.

Dopo la morte della ragazza, altri strani avvenimenti causarono la morte di numerosi giovani, tutti deceduti nel giorno del loro ventesimo compleanno.

Non fu mai trovata la causa delle loro morti misteriose ma, in ognuno di questi casi, furono rinvenuti frammenti dello specchio viola nelle loro camere.
Da quel giorno, la parola “specchio viola” è considerata maledetta e chiunque la ricordi morirà il giorno del suo ventesimo compleanno.
Così almeno afferma la leggenda giapponese.
La leggenda dello specchio viola si pone al ventiseiesimo posto nella lista delle leggende metropolitane che i giapponesi ritengono più fondate e credibili.

Leggenda giapponese – Bambola Okiku (Speciale di Halloween).

Presto sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: Bambola Okiku.

Nel lontano 1918, Eikichi Suzuki, un ragazzo di 17 anni, fece un viaggio a Sapporo, il capoluogo della regione più a nord del Giappone: l’Hokkaido e si ritrovò presto a girovagare tra le famose bancarelle e negozietti di Tanuki-Koji, mercato di strada che richiamava la folla da ogni angolo del paese.

Ekichi, molto affezionato alla sorellina minore di appena due anni, decise di portarle un regalo e le comprò una bella bambola vestita con il tradizionale kimono, con i capelli e gli occhi di un intenso nero corvino.

La piccola Okiku fu talmente felice del regalo ricevuto dal fratello che iniziò a giocare con la bambola ogni giorno, senza separarsene mai.

Purtroppo, Okiku era cagionevole di salute e morì poco dopo, alla tenera età di tre anni, per un problema polmonare.

La bambina, prima di morire, chiese ai genitori di essere sepolta assieme alla sua amata bambola per poter gioire della sua compagnia anche nell’aldilà e per trovare un piccolo conforto nella morte che l’attendeva.

Purtroppo ciò non avvenne e una volta cremata la piccola Okiku, la bambola fu messa sul suo altare vicino ai fiori e alle foto della bambina, accanto alle sue ceneri.

Poco tempo dopo la morte di Okiku, il fratello e i genitori si accorsero di un fatto bizzarro che li sconvolse: i capelli della bambola si erano allungati di qualche centimetro e la crescita non accennava a diminuire.

Questo avvenimento venne subito interpretato come un segno di possessione della bambola da parte della bambina.

Secondo i genitori di Okiku, infatti, lo spirito della bambina era rimasto legato al corpo della bambola che lei tanto amava e ora continuava ad abitarlo, causando così la straordinaria crescita dei capelli.

Nel 1938, la famiglia di Okiku si trasferì e decise di portare la bambola a cui avevano proprio dato il nome della figlia: Okiku, al tempio Mannenji, nella città di Iwamizawa, sempre nella regione dell’Hokkaido.

Ed è lì che la bambola si trova tutt’ora, custodita in una semplice scatola di legno.

Anche a distanza di decenni, la crescita anormala dei capelli non si è ancora arrestata.

Ovviamente, sono state eseguite diverse analisi scientifiche sui capelli della bambola, che sono risultati proprio analoghi a quelli di una bambina.

Tutt’oggi non esiste ancora una spiegazione scientifica soddisfacente e plausibile che sappia spiegare il fenomeno della bambola Okiku.

Leggenda giapponese – Teke Teke (Speciale di Halloween).

Halloween è una festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Nei prossimi 6 giorni, cioè fino al 31 ottobre, ogni giorno verrà pubblicata una leggenda o una storia del terrore, in attesa del giorno di Halloween!

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: Teke Teke o Kashima Reiko.

Questa leggenda è sicuramente una delle più conosciute e spaventose di tutto il Giappone.

La storia racconta di una giovane donna giapponese, una studentessa che cadde in mezzo alle rotaie e fu tranciata a metà, all’altezza del busto dal treno in corsa che non riuscì a fermarsi in tempo.

Le varianti e le diverse versioni dei fatti sono molte, ma quella più famosa narra che la ragazza stava aspettando il treno alla stazione assieme ai suoi compagni di scuola, in un caldo giorno d’estate.

I ragazzi decisero di giocarle uno scherzo e le misero una cicala sulla spalla.

Alla vista dell’insetto, la giovane si spaventò a tal punto che perse l’equilibrio e finì tra le ruote dello Shinkansen, il più famoso treno ad alta velocità del Giappone.

Impiegandoci molto prima di morire e soffrendo dolori atroci nel passaggio dalla vita alla morte, la ragazza divenne uno Onryo: uno spirito negativo in cerca di vendetta, secondo il folklore nipponico.

La descrizione di Teke Teke la vede trascinarsi sulle mani e sui gomiti e lo strisciare che fa il suo torso sul terreno provoca il suono che le dà il nome: Teke-Teke o talvolta, Bata-Bata.

Si dice che Teke-Teke incontri le sue vittime di notte, la maggior parte delle volte sono giovani maschi ancora frequentanti le scuole o bambini che hanno l’abitudine di giocare all’esterno fino all’ora del crepuscolo e se non si sarà abbastanza rapidi da sfuggirle, taglierà la vittima in due parti, destinandola alla sua stessa crudele sorte.

Il giorno di San Biagio.

San Biagio da quando salvò un bambino dal soffocamento, facendogli ingerire una grossa mollica di pane, per eliminare la spina di pesce che gli era rimasta conficcata in gola, è considerato il santo protettore delle vie respiratorie e della gola.

LA NASCITA DELL’USANZA:

Molto tempo fa, a fine gennaio, una donna milanese lasciò un panettone a un prete affinché lo benedisse, prima che fosse consumato in famiglia.

Don Desiderio era un uomo di fede, ma era anche tanto goloso da non saper resistere alla tentazione di un buon dolce.

Così, dopo aver benedetto il panettone, comincio a mangiarlo poco alla volta.

Quando la donna tornò, il 3 febbraio, dell’antica forma era rimasta solo qualche briciola.

Allora accadde il miracolo: secondo la leggenda, al posto delle briciole comparve un panettone grande il doppio di quello che la donna aveva portato al prete.

Don Desiderio concluse che era stato sicuramente San Biagio a salvarlo da quella situazione e da allora prese a benedire panettoni, intimando tutti di conservarne una fetta da mangiare il 3 febbraio, in onore del santo.

Il fantasma di Bernarda Visconti.

Numerosi sono gli avvistamenti di fantasmi a Milano, ma quello più inquietante è forse quello di Bernardina Visconti, conosciuta anche per la sua triste e tragica morte.

Bernardina era figlia illegittima di Bernabò Visconti, il frutto di una notte di passione che egli ebbe con una cortigiana.

Bernardina era una fanciulla bellissima e sognava il vero amore, lo trovò in un cortigiano, che ricambiava i suoi sentimenti.

La fanciulla, però, era stata costretta dal padre a sposare un uomo che odiava, con cui i rapporti furono tesi fin dal giorno delle nozze.

Scoperto l’adulterio, il crudele padre la rinchiuse in una delle due torri che sorreggono le arcate di Porta Nuova a Milano e la lasciò morire di fame.

La morte sopraggiunse, secondo la leggenda dopo sette lunghi mesi di agonia, il 4 ottobre 1376.

Le due torri oggi non esistono più, ma testimonianze dicono di aver visto il fantasma di una fanciulla in abiti medievali, aggirarsi tra i cortili di Santa Radegonda e le arcate di Porta Nuova, in cerca della pace eterna.

Il duomo di Milano tra miti e leggende.

Una leggenda narra che l’avvio della costruzione della cattedrale, simbolo di Milano, fosse riconducibile al duca Gian Galeazzo Visconti che ebbe un incontro, tutt’altro che cortese, con Satana in persona.

Secondo la leggenda, in una fredda notte d’inverno del 1386, il nobile venne svegliato da un intenso odore di zolfo e da un gran baccano.

Con forte sgomento, Gian Galeazzo si trovò di fronte al Diavolo in persona, che minacciò di portarsi via la sua anima.

L’unico modo per scongiurare la nefasta ipotesi fu quello di costruire una grande cattedrale in città che celebrasse l’immagine di Satana.

Il duca si precipitò così a preparare tutto per la costruzione del Duomo, prendendo subito accordi con l’arcivescovo.

Ecco quindi spiegato il motivo della presenza di mostri, demoni ed esseri maligni che costellano il simbolo milanese e che sarebbero proprio un pegno pagato da Gian Galeazzo a Satana.

Qualcosa, però, non deve essere andato per il verso giusto, perché il Visconti morì poco tempo dopo.

La madonnina fu aggiunta in seguito per vegliare e proteggere la città di Milano, non essendo infatti presente nei progetti iniziali della cattedrale.