Fotografie meneghine.

Fotografie scattate durante una lunga passeggiata per le vie principali di Milano:

 

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La chiesa di Santa Maria Incoronata.

Tra Corso Garibaldi e via Marsala a Milano si trova la chiesa di Santa Maria Incoronata.

E’ un raro e splendido esempio di “chiesa doppia”, infatti sul sagrato della chiesa si ammirano e distinguono due edifici speculari, identici anche se costruiti in tempi diversi.

Due i portali e i portoni d’ingresso, due le navate all’interno, divise da un colonnato.

La storia racconta che fu la moglie di Francesco Sforza, Duca di Milano, Bianca Maria Visconti, Signora di Cremona, che volle far erigere una chiesa uguale e vicino alla prima, a prova dell’eterno amore per il marito.

 

L’esterno della chiesa:

 

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L’interno della chiesa:

 

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Roll Eat.

“Roll Eat” nasce dall’originale idea di coniugare i sapori della cucina mediterranea con le preparazioni tipiche dell’oriente, sapientemente abbinate in un mix nuovo e sfizioso, preparato al momento con ingredienti decisamente molto freschi e gustosi.

Il primo “Roll Eat” nasce nel 2016 all’interno del centro commerciale “Il Centro” di Arese (Milano).

La particolarità è anche data dal fatto di essere adatto proprio per tutti, infatti per soddisfare qualsiasi preferenza, il menu è stato pensato con un’ampia varietà di proposte suddivise in tre categorie di preparazione: vegetariane, a base di carne e a base di pesce.

Personalmente la prima volta che ho provato un roll ho voluto optare per qualcosa di davvero unico, scegliendo un roll “Marinato” con salmone marinato in salsa teriyaki, rucola, pesto di basilico e sfoglia di alga nori, che mi ha subito rapito dal primo morso, davvero delizioso.

Consigliato per un pasto veloce e gustoso, costituisce la mia tappa fissa se sono al centro commerciale di Arese.

 

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Il Rito della Nivola.

Nel Duomo di Milano è conservata una delle reliquie più importanti della cristianità: uno dei chiodi della Croce di Cristo.
Il Santo Chiodo, prima di essere trasportato all’interno del Duomo nel 1461, era conservato presso la Basilica di Santa Tecla e oggi è custodito in un reliquiario posto nel semi-catino absidale, in corrispondenza dell’Altare Maggiore nel Duomo di Milano.

Per celebrare la presenza della preziosa reliquia all’interno del Duomo, in memoria della processione fatta da san Carlo Borromeo durante la peste del 1577, si svolge il rito della Nivola.
La struttura, a forma di nuvola, ideata nel XVII secolo e decorata in cartapesta con angeli e nuvole, viene sollevata da una argano fino a 40 metri d’altezza per permettere all’Arcivescovo di portare a terra, accessibile allo sguardo dei fedeli, il Santo Chiodo.

La reliquia rimane a terra per 40 ore, al termine delle quali il Chiodo viene riportato nella sua sede dove viene conservato fino all’anno successivo, sempre segnalato ai visitatori del Duomo grazie ad una luce rossa, accesa ad indicare la posizione del tabernacolo.
Un rito di enorme fascino che, a distanza di quasi cinque secoli, non cessa di stupire, incantando fedeli e visitatori di ogni parte del mondo che giungono per assistere a questa antica tradizione.

Originariamente, il rito veniva celebrato a maggio per la festa dell’Invenzione della Croce e prevedeva anche una processione che dal Duomo conduceva alla chiesa del Santo Sepolcro, situata nell’omonima piazza.
La tradizione subì diverse modifiche in seguito alle restrizioni asburgiche e napoleoniche e quando nel XX secolo il rito fu ripristinato a seguito del complesso e lungo lavoro di consolidamento del Tiburio, fu scelta per la celebrazione il giorno dell’Esaltazione della Croce, ricordata in Duomo il sabato che precede il 14 di settembre.

 

Ristorante Vietnamita “Vietnamonamour”.

Il ristorante “Vietnamonamour” si trova in via Alessandro Pestalozza numero 7 a Milano.

L’interno molto caratteristico, offre al cliente un ambiente tranquillo e informale senza però peccare di eleganza, la piccola sala interna infatti è tutta in legno, arricchita con arazzi e rappresentazioni tipiche della cultura vietnamita, la parte esterna, anch’essa di piccole dimensioni, offre però una evasione della cittĂ , ricreando in tutto e per tutto un giardino orientale, con musica soffusa e fiori.

 

La parte interna:

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La parte esterna:

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Per quanta riguarda il cibo, tutto ciò che mi è stato servito era molto buono e a mio avviso ricco di sapori decisi e piacevoli, l’unica pecca è il prezzo, poichĂ© prendere i singoli piatti alla carta rende sia il pranzo che la cena davvero dispendiosi.

Questo problema è in parte aggirabile, scegliendo uno dei tre menu guidati che offrono a 25€ a persona: un antipasto, un primo e un secondo.

Inoltre ho deciso di provare un assaggio di diversi dolci con tisana allo zenzero a fine pasto, che però non essendo inclusi nel menù, hanno aggiunto 11€ al totale del conto.

Consigliato a tutti coloro che amano i sapori speziati e genuini, ma visti i prezzi, scegliendo i menĂą guidati.

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Il serpente di bronzo della Basilica di Sant’Ambrogio.

Accanto al terzo pilastro, su una delle colonne romane con capitello corinzio fatta di granito d’Elba, situata a sinistra della navata centrale della Basilica di Sant’Ambrogio, è presente un serpente nero di bronzo.

Il serpente è raffigurato in posizione semi-eretta, dove la testa è eretta mentre il resto del corpo scende verso il basso per poi risalire formando un cerchio, scendere di nuovo verso il basso per poi innalzarsi e terminare con la coda alzata.

Si narra che il serpente di bronzo sia stato forgiato da Mosè mentre si trovava nel deserto, per difendere dall’attacco dei serpenti il suo accampamento.

Se qualcuno, nell’accampamento, fosse stato morso da un serpente, affinché potesse salvarsi, doveva guardare la statua di bronzo.

Alcuni storici ritengono che la statua rappresenti proprio Nehustan il serpente di Mosè (infatti la tradizione biblica riferisce che quando lo stesso Mosè gettò a terra il suo bastone, davanti ai sacerdoti egizi, questo si trasformò in un serpente).

 
Una volta collocato nella Basilica di Sant’Ambrogio il serpente divenne oggetto di superstizione e culto.

Gli furono attribuite proprietĂ  taumaturgiche da parte della cittadinanza che si recava presso la statua per toccarla e ottenere guarigioni.

Si credeva infatti, che il rettile avesse il potere di guarire dalle malattie intestinali, proprio per questo molte donne portavano con sé i bambini malati per farli guarire, anche se questo culto si diffondeva anche e soprattutto tra gli adulti.

Si temeva inoltre, che quando fosse giunto il giorno del Giudizio, il serpente di bronzo si sarebbe “animato”, avrebbe “fischiato” e sarebbe sceso dalla colonna per tornare nel luogo in cui Mosè lo creò, ossia nella valle di Josafat.

Nel 1566 Carlo Borromeo vietò il culto del serpente considerandolo esclusivamente mera superstizione.

L’etimologia del nome “Milano”.

Diverse sono le ipotesi sull’origine del nome “Milano”, alcune celtiche, altre latine:
1. Celtica: “Medhelan” →  “luogo di perfezione” della Dea Belisame.
2. Celtica: “Medhelan” → “medhe = centro” – “lanon = santuario”.
3. Latina: “Mediolanum” → “medium = semi” – “lanum = lanuta”.
4. Latina: “Mediolanum” → “medium = in mezzo” – “planum = piano”.
5. Latina: “Mediolanum” →  “Mediolano” latinizzazione di parola celtica “centro (politico o religioso) del territorio”.
Inoltre è presente una particolare versione sull’origine del nome che può essere ricondotto a “Milano”:
MESIOLANO: di cui è presente un graffito in lingua celtico – leponzia o insubrica e caratteri nord – etruschi, rinvenuto in Via San Vito 7 lungo il tracciato delle mura romane a Milano.
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Le lettere K, T e P sono scritte in maiuscolo, perchĂ© il Lepontico non distingueva tra occlusiva sorda e sonora, per cui la lettera K può rappresentare “k” o “g”, la P può rappresentare “p” o “b” e la T può rappresentare “t” o “d”.

Il respingente ferroviario di corso sempione.

All’inizio di Corso Sempione, all’angolo di via Moscati, si può notare un respingente ferroviario in mezzo a uno spartitraffico erboso.
Il termine respingente, definisce quel particolare organo meccanico che serve ad assorbire gli impatti e mantenere la corretta distanza tra i rotabili ferroviari e tranviari agganciati tra loro o ad una locomotiva.
Sicuramente molto strano, se si considera che in questa zona non ci sono treni, rotaie o ferrovie.
La risposta è da ricercarsi nella storia di Milano, che ci rivela che un tempo in quella zona sorgeva una stazione ferroviaria che univa Milano a Gallarate.

Ristorante indiano “Sara”.

Questo ristorante indiano è situato in Viale Sabotino al numero 4 a Milano.

Devo dire che la cucina speziata mi è sempre piaciuta perciò ho deciso di provare questo ristorante, aperto da solo qualche mese.

L’ambiente è molto elegante e ovviamente pieno di richiami all’india e alla cultura indiana, senza però risultare troppo confusionario ma al contrario molto sobrio ed accogliente.

Il personale è molto gentile e disponibile a chiarimenti e domande sulle diverse pietanze, che verranno servite.

Devo dire che il prezzo alla carta per i singoli piatti non è conveniente, ma è notevolmente risaputo che nei ristoranti indiani raramente si trovano dei piatti a buon prezzo; il fattore che ho preferito maggiormente però è la formula “MenĂą dello chef” per 2 o 4 persone, che permette con soli 35€ (2 persone) o 65€ (4 persone), di gustare diversi piatti della tradizione indiana, che sono stati molto apprezzati e mi hanno permesso di provare “un po’ di tutto” per quanto riguarda questo tipo di cucina.

Consigliato a tutti coloro che amano la cucina speziata e dal sapore deciso.

Alcune delle portate che sono state servite:

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