Modi di dire meneghini – Parte 2.

  • A trovà i parént a Milàn bisògna andà cói pée in man.

(A trovare i parenti a Milano bisogna andare con i piedi in mano.)

La gente di campagna, quando andava a trovare i parenti in città (a Milano appunto), era solita mostrare la propria generosità portando in dono il frutto del proprio lavoro, ovvero ruspanti galline trasportate per le zampe, da cui appunto il modo di dire.

 

  • I legg de Milàn dùren d’incoeu finna a dimàn.

(Le leggi di Milano durano dall’oggi al domani.)

Il proverbio nacque al tempo in cui Milano era sotto la dominazione spagnola e non passava giorno senza che il governatore emanasse una nuova ‘grida’, annunciata alla popolazione ma poi puntualmente cancellata.

 

  • Tirèmm innànz!

(Tiriamo avanti!)

La frase venne pronunciata da Antonio Sciesa prima di essere condannato a morte dagli Austriaci nel 1851 per non aver voluto confessare il nome dei compagni che cospiravano contro il governo del Regno Lombardo-Veneto.

Oggi viene usato nei confronti delle persone determinate che non si pentono delle proprie scelte e non conoscono ripensamenti.

 

  • Milàn e poeu puu.

(Milano e poi più nulla.)

I milanesi si sentono orgogliosi della loro città, luogo dove tutto è possibile, tanto da renderla unica e ineguagliabile al confronto con le altre città metropolitane.

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