Dente di leone.

Il dente di leone, “taraxacum officinale”, appartiene alla famiglia delle composite.

E’ una pianta tipica delle regioni a clima temperato, conosciuta anche con il nome di tarassaco, soffione o radicchiella.

Cresce nei prati e nelle campagne, ha foglie dentate con delle profonde incisioni che arrivano fino alla base della pianta facendo unire le foglie.

I fiori sono di colore giallo intenso e sbocciano in primavera a partire dal mese di aprile.

I semi che compaiono dopo la sfioritura, sono riuniti in un pappo, ovvero in una piccola sfera pelosa che somiglia ad un pon-pon, hanno la caratteristica di volare via al minimo soffio di vento accompagnati da un “piccolo ombrellino” ed è proprio per questa loro caratteristica che il dente di leone è anche conosciuto con il nome di soffione.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, il dente di leone simboleggia la fiducia, la forza e la speranza.

Asfodelo.

L’Asphodelus è un genere di piante della famiglia Liliaceae (Asphodelaceae secondo la classificazione APG) che comprende diverse specie erbacee, note genericamente con il nome volgare di asfodelo.

L’Asfodelo contribuisce, per il suo stelo legnoso, come combustibile, ad accendere il fuoco nelle stufe a legna e nei caminetti, il suo nome (σφόδελος) (asphódelos) deriverebbe dal greco a = non, spodos = cenere, elos = valle, cioè “valle di ciò che non è stato ridotto in cenere”.

E’ una pianta perenne, che raggiunge il metro d’altezza, le sue radici sotterranee chiamate rizoma, sono costituite da mumerosi tubercoli commestibili difficili da estirpare perché molto profondi; nella prima guerra mondiale, venivano trasformati in farina per preparare un pane povero.

Considerata infestante dei pascoli, non è molto gradita dagli animali.

Vegeta nei bordi delle strade, in zone caratterizzate da terreni secchi e sassosi, poveri di humus e degradati, in genere troppo sfruttati dal il pascolo.

Gerbera.

La gerbera è una pianta erbacea della famiglia delle Asteraceae, originaria dell’Africa, dell’Asia e del Sudamerica.


Il nome deriva dal naturalista tedesco Traugott Gerber, amico di Linneo.

Oltre che come graziose piante ornamentali dalla facile coltura, le specie del genere Gerbera, vengono coltivate industrialmente per la produzione del fiore reciso.

Le gerbere presentano foglie lanceolate e lobate, disposte a rosetta.

Le gerbere amano posizioni molto luminose, moderatamente asciutte e ben ventilate.

Tollerano la luce solare diretta ma il sole estivo delle regioni più calde può rovinare gravemente le foglie.

Il terriccio dev’essere particolarmente drenante: non sopportano ristagni idrici che possono provocare in poco tempo la comparsa di marciumi e morte della pianta.

Ranuncolo.

Il ranuncolo o ranunculus asiaticus è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, che comprende ben 600 specie differenti, è diffuso in tutto il mondo ma è originario delle zone a clima freddo.

I fiori di ranuncolo assomigliano alle rose, ma a differenza di queste non sono profumati.

I colori possono essere molti: basta andare in un vivaio ben fornito per trovare il ranuncolo di colore bianco, giallo, rosso, rosa cipria ed è per questo che spesso vengono create delle bellissime composizioni di fiori recisi e bouquet dalle varie tonalità, utilizzando solo questo tipo di fiore.

Per quanto riguarda il significato, è possibile associare i fiori del ranuncolo alla simbologia classica dei colori: quelli gialli rappresentano la gelosia, quelli rossi la passione e quelli bianchi la purezza.

Nella tradizione cristiana, il ranuncolo viene chiamato anche botton d’oro: è visto come un fiore molto prezioso da portare in omaggio alla Madonna in occasione della Settimana Santa.

Il ranuncolo ama molto il sole e va esposto in una posizione adeguata.

Il luogo di esposizione migliore per un ranuncolo è esposto alla luce diretta del sole nelle ore meno calde e più protetto in quelle più calde.

Maschera per pelle impura al cetriolo, yogurt, miele e olio.

A causa del make up, dello smog e del freddo, la pelle tende a sporcarsi e ad ingrigirsi, per questo, ogni tanto, bisogna prendersene cura con una maschera rivitalizzante a base di cetriolo, miele, yogurt e olio.

Occorrente:

  • 1 cetriolo.
  • 1 cucchiaino di yogurt bianco.
  • 1 cucchiaino di miele.
  • 1 cucchiaino di olio extravergine d’oliva.

 

Preparazione:

Prendere un cetriolo e frullarlo con un cucchiaino di miele, uno di yogurt e uno di olio extra vergine d’oliva.

Mischiare bene gli ingredienti e applicare la maschera ottenuta su viso e collo, lasciando agire per 10-15 minuti.

Questa maschera rinfrescante e rivitalizzante è l’ideale anche per combattere le impurità del viso.

 

La leggenda dei soffioni.

Si narra che Teseo mangiò per 30 giorni di fila solo denti di leone allo scopo di diventare abbastanza forte da affrontare e sconfiggere il Minotauro.

In passato, applicando la cosiddetta ‘teoria delle Segnature’, si riteneva che il soffione avesse il potere di curare l’itterizia.

Secondo questa teoria, ogni pianta o frutto rispecchia nella forma o nel colore quella parte o quell’organo del corpo umano che è destinata a curare.

Quindi, i fiori gialli del tarassaco, per segnatura del colore, erano idonei a curare l’ittero e i disturbi del fegato.

Oggi sappiamo che effettivamente il tarassaco è utile nella cura del fegato, anche se il motivo non risiede nel colore dei fiori.

Il soffione è legato all’idea del distacco e del viaggio.

I semi di questo fiore sembrano rappresentare perfettamente le fasi del ciclo della vita che ognuno di noi è destinato a compiere.

Inizialmente i semi sono legati al pappo, la loro appendice soffice e sembra non vogliano staccarsene.

Poi pian piano si lasciano trasportare dal vento, dapprima timorosi, man mano sempre più impavidi, pronti a intraprendere un nuovo viaggio, a sperimentare nuove avventure.

Superata la paura iniziale, si lasciano andare al flusso della vita, curiosi di nuove scoperte, pronti a generare nuova vita.

Soffioni.

Il soffione è un fiore perenne, tipico dei climi temperati, che cresce spontaneamente praticamente ovunque: sul ciglio delle strade, ai margini dei campi coltivati, nei prati, di zone pianeggianti, collinari e montuose, fino a un’altitudine di circa 2000 metri.

Si riproduce in maniera talmente rapida da invadere i terreni coltivati, tanto che, soprattutto in passato, il soffione o tarassaco era considerato, una pianta infestante da estirpare.

Data la sua spontaneità e ubiquità, sembrerebbe un fiore di scarso pregio, invece il soffione ha moltissime proprietà medicinali e un profondo significato simbolico.

Gli sono stati attribuiti poteri magici e ha ispirato più di una leggenda.

Il nome soffione deriva dalla particolare caratteristica che lo contraddistingue: dopo la sfioritura, infatti, i semi si raccolgono in una sfera piumosa simile a un pon pon, pronti a disperdersi al primo soffio di vento.

Il soffione è chiamato anche tarassaco, o dente di leone, per la forma seghettata e dentellata delle sue foglie.

Nel linguaggio dei fiori, il soffione simboleggia la forza, la speranza e la fiducia.

La leggenda dei tulipani.

Una leggenda persiana racconta l’origine dei tulipani.

C’era una volta un giovane di nome Shirin innamorato della bella Ferhad, un amore ricambiato ma destinato ad essere spezzato.

Secondo la leggenda Shirin era partito in cerca di fortuna, lasciando la sua amata.

Per molto tempo, la donna aveva atteso il suo ritorno, un giorno mentre vagava alla ricerca del ragazzo, cadde su delle pietre aguzze e pianse con la consapevolezza che sarebbe morta senza rivedere Shirin.

Le sue lacrime si mescolarono al sangue e cadendo goccia dopo goccia sul terreno, si trasformarono in bellissimi fiori rossi: i tulipani.

Da allora tutte le primavere questi fiori tornano a fiorire in ricordo di questo amore infelice.

Tulipano.

Tulipa è un genere di piante della famiglia delle Liliaceae.

Comprende specie bulbose alte 10–50 cm, tra cui alcune spontanee in Italia, note col nome comune di tulipano.

Il genere ha avuto origine nei monti del Pamir e nelle montagne dell’Hindu Kush e del Tien Shan.

L’ambito di crescita del genere si estende verso est dalla penisola iberica, attraverso il Nordafrica la Grecia, i Balcani, la Turchia e attraverso il levante (Siria, Israele, Territori Palestinesi, Libano, Giordania) e Iran, verso nord fino all’Ucraina, al sud della Siberia e Mongolia e ad est verso il nord-ovest della Cina.

Un certo numero di specie e molte ibridi crescono in giardini o come piante da vaso.

Il nome deriva dal turco «tullband», che significa copricapo, turbante, per la forma che il fiore sembra rappresentare.

Questo fiore ebbe una grande popolarità in Turchia nel XVI secolo durante il regno di Solimano il Magnifico, che lo volle sviluppare in numerose varietà ed impiantare in moltissimi territori.

Il significato del Tulipano è quello di amore vero.

Una leggenda popolare, infatti, racconta che questo fiore sia nato dal sangue di un giovane che si suicidò per una delusione d’amore.

Giglio.

Il giglio (Lilium) è un fiore appartenente alla famiglia Liliaceae.

Come l’iris, il genere Lilium è originario dell’Europa, dell’Asia e del Nord America; comprende piante con un’altezza da 80 cm a 2 m, dotate di bulbi a scaglie, disposti intorno ad un disco centrale, da cui originano inferiormente le radici, e superiormente lo stelo.

Le scaglie, a seconda della specie, sono più o meno larghe e differenti tra loro.

Le radici del bulbo sono perenni e non si rinnovano tutti gli anni come succede solitamente nelle piante bulbose; solo i gigli di origine cinese e giapponese, alla ripresa vegetativa, formano un palco di radici avventizie sullo stelo sopra il bulbo a fior di terra, che contribuiscono alla nutrizione delle parti aeree.

Le foglie generalmente lanceolate, più o meno strette con venature parallele, sono disposte attorno al fusto eretto, a volte in palchi, solitamente in ordine sparso.

I fiori hanno sei tepali (tre petali e tre sepali petaloidi), e sono terminali, spesso riuniti in numerose infiorescenze portate da lunghi steli, con forme e colori diversissimi, e spesso profumatissimi.

Nell’ambito religioso il giglio è un simbolo che ricorre spesso come emblema di candore, verginità e purezza derivati dal suo portamento e dal suo colore candido.

Secondo una leggenda un tempo i gigli erano gialli, ma quando la Vergine Maria si chinò per raccoglierne uno, al suo tocco il fiore cambiò colore diventando di un bianco candido.

Nella religione cristiana troviamo il giglio associato ad altri santi come ad esempio Santa Caterina da Siena, Sant’Antonio da Padova e all’Arcangelo Gabriele.

Il giglio si ritrova comunque spesso in molte raffigurazioni religiose e si potrebbe quasi pensare che sia un simbolo della santità stessa.