Maschera fortificante per capelli allo yogurt e semi di chia.

Questa maschera grazie allo yogurt (sostanza ricca di acidi grassi, essenziale per idratare il capello) e ai semi di chia (ottimo rimedio naturale per fortificare il capello), ha lo scopo non solo di rendere i capelli meno fragili e inclini alla caduta, ma renderà anche i capelli più lucenti.

Ingredienti:

  • 1 vasetto di yogurt al naturale.
  • 50 ml di acqua.
  • 1 cucchiaio di olio di sesamo.
  • 1 cucchiaio di semi di chia.
  • 10 gocce di olio essenziale di lavanda.

Procedimento:

In un pentolino di acqua mettere i semi di chia e portare ad ebollizione.
Bollire i semi per qualche minuto e lasciarli raffreddare.
I semi rilasceranno delle mucillagini che costituiscono la parte curativa per i capelli.
Incorporare l’acqua e i semi di chia con lo yogurt e cominciare a mischiare bene il tutto.
Infine, aggiungere l’olio di sesamo e l’essenza di lavanda e dare un’ultima mescolata al prodotto.

Applicare sulla cute e i capelli l’impacco e lasciare agire per 40 minuti.
Risciacquare abbondantemente con uno shampoo neutro.
Per un risultato ottimale, effettuare questo trattamento per capelli secchi due volte al mese.

 

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Edera.

L’edera è una pianta sempreverde, lianosa, dotata di fusti volubili in grado di aderire a qualsiasi supporto che ne permetta uno sviluppo verticale.

Non è tuttavia una specie parassita e quindi non rappresenta una minaccia per gli alberi su cui cresce.

Plinio la descrive come una pianta impiegata per intrecciare le corone del dio Bacco: il motivo più credibile di tale utilizzo è legato alla credenza secondo cui una corona ben stretta alla testa è il miglior rimedio per il mal di testa causato da eccessi alcolici.

Un tempo le foglie d’edera erano usate esternamente per la cura delle ulcere, mentre oggi servono nel trattamento delle secrezioni bronchiali.

È curioso il fatto che le razze bovine, dopo il parto, ricerchino spontaneamente la pianta per prevenire o sedare le emorragie e rinforzare l’utero, ma è necessario rilevare che tutte le sue parti in particolare i frutti, contengono composti attivi potenzialmente tossici.

I mille usi della menta.

Le foglie della menta sono ricche di mentolo, un principio attivo che possiede diverse proprietà tra cui quella:

– Rinfrescante.

– Digestiva.

– Antisettica.

– Antispasmodica.

– Anti fermentante.

– Dissetante.

– Tonificante.

Grazie alle sue molteplici proprietà, la menta viene impiegata nella risoluzione di alcuni problemi come:

Alitosi

Con le foglie della menta è possibile creare un ottimo collutorio; basta lasciare in infusione per 10 minuti le foglie di menta in acqua bollente.

Febbre, asma e sintomi influenzali

L’olio essenziale può essere utilizzato per abbassare la febbre alta e per trattare tosse ed asma.

Mal d’auto o mal di mare

Per prevenire la nausea ed il vomito causato da questi malori si può bere un infuso ricavato dalle foglie di menta fresca 2-3 giorni prima di partire.

Indigestione, stomaco infiammato o disturbi gastrointestinali

L’aroma della menta stimola la produzione degli enzimi addetti alla digestione, facilitandola.

Punture d’insetto o ustioni

Dopo una puntura d’insetto le foglie fresche di menta allevieranno prurito e gonfiore.

Aiuto alla memoria

Uno studio ha sottolineato che le persone che masticano spesso gomme da masticare hanno una memoria ed una prontezza mentale superiore a chi non le utilizza.

Dieta

La menta è un’ottima alleata per restare in forma in quanto effettua un’azione diuretica.

Oleandro.

In antichità si credeva che l’oleandro non fosse originario della Colchide, un’antica regione caucasica ritenuta patria della magia, da cui proveniva Medea, figura ambigua della mitologia greca.

Nel V secolo a.C. lo storico ateniese Senofonte riferiva la vicenda di alcuni soldati inebriati e avvelenati da oleandri dai fiori rossi, mentre secondo il botanico Teofrasto di Ereso, la radice della pianta macerata nel vino rendeva il temperamento dell’uomo più dolce e allegro.

Oggi è noto che la pianta, ampiamente utilizzata per fini ornamentali e popolarmente conosciuto come “ammazzalasino”, contiene principi altamente tossici.

Alcuni dei suoi componenti sono tuttavia impiegati a scopo terapeutico per stimolare l’azione del cuore, portando ad un aumento della forza contrattile, ad una diminuzione della frequenza dei battiti e ad un miglioramento nella conduzione di stimoli dagli atri ai ventricoli

Trifoglio.

Il trifoglio bianco è una leguminosa spontanea diffusa in tutto il mondo come specie da foraggio.

È una pianta vivace, dotata di fusti striscianti con grande capacità vegetativa, che portano fiori bianchi con sfumature rosee e foglie trifogliate e chiazzate di bianco.

Proprio alle foglie è legato il significato simbolico della pianta, che rinvia alla Trinità e alle opere di misericordia.

Anche in antichità il trifoglio era associato alla salvezza, poiché i medici lo prescrivevano in infusione come antidoto contro il veleno dei serpenti.

Oggi la pianta è impiegata per favorire il benessere delle prime vie respiratorie e per contrastare i disturbi della menopausa.

Serve inoltre come antireumatico, per le infiammazioni degli occhi e come vermifugo.

In India è usata in polvere per migliorare le funzioni cognitive e la memoria, mentre nel Caucaso la tintura dei fiori è consigliata per curare l’epilessia e i disturbi ginecologici.

Pero.

La piacevole dolcezza della pera e la sua molteplicità di forme sono qualità che il pero comune ha sviluppato per nutrirci, deliziarci, ispirarci e perfino inebriarci.

Il “Pyrus communis” è infatti una specie che non esiste spontanea, ma solo coltivata dall’uomo.

La diffusione del frutto ebbe il suo culmine tra il 1750 ed il 1850, conosciuto come “il secolo d’oro della pera” durante il quale si arrivó a creare più di mille varietà differenti della pianta.

Oltre ad un largo impiego alimentare, la pera era utilizzata per la preparazione di medicamenti come il “liquamen castimoniale”, una bevanda di castità ottenuta pressando il frutto con il sale fino ad ottenere una poltiglia che veniva conservata, per almeno tre mesi, in piccole botti e quindi addizionata, con un estratto, in vino di cumino nero.

In epoca più recente le foglie della pianta sono state impiegate nella cura di patologie urinarie, mentre i frutti servivano come diuretici e per ridurre il livello di acido urico nel sangue.

Nocciolo.

In antichità il nocciolo era impiegato per la produzione di attrezzi magici, in grado, secondo la credenza popolare, di elargire il dono della chiaroveggenza, a condizione che fossero realizzati con rami raccolti nell’ora precedente alla mezzanotte del giorno di San Giovanni.

Con legno di nocciolo era fatto anche il “Caduceo”, il leggendario bastone alato del dio Hermes, simbolo di pace e commercio e oggi legato alla professione del farmacista.

Ben note sono le proprietà alimentari della pianta, in particolare del suo frutto, la nocciola, fonte di composti ad elevato valore nutrizionale quali carboidrati, proteine e grassi e contenente un’elevata quantità di polifenoli.

Alla forma dell’involucro esterno dei frutti è legato il nome generico “corylus”, dal greco “korys”, “Elmo”.

Plinio riferisce invece che l’aggettivo “avellana”, oggi utilizzato come nome specifico dell’albero, deriva da “Abella”, antica città alle pendici del Monte Avella, dove si trovava un esteso bosco di noccioli.

Il Museo Civico di Storia Naturale di Milano.

Il Museo Civico di Storia Naturale di Milano fu fondato nel 1838.

Grazie alle numerose donazioni e acquisizioni di collezioni e reperti dal valore scientifico inestimabile, è oggi il museo naturalistico più grande e importante d’Italia.

La parte espositiva aperta ai visitatori è suddivisa in 23 sale con circa 700 vetrine e oltre 80 diorami, (ricostruzioni di ambienti naturali e della loro fauna).

Durante la visita ci si ritroverà ad affrontare tre principali tematiche: le forme della natura, l’evoluzione della vita sulla Terra e i rapporti tra gli organismi e l’ambiente.

Grazie a un’accurata struttura museografica si possono osservare preziosi reperti naturali in un percorso di conoscenza scientifica adatta a tutti, dai più piccoli ai più grandi.

Rosa.

Dotata di forti spine ricurve e di fragranti fiori a petali rosa o bianchi, la “Rosa damascena” è un arbusto nato dall’ibridazione tra la “Rosa gallica” e la “Rosa phoenicia” e diffuso nel mondo dai crociati di ritorno dalla Terrasanta.

La sua fragranza l’ha resa una delle rose più importanti per l’industria profumiera, al punto che oggi la sua coltivazione caratterizza vaste aree, come alla valle Kazanlak in Bulgaria, dove secondo la leggenda fu introdotta da Alessandro Magno.

La raccolta dei fiori si effettua manualmente prima che essi sboccino del tutto.

Gli effetti farmacologici della “Rosa damascena” coinvolgono principalmente il sistema nervoso e sono ipnotici, analgesici e anticonvulsivanti.

La pianta agisce anche sul sistema cardiovascolare e possiede proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie e antiossidanti.

Secondo alcuni studi è utile anche in caso di infiammazione della cistifellea e di calcoli biliari.

Biancospino.

Numerosi sono i miti, le fiabe, le leggende e le tradizioni associate al biancospino, pianta caratterizzata da una vistosa fioritura candida e da sgargianti bacche rosse; sono piante connesse al sonno e alla protezione dei dormienti: in “la bella addormentata nel bosco” la principessa Rosaspina dorme per cento anni dopo essere stata punta da un fuso fabbricato con il legno di biancospino e sappiamo che i Trogloditi, antico popolo dell’Africa orientale, erano soliti accompagnare i defunti che entravano nel sonno eterno legando loro i piedi sopra la testa con intrecci formati da rami della pianta.

In effetti, grazie a moderne indagini chimiche, nelle foglie e nei fiori di “Crataegus monogyna” sono stati scoperti complessi molecolari in grado di stimolare l’azione cardiaca, quindi di favorire il sonno, il rilassamento e il benessere mentale.

Le sostanze presenti nella specie sono utili anche per regolare la pressione arteriosa.