Edera.

L’edera è una pianta sempreverde, lianosa, dotata di fusti volubili in grado di aderire a qualsiasi supporto che ne permetta uno sviluppo verticale.

Non è tuttavia una specie parassita e quindi non rappresenta una minaccia per gli alberi su cui cresce.

Plinio la descrive come una pianta impiegata per intrecciare le corone del dio Bacco: il motivo più credibile di tale utilizzo è legato alla credenza secondo cui una corona ben stretta alla testa è il miglior rimedio per il mal di testa causato da eccessi alcolici.

Un tempo le foglie d’edera erano usate esternamente per la cura delle ulcere, mentre oggi servono nel trattamento delle secrezioni bronchiali.

È curioso il fatto che le razze bovine, dopo il parto, ricerchino spontaneamente la pianta per prevenire o sedare le emorragie e rinforzare l’utero, ma è necessario rilevare che tutte le sue parti in particolare i frutti, contengono composti attivi potenzialmente tossici.

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Guaranà.

Il Guaranà è una pianta rampicante, sempreverde, nativa della foresta amazzonica, appartenente alla famiglia delle Sapindaceae.

Il Guaranà è un ingrediente comune nelle attuali bevande energizzanti, grazie al suo elevato contenuto di caffeina.

Nella sua forma originale, può comunque dare se assunto, una sferzata di energia, infatti risulta essere un potente stimolante, senza l’intenso apporto energetico del caffè.

Il Guaranà ha di per sé un sapore amaro e acido, ma è salutare assumerlo disciolto in acqua.

Bisogna anche tener conto che favorisce la perdita di peso aumentando il metabolismo dei grassi.

Si dice anche che sia benefico per la salute mentale, per migliorare le prestazioni della memoria e perfino l’umore, inoltre è in grado di ridurre l’affaticamento, conferendo al corpo più energia perché il sistema immunitario possa combattere i batteri.

Gelsomino

Il gelsomino, (trachelospermum jasminoides), appartiene alla famiglia delle apocynaceae, è originario del medio ed estremo Oriente e dell’America meridionale.

Si tratta di un arbusto rampicante che può raggiungere un’altezza massima di 4-6 metri, gli esili rami si sviluppano su un tronco sottile, hanno la tendenza ad arrampicarsi sulle superfici vicine ma qualora non trovino appiglio si lasciano cadere al suolo.

Il gelsomino comprende circa 200 specie arbustive e rampicanti, le più note e coltivate come piante ornamentali sono il Gelsomino comune, il Gelsomino di Spagna, il Gelsomino trifogliato e il Gelsomino marzolino.

I fiori sono comunemente piccoli e di colore bianco, però esistono anche specie i cui fiori hanno sfumature di rosa sulla parte inferiore dei petali.

Il gelsomino fu una pianta molto apprezzata dagli antichi lo dimostra, infatti, anche la scoperta di suoi piccolissimi frammenti rinvenuti sulla mummia di un faraone, nella necropoli di Deir-el-Bahri in Egitto.

Nei paesi arabi è diffusa ancora oggi la credenza che il paradiso sia profumato di gelsomino.

 

La Marruca.

Descritta formalmente nel 1768 dal botanico scozzese Philip Miller, la marruca è un arbusto perenne, cespuglioso, con rami dotati di spine pungenti, rigide, acutissime e ineguali, la più lunga diritta, la più breve ricurva.

I frutti hanno forma di disco e sapore di mela essiccata.

I reperti fossili indicano Europa meridionale e Asia occidentale come zone d’origine della specie, che poi si diffuse naturalizzandosi in altre regioni, tra cui il Nord Africa, dove era utilizzata come pianta medicinale e per la realizzazione di recinzioni.

Plinio riteneva invece che la marruca provenisse da Paliurus, una località situata nei pressi del golfo di Bomba, lungo la costa libica.

La medicina tradizionale impiega i frutti di “Paliurus spina-christi” a scopo diuretico, nel trattamento di calcoli e per ridurre i livelli plasmatici di colesterolo.

Secondo studi recenti, i principi attivi della marruca possiedono anche consistenti proprietà antimicrobiche.

11 Curiosità sullo zafferano.

  1. La città di Saffron Walden nell’Essex prende il nome dalla spezia, essendo il centro del commercio inglese di zafferano.
  2. L’origine dello zafferano è tutt’ora incerta e si suppone che l’area di una prima diffusione sia quella che si estende dal medio oriente alla penisola ellenica.
  3. Il fiore dello zafferano venne ufficialmente introdotto in Italia come coltivazione solo alla fine del 1200, grazie al padre domenicano Domenico Santucci, nato a Navelli, in provincia dell’Aquila, che visse a lungo al servizio del Tribunale dell’Inquisizione, in Spagna.
  4. La raccolta dei fiori di zafferano avviene all’alba, prima che gli stigmi si aprano, per preservarne il sapore e l’aroma.
  5. Servono circa 100mila fiori per produrre “appena” mezzo chilo di zafferano e servono circa 500 ore di lavoro.
  6. Alessandro Magno si lavava i capelli nello zafferano per mantenerne il meraviglioso colore arancione lucido.
  7. Lo zafferano si raccoglie in appena 20 giorni, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre.
  8. Per non rovinare i pistilli le operazioni di raccolta vanno eseguite rigorosamente a mano, da raccoglitori (quasi sempre donne, perché hanno le mani più piccole) specializzate, che staccano i tre stigmi uno per uno.
  9. In Italia lo zafferano viene coltivato in sei regioni: Sardegna, Abruzzo, Toscana, Umbria, Emilia Romagna e Liguria, che insieme coltivano circa 50 ettari l’anno.
  10. Durante il medioevo ci fu un intenso uso di questa spezia che era conosciuta soprattutto per le proprietà curative, ma solo in pochi se ne potevano permettere l’uso a causa dell’elevato costo.
  11. Nel Trecento lo zafferano era uno dei prodotti che aveva la tassa di dogana in uscita più alta e in molti casi sostituiva la moneta.