Asfodelo.

L’Asphodelus è un genere di piante della famiglia Liliaceae (Asphodelaceae secondo la classificazione APG) che comprende diverse specie erbacee, note genericamente con il nome volgare di asfodelo.

L’Asfodelo contribuisce, per il suo stelo legnoso, come combustibile, ad accendere il fuoco nelle stufe a legna e nei caminetti, il suo nome (σφόδελος) (asphódelos) deriverebbe dal greco a = non, spodos = cenere, elos = valle, cioè “valle di ciò che non è stato ridotto in cenere”.

E’ una pianta perenne, che raggiunge il metro d’altezza, le sue radici sotterranee chiamate rizoma, sono costituite da mumerosi tubercoli commestibili difficili da estirpare perché molto profondi; nella prima guerra mondiale, venivano trasformati in farina per preparare un pane povero.

Considerata infestante dei pascoli, non è molto gradita dagli animali.

Vegeta nei bordi delle strade, in zone caratterizzate da terreni secchi e sassosi, poveri di humus e degradati, in genere troppo sfruttati dal il pascolo.

Gerbera.

La gerbera è una pianta erbacea della famiglia delle Asteraceae, originaria dell’Africa, dell’Asia e del Sudamerica.


Il nome deriva dal naturalista tedesco Traugott Gerber, amico di Linneo.

Oltre che come graziose piante ornamentali dalla facile coltura, le specie del genere Gerbera, vengono coltivate industrialmente per la produzione del fiore reciso.

Le gerbere presentano foglie lanceolate e lobate, disposte a rosetta.

Le gerbere amano posizioni molto luminose, moderatamente asciutte e ben ventilate.

Tollerano la luce solare diretta ma il sole estivo delle regioni più calde può rovinare gravemente le foglie.

Il terriccio dev’essere particolarmente drenante: non sopportano ristagni idrici che possono provocare in poco tempo la comparsa di marciumi e morte della pianta.

Ranuncolo.

Il ranuncolo o ranunculus asiaticus è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, che comprende ben 600 specie differenti, è diffuso in tutto il mondo ma è originario delle zone a clima freddo.

I fiori di ranuncolo assomigliano alle rose, ma a differenza di queste non sono profumati.

I colori possono essere molti: basta andare in un vivaio ben fornito per trovare il ranuncolo di colore bianco, giallo, rosso, rosa cipria ed è per questo che spesso vengono create delle bellissime composizioni di fiori recisi e bouquet dalle varie tonalità, utilizzando solo questo tipo di fiore.

Per quanto riguarda il significato, è possibile associare i fiori del ranuncolo alla simbologia classica dei colori: quelli gialli rappresentano la gelosia, quelli rossi la passione e quelli bianchi la purezza.

Nella tradizione cristiana, il ranuncolo viene chiamato anche botton d’oro: è visto come un fiore molto prezioso da portare in omaggio alla Madonna in occasione della Settimana Santa.

Il ranuncolo ama molto il sole e va esposto in una posizione adeguata.

Il luogo di esposizione migliore per un ranuncolo è esposto alla luce diretta del sole nelle ore meno calde e più protetto in quelle più calde.

Margherita.

La margherita diploide (nome scientifico Leucanthemum vulgare) è una pianta erbacea della famiglia delle Asteraceae, comunissima nei prati della penisola italiana.

Il nome del genere (Leucanthemum) deriva da due parole greche leukos (= bianco) e anthemon (= fiore) per il colore dei fiori.

Non ha un vero e proprio fusto, la margherita, ma una sorta di peduncolo che sbuca da un insieme di piccole foglie e regge il fiore, a pochi centimetri dal suolo.

Le uniche foglie che accompagnano il fiore sono alla base, allungate e ristrette verso il picciolo, con un profilo lievemente dentato, larghe 14-16 mm e lunghe 35-40 mm.

Molto comune in Europa, ma diffusa ovunque la margherita è senza dubbio uno dei fiori più famosi al mondo.

Le prime citazioni di questo fiore sono dello scrittore romano Plinio il Vecchio, ma compare anche nella mitologia nordica dove è eletta fiore sacro ad Ostara, dea della primavera.

Il nome inglese della margherita è un simpatico gioco di parole: “daisy” deriva da “day’s eye”, occhio del giorno, ispirato alla sua abitudine di riaprirsi ogni giorno al sorgere del sole.

Il suo nome scientifico ha tutt’altra origine: “Bellis” potrebbe derivare da Bellide, una delle barbare e crudeli figlie di Dànao, re di Argo, oppure dal termine latino bellum (= guerra), dato che guarisce le ferite.

Banalmente, ma molto probabilmente deriva invece dall’aggettivo latino bellus (= bello, grazioso), un omaggio alla sua delicata freschezza.

Il secondo nome, perennis, è solo per ricordare che il ciclo biologico del fiore è perenne.

 

Edera.

L’edera è una pianta sempreverde, lianosa, dotata di fusti volubili in grado di aderire a qualsiasi supporto che ne permetta uno sviluppo verticale.

Non è tuttavia una specie parassita e quindi non rappresenta una minaccia per gli alberi su cui cresce.

Plinio la descrive come una pianta impiegata per intrecciare le corone del dio Bacco: il motivo più credibile di tale utilizzo è legato alla credenza secondo cui una corona ben stretta alla testa è il miglior rimedio per il mal di testa causato da eccessi alcolici.

Un tempo le foglie d’edera erano usate esternamente per la cura delle ulcere, mentre oggi servono nel trattamento delle secrezioni bronchiali.

È curioso il fatto che le razze bovine, dopo il parto, ricerchino spontaneamente la pianta per prevenire o sedare le emorragie e rinforzare l’utero, ma è necessario rilevare che tutte le sue parti in particolare i frutti, contengono composti attivi potenzialmente tossici.

Guaranà.

Il Guaranà è una pianta rampicante, sempreverde, nativa della foresta amazzonica, appartenente alla famiglia delle Sapindaceae.

Il Guaranà è un ingrediente comune nelle attuali bevande energizzanti, grazie al suo elevato contenuto di caffeina.

Nella sua forma originale, può comunque dare se assunto, una sferzata di energia, infatti risulta essere un potente stimolante, senza l’intenso apporto energetico del caffè.

Il Guaranà ha di per sé un sapore amaro e acido, ma è salutare assumerlo disciolto in acqua.

Bisogna anche tener conto che favorisce la perdita di peso aumentando il metabolismo dei grassi.

Si dice anche che sia benefico per la salute mentale, per migliorare le prestazioni della memoria e perfino l’umore, inoltre è in grado di ridurre l’affaticamento, conferendo al corpo più energia perché il sistema immunitario possa combattere i batteri.

Gelsomino

Il gelsomino, (trachelospermum jasminoides), appartiene alla famiglia delle apocynaceae, è originario del medio ed estremo Oriente e dell’America meridionale.

Si tratta di un arbusto rampicante che può raggiungere un’altezza massima di 4-6 metri, gli esili rami si sviluppano su un tronco sottile, hanno la tendenza ad arrampicarsi sulle superfici vicine ma qualora non trovino appiglio si lasciano cadere al suolo.

Il gelsomino comprende circa 200 specie arbustive e rampicanti, le più note e coltivate come piante ornamentali sono il Gelsomino comune, il Gelsomino di Spagna, il Gelsomino trifogliato e il Gelsomino marzolino.

I fiori sono comunemente piccoli e di colore bianco, però esistono anche specie i cui fiori hanno sfumature di rosa sulla parte inferiore dei petali.

Il gelsomino fu una pianta molto apprezzata dagli antichi lo dimostra, infatti, anche la scoperta di suoi piccolissimi frammenti rinvenuti sulla mummia di un faraone, nella necropoli di Deir-el-Bahri in Egitto.

Nei paesi arabi è diffusa ancora oggi la credenza che il paradiso sia profumato di gelsomino.

 

Garofano.

La specie “Dianthus Caryophyllus L.” è stata ottenuta attraverso innumerevoli incroci artificiali del giardiniere inglese Thomas Fairchild (1667-1729).

Il nome generico “Dianthus” deriva dal greco “fiore divino”, poiché, secondo la tradizione, rinvia ad un mito associato a Diana, dea della caccia.

Si narra infatti che, perduta d’amore per un aitante pastore, ma rabbiosa per il voto di castità a cui era sottoposto, Diana avesse strappato gli occhi dello sventurato giovane gettandoli in un prato che istantaneamente si popoló di delicati garofani.

Prima di essere ampiamente diffuso a scopo ornamentale dal vasto mercato dei fiori recisi, il garofano veniva utilizzato in profumeria e liquoristica.

Attualmente i suoi fiori sono impiegati dalla medicina tradizionale asiatica nel trattamento di infezioni, intestinali, come cardiotonici e per favorire la sudorazione a fini antipiretici.

Oleandro.

In antichità si credeva che l’oleandro non fosse originario della Colchide, un’antica regione caucasica ritenuta patria della magia, da cui proveniva Medea, figura ambigua della mitologia greca.

Nel V secolo a.C. lo storico ateniese Senofonte riferiva la vicenda di alcuni soldati inebriati e avvelenati da oleandri dai fiori rossi, mentre secondo il botanico Teofrasto di Ereso, la radice della pianta macerata nel vino rendeva il temperamento dell’uomo più dolce e allegro.

Oggi è noto che la pianta, ampiamente utilizzata per fini ornamentali e popolarmente conosciuto come “ammazzalasino”, contiene principi altamente tossici.

Alcuni dei suoi componenti sono tuttavia impiegati a scopo terapeutico per stimolare l’azione del cuore, portando ad un aumento della forza contrattile, ad una diminuzione della frequenza dei battiti e ad un miglioramento nella conduzione di stimoli dagli atri ai ventricoli

Trifoglio.

Il trifoglio bianco è una leguminosa spontanea diffusa in tutto il mondo come specie da foraggio.

È una pianta vivace, dotata di fusti striscianti con grande capacità vegetativa, che portano fiori bianchi con sfumature rosee e foglie trifogliate e chiazzate di bianco.

Proprio alle foglie è legato il significato simbolico della pianta, che rinvia alla Trinità e alle opere di misericordia.

Anche in antichità il trifoglio era associato alla salvezza, poiché i medici lo prescrivevano in infusione come antidoto contro il veleno dei serpenti.

Oggi la pianta è impiegata per favorire il benessere delle prime vie respiratorie e per contrastare i disturbi della menopausa.

Serve inoltre come antireumatico, per le infiammazioni degli occhi e come vermifugo.

In India è usata in polvere per migliorare le funzioni cognitive e la memoria, mentre nel Caucaso la tintura dei fiori è consigliata per curare l’epilessia e i disturbi ginecologici.