Il serpente di bronzo della Basilica di Sant’Ambrogio.

Accanto al terzo pilastro, su una delle colonne romane con capitello corinzio fatta di granito d’Elba, situata a sinistra della navata centrale della Basilica di Sant’Ambrogio, è presente un serpente nero di bronzo.

Il serpente è raffigurato in posizione semi-eretta, dove la testa è eretta mentre il resto del corpo scende verso il basso per poi risalire formando un cerchio, scendere di nuovo verso il basso per poi innalzarsi e terminare con la coda alzata.

Si narra che il serpente di bronzo sia stato forgiato da Mosè mentre si trovava nel deserto, per difendere dall’attacco dei serpenti il suo accampamento.

Se qualcuno, nell’accampamento, fosse stato morso da un serpente, affinché potesse salvarsi, doveva guardare la statua di bronzo.

Alcuni storici ritengono che la statua rappresenti proprio Nehustan il serpente di Mosè (infatti la tradizione biblica riferisce che quando lo stesso Mosè gettò a terra il suo bastone, davanti ai sacerdoti egizi, questo si trasformò in un serpente).

 
Una volta collocato nella Basilica di Sant’Ambrogio il serpente divenne oggetto di superstizione e culto.

Gli furono attribuite proprietĂ  taumaturgiche da parte della cittadinanza che si recava presso la statua per toccarla e ottenere guarigioni.

Si credeva infatti, che il rettile avesse il potere di guarire dalle malattie intestinali, proprio per questo molte donne portavano con sé i bambini malati per farli guarire, anche se questo culto si diffondeva anche e soprattutto tra gli adulti.

Si temeva inoltre, che quando fosse giunto il giorno del Giudizio, il serpente di bronzo si sarebbe “animato”, avrebbe “fischiato” e sarebbe sceso dalla colonna per tornare nel luogo in cui Mosè lo creò, ossia nella valle di Josafat.

Nel 1566 Carlo Borromeo vietò il culto del serpente considerandolo esclusivamente mera superstizione.

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