Involtini di vitello alla siciliana.

Ingredienti x 4 persone:

  • 500 g di fesa di vitello a fette.
  • 100 g di provolone.
  • 50 g di olive nere denocciolate.
  • 30 g di capperi.
  • 100 g di pangrattato.
  • Uno spicchio d’aglio.
  • Prezzemolo q.b.
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • Lattuga (decorazione).

Preparazione:

Stendere la fesa di vitello su un piatto da lavoro, appiattirla con un batti carne, salarla, coprirla con il provolone affettato, le olive ridotte a pezzettini, i capperi, il prezzemolo tritato e con l’aglio.

Avvolgerla su se stessa, spennellarla con l’olio, passarla nel pangrattato e chiuderla con degli stuzzicadenti, confezionando degli involtini.

Disporre gli involtini in una teglia rivestita con carta da forno, cuocerli in forno a 180°C per 15 minuti.

Toglierli dal forno e servirli nel piatto da portata su un letto di lattuga.

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Curiosità sulla Sicilia – Parte 2.

  1. Nel 1130 nel Regno di Sicilia veniva istituito il primo Parlamento del mondo ed era ripartito in tre bracci: aristocratico, ecclesiastico e demaniale.
  2. In Sicilia il Carnevale è una ricorrenza molto sentita; per esempio nelle strade di Aci Reale, dieci giorni prima del Martedì Grasso, tradizionali poeti definiti “minatizzi”,decantano in dialetto i loro versi.
  3. Nei primi del 1400, per mano di due medici catanesi, Gustavo ed Antonio Branca, nasceva in Sicilia la chirurgia plastica, come procedura risolutiva per deformazioni e mutilazioni.
  4. Il Regno di Sicilia fu uno Stato indipendente per 686 anni.
  5. La Sicilia ospita la maggioranza dei climi presenti tra Europa e Africa settentrionale. Dal clima alpino, con veri e propri ghiacciai perenni sull’Etna, fino a pianure assolate coperte di dune, come nel deserto del Sahara.
  6.  Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, con la sua area di 1300 ettari, è il sito archeologico più esteso al mondo.
  7. La Sicilia è una terra cantata da moltissimi poeti e filosofi. A tal proposito, il famoso filosofo Goethe affermava: ”L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna dello spirito. Qui è la chiave di ogni cosa”.

Milazzo.

Milazzo è un comune italiano di 31.259 abitanti situato nella città metropolitana di Messina, in Sicilia.

Dopo Messina e la vicina Barcellona Pozzo di Gotto è il terzo comune per popolazione della città metropolitana, nonché uno dei più densamente popolati, dietro ai Giardini-Naxos e a Torregrotta.

La città è posta tra due golfi, quello di Milazzo a est e quello di Patti a ovest.

Alcune fotografie scattate a Milazzo:

 

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7 Curiosità sulla Sicilia – Parte 1.

  1. La festa di Sant’Agata a Catania è uno degli eventi religiosi più importanti al mondo. Dal 3 al 5 febbraio di ogni anno, la città si ferma e ospita una serie di processioni, tradizioni folkloristiche e religiose per tutta la città, che coinvolgono sia gente del luogo che turisti.
  2. La Sicilia conta ben 8 patrimoni UNESCO.
  3. Messina è stata colpita da tre terremoti particolarmente distruttivi: nel 1783, nel 1908 e nel 1975. Quello del 1908, in particolare, è considerato uno degli eventi più distruttivi del XX secolo perché rase al suolo l’intera città e uccise circa 100.000 abitanti.
  4. La bandiera dell’isola è la più antica e duratura del mondo.
  5. La bandiera siciliana rappresenta la Trinacria, figura mitologica legata ad antichissimi culti siculi e minoici.
  6. I colori della bandiera: il rosso e il giallo, sono i colori di Palermo e Corleone.
  7. La bandiera fu innalzata per la prima volta nel 1282 durante la rivoluzione del Vespro.

Sarde a Beccafico.

Ingredienti x 4 persone:

  • 1 Kg di sarde.
  • 150 g di pangrattato.
  • 3 cucchiai pecorino grattugiato.
  • 2 acciughe.
  • prezzemolo.
  • 30 g di pinoli.
  • 50 g di uva passa.
  • 2 limoni.
  • zucchero.
  • olio d’oliva.
  • alloro.
  • sale.
  • pepe.
  • fettine d’arancia o di limone.

1.  Procedimento per preparare le sarde a beccafico:

Per prima cosa pulire le sarde togliendo la pinna dorsale, la testa, le interiora e la lisca interna.
Aprire le sarde a libro e sciacquarle sotto l’acqua.

Tenere le sarde da parte.

2.  Per preparare il ripieno delle    sarde a beccafico:

prendere una padella dal fondo largo, versare un filo d’olio d’oliva e tostarci il pangrattato.

Quando il pangrattato sarà tostato, metterlo in una ciotola ed utilizzare la padella per scaldare l’olio, dopo di che, sciogliervi le acciughe ed aggiunge i pinoli e l’uva passa precedentemente fatta rinvenire in acqua calda.
A questo punto, togliere il tutto dal fuoco, aggiungervi il pangrattato tostato e mescolare tutto.
Aggiungere anche il pecorino grattugiato e il trito di prezzemolo fresco.
Prendere le sarde, aggiungere del sale e disporre un cucchiaino di condimento al centro per poi arrotolarle.
Disporre le sarde in una teglia unta d’olio d’oliva alternandole con una foglia di alloro ed una fettina di limone oppure di arancia.
Quando tutto le sarde saranno arrotolate e disposte nella teglia, irrorare con il succo di un limone al quale sarà stato aggiunto un pochino di zucchero.

Cospargere nuovamente con del pangrattato tostato ed ancora un pizzico di zucchero.
Infornare le sarde a beccafico in forno preriscaldato a 200 Gradi centigradi per 15/20 minuti.
Una volta cotte, servire le sarde a beccafico tiepide oppure fredde.

La pasta alla Norma.

Ingredienti x 4 persone:

  • 500 g di pomodori pelati.
  • 400g di maccheroni.
  • 200 g di ricotta salata.
  • 2 melanzane medie.
  • 2 spicchi d’aglio.
  • 11 foglie di basilico.
  • olio extra vergine di oliva.
  • sale.
  • pepe.

Preparazione:
Lavare e sbucciare le melanzane, quindi tagliarle a fette sottili (circa di 4 mm di spessore in senso verticale), porle in un colapasta cospargendole, strato per strato, di sale grosso, poi coprirle con un piatto e sistemare al di sopra di esse un peso: lasciarle spurgare così per almeno 2 ore.
Intanto preparare la salsa di pomodoro in un tegame facendo dorare l’aglio nell’olio.

Aggiungere quindi i pomodori pelati e far cuocere il tutto, a fuoco lento per circa 30 minuti.

Passare al setaccio e rimettere tutto sul fuoco per far addensare; una volta spento il fuoco, aggiungere metà delle foglie di basilico fresco.

Sciacquare le melanzane sotto l’acqua corrente, asciugarle per bene con un canovaccio pulito e quindi friggerle in olio di oliva ben caldo ma non bollente, fino a dorarle.
Trasferire le melanzane su della carta assorbente da cucina per eliminare l’olio in eccesso.

Mettere quindi a lessare la pasta in abbondante acqua salata e grattugiare la ricotta salata in modo grossolano, mettendola da parte.

Mentre la pasta cuoce, tagliare a listerelle le melanzane fritte e trasferirle in una padella assieme a qualche cucchiaio di sugo di pomodoro.

Quando la pasta sarà al dente, scolarla ed unirla al condimento in padella; far saltare per un minuto circa e infine servire la pasta ricoprendola con il restante sugo di pomodoro, qualche fetta di melanzana intera, della ricotta salata grattugiata, e le restanti foglie di basilico fresco.

Le Rovine di Tindari.

I resti archeologici di Tindari, sono raccolti e conservati poco lontano dallo splendido santuario della Madonna Nera.

I primi scavi si datano al 1838-1839 e furono ripresi tra il 1960 e il 1964 dalla Soprintendenza archeologica di Siracusa e ancora nel 1993, 1996 e 1998 dalla Soprintendenza di Messina, sezione dei beni archeologici.

Sono stati rinvenuti mosaici, sculture e ceramiche, conservati in parte presso il museo locale e in parte presso il Museo archeologico regionale di Palermo.

Uno dei decumani rinvenuti nello scavo, quello superiore doveva essere la strada principale della città: infatti costeggia da un lato il teatro, situato più a monte e scavato nelle pendici dell’altura, e all’altra estremità sfocia nell’agorà, oltre la quale, nella zona più elevata, occupata oggi dal Santuario della Madonna Nera, doveva trovarsi l’acropoli.

 

 


L’isola di Vulcano.

Vulcano (chiamato “Vurcanu” in dialetto siciliano e “iddu” cioè lui, dagli abitanti) è un’isola italiana appartenente all’arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia.

Nell’antichità venne chiamata Therasia (Θηρασία), poi Hiera (Ἱερά), perché sacra al dio Vulcano, da dove poi il suo nome attuale.