Dente di leone.

Il dente di leone, “taraxacum officinale”, appartiene alla famiglia delle composite.

E’ una pianta tipica delle regioni a clima temperato, conosciuta anche con il nome di tarassaco, soffione o radicchiella.

Cresce nei prati e nelle campagne, ha foglie dentate con delle profonde incisioni che arrivano fino alla base della pianta facendo unire le foglie.

I fiori sono di colore giallo intenso e sbocciano in primavera a partire dal mese di aprile.

I semi che compaiono dopo la sfioritura, sono riuniti in un pappo, ovvero in una piccola sfera pelosa che somiglia ad un pon-pon, hanno la caratteristica di volare via al minimo soffio di vento accompagnati da un “piccolo ombrellino” ed è proprio per questa loro caratteristica che il dente di leone è anche conosciuto con il nome di soffione.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, il dente di leone simboleggia la fiducia, la forza e la speranza.

L’aceto di mele nella storia.

L’aceto è un prodotto che l’uomo conosce fin dai tempi antichi.

Era utilizzato come un vero e proprio rimedio naturale per curare le ferite, per combattere le infezioni, la febbre ed altri malesseri.

La medicina popolare conosce da sempre le sue proprietà, recentemente riscoperte dalla medicina naturale moderna.

Gli antichi Egizi già lo utilizzavano per la preparazione e la conservazione dei cibi, oltre che per preparare bevande e per curare disturbi fisici.

Anche se oggi l’aceto più diffuso è quello di vino, il primo tipo di aceto dell’antichità veniva ricavato dal miele, in quanto il vino non era ancora stato prodotto dall’uomo.

Gli antichi Greci preparavano una bevanda, detta “oxicrat”, composta da acqua, aceto e miele.

Come rimedio naturale veniva usato per curare piccole ferite ed alcuni disturbi.

Si pensi che Ippocrate, il medico conosciuto come il “Padre delle Medicina”, ne raccomandava l’utilizzo per la salute.

Anche i romani lo utilizzavano, sia a tavola, che per preparare bevande energetiche e fortificanti per i legionari.

L’uso dell’aceto continuò anche nel Medioevo, periodo nel quale fu ancor più usato come disinfettante e come rimedio contro le malattie e le epidemie.

Asfodelo.

L’Asphodelus è un genere di piante della famiglia Liliaceae (Asphodelaceae secondo la classificazione APG) che comprende diverse specie erbacee, note genericamente con il nome volgare di asfodelo.

L’Asfodelo contribuisce, per il suo stelo legnoso, come combustibile, ad accendere il fuoco nelle stufe a legna e nei caminetti, il suo nome (σφόδελος) (asphódelos) deriverebbe dal greco a = non, spodos = cenere, elos = valle, cioè “valle di ciò che non è stato ridotto in cenere”.

E’ una pianta perenne, che raggiunge il metro d’altezza, le sue radici sotterranee chiamate rizoma, sono costituite da mumerosi tubercoli commestibili difficili da estirpare perché molto profondi; nella prima guerra mondiale, venivano trasformati in farina per preparare un pane povero.

Considerata infestante dei pascoli, non è molto gradita dagli animali.

Vegeta nei bordi delle strade, in zone caratterizzate da terreni secchi e sassosi, poveri di humus e degradati, in genere troppo sfruttati dal il pascolo.

Gerbera.

La gerbera è una pianta erbacea della famiglia delle Asteraceae, originaria dell’Africa, dell’Asia e del Sudamerica.


Il nome deriva dal naturalista tedesco Traugott Gerber, amico di Linneo.

Oltre che come graziose piante ornamentali dalla facile coltura, le specie del genere Gerbera, vengono coltivate industrialmente per la produzione del fiore reciso.

Le gerbere presentano foglie lanceolate e lobate, disposte a rosetta.

Le gerbere amano posizioni molto luminose, moderatamente asciutte e ben ventilate.

Tollerano la luce solare diretta ma il sole estivo delle regioni più calde può rovinare gravemente le foglie.

Il terriccio dev’essere particolarmente drenante: non sopportano ristagni idrici che possono provocare in poco tempo la comparsa di marciumi e morte della pianta.

Santa Maria a Monaco di Baviera.

Santa Maria è il personaggio più venerato della scena religiosa bavarese.

Una colonna dorata a lei dedicata è stata posta a Marienplatz, la principale piazza di Monaco di Baviera che porta il suo nome.

La particolarità è legata ai quattro angioletti armati, tipici del barocco.

I quattro vittoriosi angeli sono lì per sconfiggere i mali che seguirono la Guerra dei Trent’anni, accanendosi sull’Europa: carestia, peste, guerra ed eresia, rappresentate da un drago, un basilisco, un leone e un serpente.

Questa colonna è un popolare punto di incontro nel centro storico della città.

10 Curiosità su Monaco di Baviera.

  1. Bayernhymne (Inno della Baviera): è l’inno ufficiale dello Stato Libero di Baviera. La melodia, scritta nel 1835 da Max Kunz, venne completata dal poeta Joseph Maria Lutz.
  2. La Baviera è uno dei 16 Stati federati della Germania (Lander).
  3. Nel 2015 uno studio della società di consulenza globale Mercer, ha classificato Monaco di Baviera al quarto posto tra le 20 città del mondo con la miglior qualità della vita.
  4. La Baviera ha un Landtag (“parlamento”) unicamerale, eletto con suffragio universale.
  5. Monaco di Baviera ha un clima continentale, fortemente influenzato dalla posizione geografica in prossimità delle Alpi.
  6. La media annua delle precipitazioni si attesta sui 1.000 millimetri.
  7. Bianco ed azzurro: sono i colori della Baviera e si ritrovano anche sulla bandiera del land.
  8. Dirndl e Lederhosen: curiosi, originali ed appariscenti, i tipici abiti bavaresi sono un vero e proprio simbolo. Quando si parla di Lederhosen si parla dei pantaloni in cuoio (lunghi fino a sopra o sotto il ginocchio) indossati dagli uomini, mentre il Dirndl è il classico abito femminile con grembiule.
  9. I bavaresi sono molto orgogliosi dei loro abiti tradizionali e li indossano, con disinvoltura, nelle occasioni importanti: feste, matrimoni e per la sfilata dell’Oktoberfest.
  10. Marienplatz, è la principale piazza di Monaco nonché, per secoli, importante snodo commerciale. Marienplatz, infatti, ha sempre avuto una spiccata vocazione mercatale che oggi rivive durante il periodo natalizio col Cristkindlmarkt (il Mercatino di Gesù Bambino) famoso per gli stand in legno che occupano per intero la piazza.

La leggenda dell’Hofbräuhaus.

Hofbräuhaus, fabbrica di birra, la più antica birreria di Monaco di Baviera nasconde una storia piuttosto particolare.

In origine, essendo stata concepita come fabbrica, questa grande sala non prevedeva toilette.

Nel tempo si è ampliata, fino a diventare un luogo di ritrovo degli amanti della birra, che pur di godersi la loro bevanda preferita, non si lasciavano intimidire dalla mancanza del bagno.

In caso di bisogno, i visitatori della Hofbräuhaus non avevano altra scelta che nascondersi in qualche stradina nei dintorni.

Lasciare il proprio posto al tavolo era però rischioso e spesso, una volta rientrati, si rimaneva senza posto a sedere e senza neanche più il proprio boccale di birra.

I frequentatori del locale erano stanchi di perdere il proprio posto ogni volta e per questo iniziarono a fare i propri bisogni direttamente lì, sotto al tavolo.

Per avvertire le persone sedute di fronte del “pericolo” imminente, ebbero una nuova idea: un bastone per colpire le persone sedute dall’altra parte del tavolo.

Dato che nessuno amava i lividi che somigliavano a quelli della peste nera, si decise di dare al bastone una nuova veste.

La versione aggiornata del bastone era più che altro un tubo attraverso cui l’urina poteva scendere e arrivare sotto al tavolo.

Per fortuna, i tempi moderni hanno visto la nascita dei bagni pubblici e oggi la famosa birreria Hofbräuhaus è attrezzata con toilette separate per uomini e per donne.

Il Lindwurm.

L’imponente Vecchio Municipio di Marienplatz può trarre in inganno e indurre a credere che si tratti di un edificio antico.

In realtà è stato edificato poco più di cento anni fa.

Costruito in stile neogotico, questo simbolo di Monaco di Baviera è davvero suggestivo.

L’elaborata facciata nasconde molti dettagli ispirati al Medioevo, periodo in cui sono ambientati interessanti miti e leggende della città.

La minacciosa statua di un drago guarda i passanti dal lato sinistro dell’edificio.

Il nome, però, non è nuovo, ma risale al XVII secolo, quando la peste nera devastò l’Europa uccidendo oltre 7.000 cittadini di Monaco di Baviera.

Secondo la leggenda, un gigantesco drago sorvolò la città portando la peste nera con il suo alito velenoso.

Alcuni coraggiosi uomini riuscirono ad uccidere il mostro con un colpo di cannone lanciato nello stesso posto in cui si trova la statua.

Se ci si avvicina abbastanza, sarà possibile notare non solo la statua del drago, ma anche delle statue di persone che corrono per mettersi in salvo e degli uomini che, a quanto pare, salvarono la città.

Monaco di Baviera.

Monaco di Baviera è una città extracircondariale della Germania meridionale e capitale della Baviera.

Situata sulle rive del fiume Isar, dopo Berlino ed Amburgo è la terza città tedesca per numero di abitanti, con una popolazione di circa 1.464.301 residenti nel comune, 1.808.550 se si considera anche il circondario di Monaco e circa 2,7 milioni nell’area metropolitana.

 

 

Il 29 febbraio.

A decidere che febbraio dovesse avere 29 giorni fu Papa Gregorio XIII nel 1582, emanando la bolla “Inter gravissimas”.

Lo scopo era evitare lo slittamento delle stagioni.

Dato che fra il tempo impiegato dalla terra per compiere un moto completo di rivoluzione intorno al sole e l’anno civile (365 giorni) c’è una differenza di 6 ore, ogni 4 anni, si accumulerebbe un giorno di ritardo, provocando uno slittamento delle stagioni.

In questo particolare giorno, sono presenti tradizioni e usi in tutto il mondo, ad esempio:

Secondo un’antica leggenda irlandese, solo il 29 febbraio le donne possono chiedere al proprio uomo di sposarle senza che lui possa rifiutarsi.

In America e in Inghilterra l’anno bisestile è il “leap year” (anno saltellante), il cui simbolo è il ranocchio.

O ancora, dal 1980 in Francia e solo il 29 febbraio, esce in edicola il giornale “La Bougie du Sapeur”. I profitti della vendita vanno tutti in beneficenza.