Il Natale in Polonia.

Il Natale si avvicina perciò per conoscerlo meglio e accoglierlo nel migliore dei modi, oggi e nei prossimi giorni vedremo alcune tradizioni del periodo natalizio in diverse parti del mondo, cominciando dalla Polonia.

In Polonia, la vigilia di Natale è chiamata Festa della Stella e la tradizione vuole che, sino a quando non compare in cielo la prima stella, non si debba iniziare la cena.

Le famiglie polacche celebrano il Natale con un pasto di 12 portate.

Si lascia sempre un po’ di spazio in tavola, in caso arrivi un ospite inatteso.

In molte case ancora oggi si mettono dei covoni di grano nei quattro angoli di una stanza, in memoria della stalla dove nacque Gesù Bambino.

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Poema giapponese – L’inferno di Tomino (Speciale di Halloween).

Questa notte sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: L’inferno di Tomino

L’inferno di Tomino secondo la versione ufficiale è un poema giapponese scritto da un uomo di nome Yumota Inuhiko e pubblicato nella raccolta di poesie “Il cuore è come una pietra rotolante”.

È stato inoltre incluso nella 27esima collezione di poemi di Saizo Yaso, chiamata “Polvere d’Oro”, nel 1919.

La leggenda giapponese vuole che una bambina chiamata Tomino no Jigoku sul finire del 1800 abbia scritto questa poesia in preda alla rabbia per la sua condizione: si dice infatti che nacque con una grave disabilità delle gambe che la obbligò fino dalla tenera età sulla sedia a rotelle.

La poesia di Tomino raccoglie in se anche la tristezza e la sensazione di impotenza di una bambina che oltre a non potersi gestire autonomamente, viveva in una famiglia molto cattiva e crudele nei suoi confronti, spesso trattandola come uno scarto o un capro espiatorio per i loro problemi.

I genitori, profondamente scandalizzati e terrificati dal contenuto dei versi scritti dalla loro figlia, punirono Tomino rinchiudendola nella cantina e rifiutandosi di darle da bere e da mangiare fino a che l’inevitabile morte non sopraggiunse.

Il poema che aveva condannato Tomino alla morte divenne così maledetto per sempre.

Le prime vittime dell’Inferno di Tomino furono gli stessi genitori della bambina che morirono poco dopo, per cause non naturali.

Ma in cosa consiste esattamente questa maledizione dell’Inferno di Tomino?

Chiunque legga ad alta voce l’intera poesia, da cima a fondo, sarà dannato per sempre, cose orribili gli capiteranno e nella maggior parte dei casi, una morte terribile lo colpirà.

L’immagine sotto riportata include l’intero testo, sia in giapponese e sia tradotto in inglese.

 

Tominos-Hell.jpg

La traduzione in italiano è la seguente:

«La sorella maggiore vomitò sangue, la sorella minore vomitò fiamme,
e l’adorabile Tomino, vomitò frammenti di vetro.
Tomino cadde da solo nel profondo inferno,
l’inferno è avvolto dall’oscurità, e nemmeno i fiori sbocciano.
E’ la sorella di Tomino quella con in mano una frusta,
mi chiedo chi sia la shubusa (?) della frusta.
Colpisci, colpisci, ma senza colpire,
l’inferno familiare ha una sola via.
Lo guideresti nell’oscurità dell’inferno,
alla pecora d’oro, dal sontuoso uccello canoro.
Mi chiedo quanto abbia messo nella sua tasca di pelle,
in preparazione dell’inferno familiare.
La primavera sta arrivando anche nella foresta e nel ruscello,
anche nel ruscello dell’oscuro inferno.
L’uccello canoro nella gabbia, la pecora nel vagone,
lacrime sugli occhi di Tomino.
Piangi, uccellino, attraverso le foreste piovose.
Urla che sente la mancanza della sorella minore.
L’eco del pianto riverbera attraverso l’inferno,
i fiori di peonia sbocciano.
Girando in cerchio per le sette montagne ed i sette ruscelli dell’inferno,
il viaggio dell’adorabile Tomino prosegue.
Se sono all’inferno portali a me,
gli aghi delle tombe.
Non mi pungerò con l’ago rosso,
ad i traguardi del piccolo Tomino. »

Leggendo a mente le sue parole, non dovrebbe capitare nulla e c’è chi dice che, anche leggendole ad alta voce.

Risulterebbe pericoloso solo se il poema venisse pronunciato in giapponese e non nella sua traduzione in altre lingue.

Si dice infatti che la maledizione abbia i massimi effetti solo se letta nella sua lingua madre, così appunto come è stata scritta.

 

Leggenda giapponese – Lo Specchio Viola (Speciale di Halloween).

Domani notte sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: Lo Specchio Viola.

Gli specchi, data la loro natura misteriosa e mistica, sono da sempre protagonisti di miti e leggende legate al significato che trasmettono.

Anni fa, viveva una ragazza giapponese che passava ore e ore davanti allo specchio a rimirare la sua immagine riflessa.

Lo specchio le era stato regalato dalla madre ed era l’oggetto più caro e amato che la ragazza possedesse.

La giovane iniziò tuttavia ad essere ossessionata dalla sua bellezza che si rifletteva nello specchio, ed entrò nella spirale dell’anoressia per vedersi ogni giorno più magra e bella.

Ma non importava quanto la ragazza diventasse pallida, debole, scarna e cagionevole di salute, infatti tutto quello che voleva era vedersi bella in quello specchio a lei così caro.

Un giorno, decise di colorare lo specchio e scelse di dipingerlo di viola.

Quando si guardò al suo interno, rimase però disgustata da quello che vide.

Si vide infatti esattamente per quello che era: bianca come un cadavere, sciupata e con le ossa che sporgevano dalla pelle.

Presa dalla rabbia e dalla frustrazione, infranse lo specchio pentendosi subito dopo di quel gesto.

Nel giorno del suo ventesimo compleanno, la ragazza si trovava nel bel mezzo dei preparativi della sua festa, quando venne investita da un’auto e morì.

Prima di esalare l’ultimo respiro, le sue ultime parole furono: “Specchio viola… specchio viola… specchio viola…”.

Dopo il funerale, quando fu ora di sgomberare la sua camera, lo specchio viola era svanito nel nulla.

Dopo la morte della ragazza, altri strani avvenimenti causarono la morte di numerosi giovani, tutti deceduti nel giorno del loro ventesimo compleanno.

Non fu mai trovata la causa delle loro morti misteriose ma, in ognuno di questi casi, furono rinvenuti frammenti dello specchio viola nelle loro camere.
Da quel giorno, la parola “specchio viola” è considerata maledetta e chiunque la ricordi morirà il giorno del suo ventesimo compleanno.
Così almeno afferma la leggenda giapponese.
La leggenda dello specchio viola si pone al ventiseiesimo posto nella lista delle leggende metropolitane che i giapponesi ritengono più fondate e credibili.

Leggenda giapponese – Kuchisake-onna (Speciale di Halloween).

Presto sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: Kuchisake-onna.

La leggenda viene ricondotta al periodo Heian (794-1183 d.C.) e ha come protagonista la bellissima moglie di un samurai.

Il samurai era consapevole della straordinaria bellezza della donna e temeva costantemente la sua infedeltà.

Un giorno, l’uomo scoprì che la moglie lo aveva tradito e così, in preda alla rabbia, prese la sua katana e le aprì la bocca da un orecchio all’altro.

Quando ebbe finito le chiese, ancora pieno di ira: “Ora ci sarà qualcuno che ti troverà bella?”

Lo spirito della donna è ancora nella nostra dimensione, guidata solo dal senso di vendetta.

Si dice che si aggiri nelle notti di nebbia, indossando una mascherina chirurgica bianca (che i giapponesi sono soliti portare per non contrarre malattie o per non infettare gli altri nel caso ne fossero affetti).

Esattamente come per Teke-Teke (di cui abbiamo visto la leggenda due giorni fa), le vittime preferite di Kuchisake-onna sono i maschi adolescenti.

La donna fermerà la sua vittima e gli chiederà: “Anata wa watashi ga utsukushii toomoimasu ka?” (“Pensi che io sia bella?”).

Se la risposta sarà sì, allora Kuchisake-onna si toglierà la mascherina svelando il volto mostruosamente sfregiato.

La donna insisterà, domandando nuovamente: “Sore demo?” (“E ora lo sono ancora?”).

Se la risposta a questo punto sarà no, Kuchisake-onna ucciderà la vittima tagliandole la testa.

Se invece la risposta sarà sì, estrarrà un paio di forbici affilate e taglierà la bocca della vittima rendendola simile a lei.

Leggenda giapponese – Gozu (Speciale di Halloween).

Presto sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: Gozu.

Si narra che la storia di Testa di Mucca o Gozu sia la più spaventosa che sia mai stata scritta dal genere umano, proprio per le sue situazioni alquanto realistiche.

La leggenda di Gozu è stata scoperta in Giappone nel Diciassettesimo Secolo.

Le sue origini, tuttavia, rimangono un mistero.

Quando rinvennero le copie della storia maledetta, subito le bruciarono per evitare che Testa di Mucca mietesse altre vittime, ma secondo la leggenda alcune copie, tuttavia, si salvarono, furono fatte a pezzi e distribuite per tutto il Giappone.

Proprio perché poi la leggenda venne ritrovata e ricostruita a frammenti, non si conosce la versione integrale, ma solo una parte di essa.

La leggenda narra di un piccolo villaggio situato in mezzo al nulla.

Il villaggio venne scoperto nell’era Meiji, quando l’imperatore ordinò un censimento e i messi viaggiarono lungo tutto il paese in cerca di villaggi da registrare.

Successivamente, gli archeologi stazionarono al villaggio abbandonato e cominciarono gli scavi per cercare alcuni reperti antichi che potessero avere un interesse storico.

Quello che trovarono li fece rabbrividire dalla paura, infatti sottoterra, vi era sepolto uno scheletro umano che presentava il teschio di una mucca al posto della testa.

Le ricerche continuarono e gli studiosi scoprirono che anni prima, nel villaggio, c’era stata una tremenda carestia che costringeva gli abitanti a mangiare qualsiasi tipo di animale.

Un giorno arrivò una strana figura: un uomo con la testa di mucca.

Gli abitanti lo uccisero facendolo brutalmente a pezzi e mangiarono ogni suo centimetro di carne.

Da quel giorno, la maledizione di Testa di Mucca ha iniziato a diffondersi.

Esiste però un’altra versione di questa leggenda:

A causa della scarsa quantità di cibo che regnava al villaggio, gli abitanti non esitarono ad un certo punto a compiere persino atti di cannibalismo, pur di nutrirsi.

La vittima prescelta veniva costretta a indossare una testa di mucca in modo che questo rendesse l’atto più animalesco e meno simile a un omicidio.

Il prescelto veniva poi fatto correre e braccato come una bestia selvaggia, fino a che non veniva ucciso e divorato dagli abitanti del villaggio.

Da questo deriverebbe la maledizione di Gozu o Testa di Mucca.

Leggenda giapponese – Bambola Okiku (Speciale di Halloween).

Presto sarà Halloween, festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: Bambola Okiku.

Nel lontano 1918, Eikichi Suzuki, un ragazzo di 17 anni, fece un viaggio a Sapporo, il capoluogo della regione più a nord del Giappone: l’Hokkaido e si ritrovò presto a girovagare tra le famose bancarelle e negozietti di Tanuki-Koji, mercato di strada che richiamava la folla da ogni angolo del paese.

Ekichi, molto affezionato alla sorellina minore di appena due anni, decise di portarle un regalo e le comprò una bella bambola vestita con il tradizionale kimono, con i capelli e gli occhi di un intenso nero corvino.

La piccola Okiku fu talmente felice del regalo ricevuto dal fratello che iniziò a giocare con la bambola ogni giorno, senza separarsene mai.

Purtroppo, Okiku era cagionevole di salute e morì poco dopo, alla tenera età di tre anni, per un problema polmonare.

La bambina, prima di morire, chiese ai genitori di essere sepolta assieme alla sua amata bambola per poter gioire della sua compagnia anche nell’aldilà e per trovare un piccolo conforto nella morte che l’attendeva.

Purtroppo ciò non avvenne e una volta cremata la piccola Okiku, la bambola fu messa sul suo altare vicino ai fiori e alle foto della bambina, accanto alle sue ceneri.

Poco tempo dopo la morte di Okiku, il fratello e i genitori si accorsero di un fatto bizzarro che li sconvolse: i capelli della bambola si erano allungati di qualche centimetro e la crescita non accennava a diminuire.

Questo avvenimento venne subito interpretato come un segno di possessione della bambola da parte della bambina.

Secondo i genitori di Okiku, infatti, lo spirito della bambina era rimasto legato al corpo della bambola che lei tanto amava e ora continuava ad abitarlo, causando così la straordinaria crescita dei capelli.

Nel 1938, la famiglia di Okiku si trasferì e decise di portare la bambola a cui avevano proprio dato il nome della figlia: Okiku, al tempio Mannenji, nella città di Iwamizawa, sempre nella regione dell’Hokkaido.

Ed è lì che la bambola si trova tutt’ora, custodita in una semplice scatola di legno.

Anche a distanza di decenni, la crescita anormala dei capelli non si è ancora arrestata.

Ovviamente, sono state eseguite diverse analisi scientifiche sui capelli della bambola, che sono risultati proprio analoghi a quelli di una bambina.

Tutt’oggi non esiste ancora una spiegazione scientifica soddisfacente e plausibile che sappia spiegare il fenomeno della bambola Okiku.

Leggenda giapponese – Teke Teke (Speciale di Halloween).

Halloween è una festa ricca di maschere, di zucche luminose e soprattutto di grandi spaventi.

Le serate di Halloween sono l’ideale per ritirare fuori vecchie leggende e storie spaventose magari tramandate da parenti e amici, racconti che vengono modificati di generazione in generazione ma che mantengono sempre lo stesso elemento comune: la paura.

Nei prossimi 6 giorni, cioè fino al 31 ottobre, ogni giorno verrà pubblicata una leggenda o una storia del terrore, in attesa del giorno di Halloween!

Attenzione! Il contenuto di questa leggenda potrebbe urtare la sensibilità di chi legge.

Questa storia di Halloween si intitola: Teke Teke o Kashima Reiko.

Questa leggenda è sicuramente una delle più conosciute e spaventose di tutto il Giappone.

La storia racconta di una giovane donna giapponese, una studentessa che cadde in mezzo alle rotaie e fu tranciata a metà, all’altezza del busto dal treno in corsa che non riuscì a fermarsi in tempo.

Le varianti e le diverse versioni dei fatti sono molte, ma quella più famosa narra che la ragazza stava aspettando il treno alla stazione assieme ai suoi compagni di scuola, in un caldo giorno d’estate.

I ragazzi decisero di giocarle uno scherzo e le misero una cicala sulla spalla.

Alla vista dell’insetto, la giovane si spaventò a tal punto che perse l’equilibrio e finì tra le ruote dello Shinkansen, il più famoso treno ad alta velocità del Giappone.

Impiegandoci molto prima di morire e soffrendo dolori atroci nel passaggio dalla vita alla morte, la ragazza divenne uno Onryo: uno spirito negativo in cerca di vendetta, secondo il folklore nipponico.

La descrizione di Teke Teke la vede trascinarsi sulle mani e sui gomiti e lo strisciare che fa il suo torso sul terreno provoca il suono che le dà il nome: Teke-Teke o talvolta, Bata-Bata.

Si dice che Teke-Teke incontri le sue vittime di notte, la maggior parte delle volte sono giovani maschi ancora frequentanti le scuole o bambini che hanno l’abitudine di giocare all’esterno fino all’ora del crepuscolo e se non si sarà abbastanza rapidi da sfuggirle, taglierà la vittima in due parti, destinandola alla sua stessa crudele sorte.

7 Consigli per capelli sani.

  1. Lo chignon troppo stretto, come anche la coda o la riga sempre da un lato, indeboliscono i capelli perché la trazione continua, ha un’azione negativa sulla salute del bulbo.
    L’ideale per il loro benessere è lasciarli il più possibile liberi di muoversi.
  2. Evitare (o almeno ridurre) le costrizioni, infatti elastici duri e troppo stretti o clips metalliche, spezzano e rovinano i capelli.
  3. I capelli sono geneticamente programmati per crescere fino a un certo punto, tale lunghezza è diversa da persona a persona. Quando il capello raggiunge una certa lunghezza comincia ad aprirsi, soprattutto sulle punte, dando alla chioma un aspetto opaco e disordinato.
    Eliminando le parti finali dei capelli, almeno una volta al mese, dando la classica ‘spuntatina’ si consente a quelli in crescita, quindi sani, di andare a comporre la parte finale della chioma, che risulterà folta e bella.
  4. L’ideale per i capelli sono le spazzole di crine e di legno.
    Evitare la plastica e il metallo, infatti le spazzole di questi materiali, possono spezzare i capelli oltre a renderli elettrici.
  5. Il doppio shampoo ai capelli non sempre è necessario, anzi spesso risulta sfibrante. Il bis serve solo in caso di capelli molto sporchi, ma comunque è sempre preferibile farne uno solo più accurato, per non stressare troppo il cuoio capelluto.
  6. Per la loro salute è ideale nutrire con una maschera specifica settimanale i capelli.
    Questa maschera è da scegliere in base alle esigenze specifiche del capello, con l’aiuto del proprio parrucchiere di fiducia: con ceramidi per capelli destrutturati, con pantenolo per quelli secchi, ricca di vitamine per capelli trattati e colorati.
  7. L’uso dell’acqua molto calda per lavare i capelli solitamente indebolisce il cuoio capelluto, quindi i capelli appaiono secchi e privati della loro luminosità. Invece l’acqua fredda o comunque tiepida fa molto bene alla salute dei capelli, perché ne sigilla le cuticole e li rende brillanti e morbidi.

Proverbi e detti popolari del mese di Febbraio.

  • Il gran freddo di Gennaio, il maltempo di Febbraio.
  • Febbraio umido, buona annata.
  • Febbraio, febbraiello, cortino e bugiardello.
  • Febbraio febbraietto, corto e maledetto.
  • Chi vuole un buon erbaio, semini in Febbraio.
  • Febbraio nevoso, estate gioioso.
  • La neve di febbraio è come lo strutto di Carnevale.
  • Chi vuol di vena un granajo, lo semini di febbraio.
  • Se di febbraio corrono i viottoli, empie di vino e olio tutti i ciottoli.
  • Se febbraio avesse tutti i giorni di gennaio, farebbe gelare il vino nelle botti.
  • Gennaio e febbraio mettiti il tabarro.
  • Se febbraio non febbreggia, marzo campeggia.
  • Se febbraio non isferra, marzo mal pensa.
  • Gennaio e febbraio, empie o vuota il granaio.
  • Febbraio asciutto erba per tutto.
  • L’acqua di febbraio riempie il granaio.
  • Se di febbraio tuona, l’annata sarà buona.
  • Febbraietto, scortica l’aglio e il capretto.
  • Febbraio febbraiolo, ogni uccello poso l’ovo.
  • Primavera di febbraio reca sempre qualche guaio.
  • L’acqua di febbraio è promessa per il granaio.
  • Febbraio viene colle tempeste e se ne va con il sole.
  • Chi vuol un bel pagliaio lo pianti di febbraio.
  • Febbraio nevoso, estate gioiosa.
  • Per la festa di S. Biagio (3 febbraio) il gran freddo ormai è passato.
  • Sant’Agata (5 febbraio), conduce la festa a casa.
  • Sant’Agata (5 febbraio), la merenda ritornata: si trovano di nuovo i funghi.
  • Per San Valentino (14 febbraio), primavera sta vicino.
  • Non si fa un buon carnevale, se non c’è la luna di febbraio.
  • Per San Valentino (14 febbraio), l’allodola fa il nidino.
  • A San Mattia (24 febbraio) la neve per la via.
  • Se nevica il dieci di febbraio, l’inverno si accorcia di quaranta giorni.